Oscar 2019: annata fiacca edition

Oscar 2019: annata fiacca edition

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Daje zio Oscar

Sembra che ci risiamo: la cerimonia più patinata di tutto l’anno è qui, fra grossi nomi e polemiche gli Oscars sono tornati. Ci sono alcune novità e tanti aspetti che non cambiano mai. Per prima cosa, la cerimonia sarà una delle pochissime nella storia degli Academy a NON avere un presentatore ufficiale, a cause delle polemiche riguardanti i tweet omofobi di Kevin Hart, che doveva essere appunto il conduttore designato. Tweet omofobi di nove anni fa. Cioè come se in Campania NON votassero felpino Salvini perché un paio di anni fa cantava “Vesuvio lavali col fuoco” (ogni riferimento alle elezioni odierne è voluto). Come se la memoria davvero fosse utile. Gli americani sono proprio matti, eh.

L’altra novità è che non ci sarà una categoria dedicata al film più popolare per giudizio popolare e di botteghino, come inizialmente annunciato. Niente televoto per gli Oscars, niente democrazia diretta; la cultura è in mano alle elites anche in una democrazia millenaria come quella degli Stati Uniti. Per fortuna possono sempre imparare da noi, partendo dai punti di contatto che abbiamo. Ad esempio, la voglia di costruire muri nei confronti dei poveri cristi o la campagna elettorale dei governi di entrambi i paesi finanziata da Putin e giocata tutta sui social.

Ciò che non cambia mai, invece, è l’attitudine politica degli Academy, con la consueta, ostentata, eccessiva ossessione per minoranze etniche e problemi sociali. Quest’anno abbiamo un vero mattatore nella categoria “politically correct” (oh, consiglio mio: facciamola ‘sta categoria e togliamoci il pensiero!): Freddy Mercury (protagonista del biopic Bohemian Rapsody), il quale riesce a raccogliere nel suo personaggio minoranze etniche, sessuali e malattia terminale. E in più canta pure. Eppure. Eppure, non vedo da nessuna parte Sorry to bother you, per esempio. Per quale ragione? Perché oltre ad essere realmente “black” è anche una satira spietata del capitalismo e della società americana contemporanea? How weird.

Per il resto, annata piuttosto fiacca. Film mediocri in posizioni di rilievo, attori mediocri osannati (Leo, quasi mi manchi) e Roma che si candida sia come Miglior Film che come Miglior Film in lingua straniera. Istituiamo anche la categoria Miglior Tappabuchi e vince pure quello.

Ma noi non ci facciamo certo intimorire da queste quisquilie e ci dedichiamo con il solito zelo ai nostri pronostici. E come ogni anno, scommettiamo una birra sulla loro correttezza.

SONO ANNI CHE MI DOVETE BIRRE PER LE MIE PREVISIONI AZZECCATE, CRIBBIO.

SIGLAAAAA

Miglior film

Ci sono due film sopravvalutati, tre film discreti, due film stupendi e un film Marvel. E no, non è l’inizio di una barzelletta.

Bohemian Rhapsody è un film piuttosto brutto con un buon attore e delle ottime musiche (non mi dire). Vale la pena vederlo solo per Rami Malek, che porta il film a un globale 6 politico. Regia non pervenuta; dialoghi imbarazzanti; script pieno di buchi e pure di errori storici, come ad esempio il fatto che Mercury non sapesse di avere l’HIV per il Live Aid o il fatto che tutti i componenti avevano già fatto un album solista prima di Freddy. Evidentemente lo sceneggiatore non conosce Wikipedia, altrimenti non si spiega.

A Star is Born è un monumento poco riuscito all’ego di Bradley Cooper. L’unica cosa davvero interessante del film è scoprire che Lady Gaga sa anche recitare (sono umanamente molto contento per la sua candidatura), senza che però il suo viso da schiaffi si addica granché al personaggio che le hanno scritto. Peccato. Shallow è una canzone della madonna, comunque.

Green Book è un buon film americano, ma non riesce ad andare oltre a questo. Una storia vera, molto americana, bella da raccontare e da vedere, che si allinea alla tradizione dei road movies in cui una coppia male assortita scopre durante un viaggio di essere più simile del previsto e, infine, nasce l’amicizia. Con un pizzico di problematica razziale che non guasta mai, che lo rende un crossover fra A Spasso con Daisy e Quasi Amici. Carino, piacevole, non memorabile.

