Oscars 2021: politica, pandemia e occasioni perse

Oscars 2021: politica, pandemia e occasioni perse

Gli Oscar su zoom

Sembra quasi che il mio incipit sia ogni anno lo stesso, ma certe cose non cambiano mai: i premi Oscars sono fra gli eventi più importanti del panorama cinematografico e forse i più influenzati dalla politica locale americana e, più in generale, dalle vicende sociopolitiche americane. Potremmo dire che gli Academy Awards sono un termometro della società americana, filtrato attraverso la cultura (mainstream) cinematografica.

E quest’anno non fa differenze.

Sicuramente la pandemia ha avuto una influenza importante nella data (posticipata di circa due mesi) e nella selezione: i criteri di ammissione, infatti, sono stati molto allentati (basta che il film sia passato per un drive-in in una delle maggiori città americane o che si sia dimostrato che “ci fosse l’intenzione di farlo uscire al cinema!”), a favore dei film usciti nei vari servizi di streaming, che quest’anno sono i veri protagonisti della cerimonia.

Ugualmente, l’anno del Black Lives Matter, della vittoria di Biden e della sconfitta di Trump si è specchiato nella scelta dei film con parecchi film in gara incentrati sulla “controcultura” (The Trial of the Chicago 7) e sui movimenti black degli anni 60-70 (Black Panthers, in Judas and the Black Messiah, Malcom X in One night in Miami). Fra le note positive di quest’edizione, inoltre, abbiamo ben DUE donne candidate come migliori registe (Emerald Fennell e Chloé Zhao), che per gli Academy è un evento quasi sensazionale!

Eppure.

Io che me ne vado dopo aver letto le candidature

Eppure forse si poteva fare di più. Nell’anno in cui le grandi produzioni sono state azzoppate (tanto che ci sono candidati ben due film tratti da pièce teatrali con tutti i difetti dei film tratti dal teatro), si poteva pensare di promuovere e favorire le piccole produzioni indipendenti. Ne abbiamo già parlato nella nostra newsletter (siete iscritti, vero? Altrimenti fatelo. Subito.): la pandemia poteva esser l’occasione per rilanciare il piccolo cinema, le produzioni indipendenti e meno note. E, a quanto pare, non lo è stato (o non lo è stato abbastanza). Non prendiamoci in giro: Nomadland, che noi abbiamo amato, non è più “indie”! La regista Chloé Zhao ha già accettato di dirigere il prossimo film della Marvel e Nomadland è stato distribuito in streaming da Disney+/Star. Un film indipendente nelle origini e nelle idee, ma che al netto del giorno della cerimonia è, a tutti gli effetti, ormai mainstream (intendiamoci, questo non leva un briciolo di bravura alla Zhao né di bellezza al film). Discorso analogo per Sound of Metal, distribuito da Amazon Prime.

Penso, al contrario, ai tanti film “snobbati”, proprio perché indipendenti anche nella distribuzione, che tuttavia avrebbero meritato un posto forse anche di più di quelli poi effettivamente candidati. Giusto per citarne qualcuno, The Vast of Night (pur distribuito da Prime), che avrebbe fatto bella figura almeno nelle categorie tecniche di montaggio e sonoro; Shirley con Elizabeth Moss che avrebbe dovuto ricevere la candidatura come attrice (ma pure per The Invisibile Man, volendo!); e ovviamente Never Rarely Sometimes Always, che non solo non compare da nessuna parte, ma ha ricevuto anche fortissime critiche da membri del board degli Academy (ovviamente bianchi, di mezza età e non proprio indimenticabili sul piano artistico: se vi siete persi la discussione, leggete qua) perché tratta un tema tabù come l’aborto.

Si poteva fare di più, insomma, imho. Almeno in questa annata dove sarebbe stato bello che davvero si sostenessero i piccoli e non sempre i soliti giganti!

 

PS: dove cazzo avete nascosto Spike Lee e i suoi Da 5 bloods?? Ma davvero ha solo una candidatura minore? Ma stiamo scherzando?

 

Ok, spataffione finito: iniziamo con i nostri pronostici!

 

Una luce nel buio di questi Oscar!

