Lo haiku è un componimento senza titolo nato in Giappone nel XVII secolo. È composto da tre versi per complessive diciassette more (o sillabe) secondo lo schema 5/7/5.
La forza di questa poesia risiede nella capacità di concentrare in poche righe l’essenza più profonda di un’emozione, di un’atmosfera, di un istante.
È l’arte del togliere, non dell’aggiungere, dove poche parole aprono lo spazio all’intuizione e all’emozione.
SALT aveva già avuto modo di parlare di haiku e del sussurro dell’anima che richiama, delle immagini che evoca.
Ma qui andiamo oltre, pubblicando due inediti di una amica e poetessa italiana.
Floriana Porta – poetessa, pittrice e fotografa – incarna l’essenza della poesia zen attraverso la sua capacità di catturare l’immediatezza e la profondità dell’istante.
Le sue parole si trasformano in gocce d’acqua, riflettendo la fluidità della vita e l’importanza di vivere nel momento presente. Come l’acqua, che fluisce e si adatta, i suoi haiku invitano alla meditazione, a fermarsi e ad osservare il mondo con occhi nuovi.
La meditazione, in questo contesto, diventa un atto di ascolto e di contemplazione, un modo per connettersi con l’energia vitale che permea ogni cosa.
La poesia di Floriana Porta ci invita a lasciarci andare, a fluire come l’acqua, abbracciando il presente e trovando la bellezza nell’effimero. In questo modo, lo haiku diventa non solo una forma d’arte, ma una pratica zen che ci riconnette alla nostra essenza più intima e profonda.
Ecco i suoi componimenti.