Ugualmente Vice e BlacKkKlansman sono buoni film senza risultare eccellenti. Il primo è sorretto da un ottimo script, un bellissimo montaggio ed un grande cast e racconta passaggi fondamentali della storia americana recente. Non è facile immaginarsi cosa sia davvero successo nelle stanze dei bottoni all’indomani dell’11 settembre e tutto ciò che quelle ore fatidiche hanno comportato per il mondo. Una tematica così complessa viene gestita con ironia, senza mai perdere di vista la gravità dei fatti. Ammirevole anche l’interpretazione degli attori. Per quanto riguarda BlacKkKlansman, non stiamo parlando certo del miglior film di Spike Lee, ma rimane ugualmente un ottimo film capace di inserire nella sceneggiatura e nei dialoghi riferimenti costanti alla politica attuale e a Trump, seminando quello che poi matura nella sequenza finale (forse la più bella di tutto il film). Entrambi ottime prove, ma non basta.

Black Panther. Che dire? Bisognava dare il contentino alla più grande produttrice di intrattenimento del mondo (Marvel/Disney) ed insieme candidare un film recitato per la maggior parte da attori di colore? Direi che entrambe queste ragioni reggono poco. Non sono contrario alla candidatura di un film Marvel, quando merita. E quest’anno sarebbe stato più ragionevole e meritevole premiare Infinity War, che rappresenta il culmine di un progetto durato oltre dieci anni, piuttosto che Black Panther, che di questo progetto rappresenta solo un episodio. Ugualmente, Spike Lee o Sorry to Bother You rappresentano la cultura black molto di più del film candidato. Mistero.

Veniamo finalmente ai piatti forti della giornata: stiamo parlando, ovviamente di The Favourite e Roma. Sono entrambi due film di rara bellezza, che spiccano notevolmente sugli altri candidati, per regia, fotografia, e per le capacità degli attori. The Favourite è uno dei migliori film degli ultimi anni, capace di far ridere sulle vicende politiche ed amorose della corte della regina Anna, dove sesso e potere si mescolano in una vicenda tutta al femminile. Ugualmente femminile è Roma, racconti di storia personale e Storia di un paese, retto tutto sulle spalle di due ottime attrici. Gli uomini scappano, sono fedifraghi e non vengono neppure inquadrati per intero (vedi il padre di famiglia). Solo le donne hanno questa dignità.

Chi vincerà: The Favourite o Roma, dai su non prendiamoci in giro

Chi vorrei vincesse: The Favourite o Roma. Se volessi puntare, direi The Favourite.

Grande cinema
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Miglior Regia

In questa categoria sono presenti ottimi registi, tutti quanti. Ma nuovamente due si staccano di misura dagli altri, rendendo di fatto la corsa a due. Stiamo parlando, di nuovo, di Yorgos Lanthimos per The Favourite e Alfonso Cuarón per Roma. Adam McKay, Spike Lee e Paweł Pawlikowski fanno un ottimo lavoro, ma non si avvicinano. Niente altro da dire a riguardo.

Chi vincerà: Yorgos Lanthimos o Alfonso Cuarón

Chi vorrei vincesse: Yorgos Lanthimos o Alfonso Cuarón, con una lievissima tendenza verso Cuarón

 

Miglior Attore Protagonista

Telefonatissima la vittoria di Rami Malek. Dai, su, diamogli sto premio e togliamoci il pensiero. Peccato, perché Willem Defoe fa uno splendido ritratto di Van Gogh, ed anche Viggo Mortensen, per il suo italoamericano doc Vallelonga, ma non credo ci saranno grosse sorprese a riguardo.

Chi vincerà: Rami Malek

Chi vorrei vincesse: Willem Defoe, se lo meriterebbe anche solo per la sua carriera

 

Miglior Attrice Protagonista

Corsa a due fra Olivia Colman e Glenn Close, entrambe fresche di Golden Globe, entrambe ottime attrici. Ma la Regina interpretata dalla Colman è un personaggio così bello, sfaccettato ed umano nelle sue debolezze, che non premiarlo sarebbe un insulto. Sono molto contento per la candidatura a Lady Gaga, che non vincerà, ma ha sorpreso tutti con doti attoriali nascoste (al netto di un personaggio che le calza solo a metà).