Miglior film

Un film stacca gli altri di una spanna per bellezza narrativa e compositiva: stiamo parlando di Nomadland. La cinematografia di Chloé Zhao è molto riconoscibile e bellissima, sia in termini formali che emotivi. La sua assenza di giudizio ed il suo focalizzarsi sull’interazione umana, piuttosto che sui problemi pratici ed economici, rende Nomadland un film veramente bello. E l’utilizzo di attori veri mescolati a veri nomadi è stupefacente nella sua riuscita.

Vincerà? Probabile, ma non sicuro. Sound of Metal, Minari e The Father non pongono un reale problema: sono bei film, ma di caratura molto inferiore. Rimangono però in gara i film apertamente politici, come Judas and the Black Messiah, The Trial of the Chicago 7, ma anche Mank (bello ma soprattutto carico di istanze politiche soprattutto per gli americani) e Promising Young Woman. Quest’ultimo, nonostante una splendida Carey Mulligan e un script inizialmente molto forte, si perde in un finale troppo da “hustle movie” e piuttosto prevedibile, nonostante la buona gestione del climax emotivo. Mank è un affresco poderoso di una figura e di un momento storico, ma dimentica totalmente l’aspetto emozionale: risulta un film freddo, bello, ma non davvero godibile (soprattutto per noi europei a cui degli aspetti politici un po’ fregacazzi). Tuttavia, i votanti potrebbero per esempio scegliere Mank, proprio per la ricostruzione di questa vecchia Hollywood ormai andata, con tutti i suoi lati positivi e negativi. O The Trial of the Chicago 7 per l’aspetto più dichiaratamente politico.

Se proprio devo immaginare uno scenario alternativo, forse The Trial of the Chicago 7 è il migliore, quello più bilanciato, con una sceneggiatura ed una regia ottime ed un cast in perfetta forma. Rimango dell’idea che Nomadland rimanga una spanna sopra gli altri, ma si tratta di bei film e non rimarrei completamente scontento se si prediligesse la politica all’arte.

Chi vincerà: Nomadland, dai. Ma mi aspetto un ribaltone finale di Mank o The Trial of the Chicago 7

Chi vorrei vincesse: Nomadland, ormai si è capito

 

Miglior regia

Gara a due fra David Fincher e Chloé Zhao. Thomas Vinterberg è sicuramente uno dei maggiori registi europei degli ultimi anni, ma Druk non pare all’altezza degli altri due (né forse all’altezza di altri precedenti di Vinterberg!).

Chi vincerà? Difficile dirlo. Fincher mette in piedi una regia tanto perfetta quanto poco emozionale, un affresco bello e potente, ma che rimane molto poco (chi assaggia i vini direbbe che ha poca persistenza); rimane Gary Oldman strepitoso come sempre e questo bianco e nero lucidissimo e perfetto. Pure troppo.

Chloé Zhao, al contrario, predilige un approccio di apposizione e sovrapposizioni situazionali ed emotive: se anche si perde il flusso della storia, nella sua sostanziale circolarità, non posso non rimanere attaccati gli sguardi dei personaggi, ancor più delle loro parole, e le loro connessioni sullo sfondo di un’America mai così bella e difficile da vivere.

Chi vincerà: Chloé Zhao o David Fincher

Chi vorrei vincesse: Chloé Zhao

Diamoglielo un cazzo di Oscar!

 

Miglior attore protagonista

Purtroppo non c’è storia, vincerà Chadwick Boseman: perché è molto bravo e perché se ne è andato prematuramente. Dico purtroppo semplicemente perché Gary Oldman è strepitoso (come sempre) e forse avrebbe meritato di più. Anthony Hopkins è bravo qualunque cosa faccia (di cosa stiamo parlando??), ma The Father è davvero un film minore e non indimenticabile.

Chi vincerà: Chadwick Boseman e va bene così

Chi vorrei vincesse: Chadwick Boseman o Gary Oldman

 

Miglior attrice protagonista

Difficilissimo pronostico, forse il più complesso. Perché stiamo parlando di una cinquina davvero di altissimo livello! Mi sentirei forse di togliere Vanessa Kirby (bravissima, sì, ma pure in un ruolo di una pesantezza notevole) e Carey Mulligan, che pure a questo giro forse fa una delle interpretazioni migliori della sua carriera, con repentini cambiamenti di emozioni, capace di passare dalla rabbia alla paura in pochissimi istanti. Tiferei per lei, ma non credo vincerà.