Chi vincerà: Glenn Close o Olivia Colman

Chi vorrei vincesse: Olivia Colman ed i suoi coniglietti.

You look like a badger (cit)
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Miglior Attore Non Protagonista

Come ogni anno, fra le categorie più difficile da predire perché rientrano nei premi “contentini & politica”. Come ogni anno, i candidati sono cinque ottimi attori che interpretano cinque ottimi personaggi. Pronostico difficilissimo. Il mio cuore batte per Sam Rockwell con il suo Bush tutto di sottrazione e di espressione, ma probabilmente verrà premiato Mahershala Ali.

Chi vincerà: Mahershala Ali, ma il pronostico è davvero difficile

Chi vorrei vincesse: Sam Rockwell

 

Miglior Attrice non Protagonista

Nonostante il mio amore decennale per Amy Adams, la corsa si restringe ad un testa a testa fra Emma Stone e Rachel Weisz, per The Favourite. Ed è giusto così. Mi farebbe molto piacere vedere premiata Marina de Tavira, ma purtroppo quest’anno viene schiacciata fra le due donne di corte più belle di sempre.

Chi vincerà: Emma Stone o Rachel Weisz

Chi vorrei vincesse: Rachel Weisz o Marina de Tavira

 

Miglior Sceneggiatura Originale

Dovrebbe vincere Vice, perché la sceneggiatura ed il montaggio sono le due forze che sorreggono l’intero film. Si tratta, però, di un testo controverso e politicamente non corretto, quindi potrebbe non essere scelto per questo. Il fatto che Green Book sia sceneggiato dal figlio di Vallelonga sono sicuro che piacerà ai giudici, per quel senso di nostalgia e legacy che comporta.

Chi vincerà: Green Book o Vice

Chi vorrei vincesse: Vice o The Favourite (ma non può vincere tutto tutto)

 

Miglior Sceneggiatura non originale

I Coen non sbagliano un colpo, per quanto mi riguarda, e The Ballad of Buster Scruggs ha uno script pazzesco. L’unico con cui potrebbe rivaleggiare è BlacKkKlansman di Spike Lee. A meno che non vogliano dare il contentino a A Star is Born, ma sinceramente non credo e ovviamente non se lo merita.

Chi vincerà: The Ballad of Buster Scruggs o BlacKkKlansman

Chi vorrei vincesse: The Ballad of Buster Scruggs (dai su, c’è pure Tom Waits che canta scavando in cerca d’oro!)

 

Miglior film d’animazione

Dovrebbe vincere Spider-Man: Into the Spider-Verse, semplicemente perché è una boccata d’aria fresca nel mondo supereroistico (Black Panther, mi leggi?) ed il miglior film su Spider Man di sempre. Non sono convinto, però, che vincerà. E Ralph Spacca l’Internet è pronto a prendersi tutto: mamma Disney lo vuole. Non possiamo dire di no a mamma Disney.

Chi vincerà: Ralph Spacca l’Internet

Chi vorrei vincesse: Spider-Man: Into the Spider-Verse

Into the Oscarsverse
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Miglior Film in Lingua Straniera

La seconda candidatura di Roma. Ovviamente il migliore della cinquina, ma anche Shoplifters del giapponese Hirokazu Kore-eda è un ottimo film. Chissà.

Chi vincerà: Roma o Shoplifters

Chi vorrei vincesse: Roma, se non ha già vinto altrove; oppure Shoplifters

 

Miglior canzone originale

Facile, vince “Shallow”. Ed è giusto così, è una canzone pazzesca, orecchiabile, cantata bene, già un tormentone prima della fine del film. Ma impazzirei se vincesse “When a Cowboy Trades His Spurs for Wings” tratta da The Ballad of Buster Scruggs.

Chi vincerà: Shallow

Chi vorrei vincesse: When a Cowboy Trades His Spurs for Wings o Shallow

 

Miglior Fotografia

Di nuovo, corsa a due fra The Favourite e Roma. La vera domanda è: cosa ci fa qui A Star is Born?

Chi vincerà: sempre loro

Chi vorrei vincesse: pure

 

E ora, preparate snack e birre. Inizia la maratona!

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