Sulle altre tre, sbilanciarsi è davvero difficile. Per me il sorriso sghembo di Frances McDormand dovrebbe vincere, ma sia Viola Davis che Andra Day sono molto brave nei loro ruoli (che per di più hanno anche un appeal politico e sociale non banale)

Chi vincerà: Viola Davis o Andra Day

Chi vorrei vincesse: Frances McDormand o Carey Mulligan

  

Miglior attore non protagonista

Senza dubbio il premio dovrebbe andare a Sacha Baron Cohen per il suo ruolo in The Trial of the Chicago 7. Ma potrebbero davvero far vincere un matto come lui che si traveste da Borat per mettere in imbarazzo i politici e la società americana? Difficile.

Chi vincerà: Leslie Odom jr o Paul Raci

Chi vorrei vincesse: Sacha Baron Cohen

Cosa cazzo guardate? Premiatemi e basta.

Miglior attrice non protagonista

Come sempre, fra i più difficili da prevedere. Io darei il mio voto a Maria Bakalova, la miglior spalla che Borat potesse avere, capace pure di mettersi “nei guai” con Rudy Giuliani. Ma vale il discorso sopra: daranno mai davvero il premio ad una figura così poco allineata? Non credo.

Quindi, la corsa si riduce a due: le due nonne in gara (nonne come personaggi, intendo), due ruoli adorabili, molto divertenti ed al contempo profondi: Glenn Close e Yoon Yeo-jeong.

Chi vincerà: Glenn Close o Yoon Yeo-jeong

Chi vorrei vincesse: Maria Bakalova

 

Miglior sceneggiatura orginale

Dove cazzo è Charlie Kaufman e il suo I’m thinking of ending things? No, davvero, forse lo sceneggiatore migliore e meno premiato di tutta Hollywood!

Fra i candidati in gara, il mio voto va a The Trial of the Chicago 7 con eventualmente una riserva su Judas and the Black Messiah.

Chi vincerà: The Trial of the Chicago 7

Chi vorrei vincesse: The Trial of the Chicago 7

 

 Miglior sceneggiatura non originale

Non credo che, questa volta, Nomadland abbia reali possibilità (anche perché la sceneggiatura sembra a tratti non esserci proprio). Né credo daranno mai il premo a Borat.

Cosa rimane? One Night in Miami…

Chi vincerà: One Night in Miami…

Chi vorrei vincesse: ovviamente Borat

 

Miglior film internazionale

Grande assente, Undine, film Tedesco dello scorso anno e fra i film più belli ed interessanti dell’anno. Davvero, come mai non è nella lista? Ma checcazzo vi siete guardati lo scorso anno?

Boh, non so. Vince Druk, ma Undine lo avrebbe surclassato.

Undine che vi giudica mentre date il premio a qualcun altro

 

Miglior film d’animazione

MAI scommettere contro la Pixar! Ho amato Wolfwalkers, ma vincerà Soul. Va anche bene così, per la profondità e per aver dimostrato quanto può essere maturo un film d’animazione.

 

Miglior fotografia

Gara a due serrata fra Nomadland e Mank. Io voto per il primo, ma pure il secondo non mi dispiace e non avrei nulla da ridire.

Miglior montaggio

The Trial of the Chicago 7 per la complessità della storia, per i dialoghi ed il continuo rimando fra presente e flashback. Senza se e senza ma.

Miglior sonoro

Non c’è storia, vince Sound of Metal. L’unica alternativa potrebbe essere Greyhound, ma Sound of Metal è tutto incentrato sul sonoro e mi aspetto vincerà senza grossi problemi.

Migliori effetti speciali

E diamolo il contentino a Nolan per il suo Tenet! In fin dei conti il boomerang di IG lo usa veramente bene….

Miglior colonna sonora

Dovrebbe vincerla Da 5 Bloods, ma mi aspetto non vinca manco questa. Vi sta proprio sul cazzo Spike Lee, eh?

 

Negli altri premi ci sono candidati italiani e non mi esprimo. Dico solo che vorrei tantissimo che come miglior canzone vincesse Husavik. Perché talmente a caso che sì, sarebbe bellissimo. (Perdonami, Laura)

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