Siamo stati a un concerto in Islanda su Zoom

Siamo stati a un concerto in Islanda su Zoom

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Airbnb ha lanciato le online experiences

Hanna Mia music
Ph. Credits: Patrik Ontkovic

Sono le 20:00 in punto, mi verso un calice di vino rosso.

Davvero esisteva un mondo prima di Zoom? Fatico a ricordarlo.

In pochi secondi veniamo catapultati a Reykjavík. In Islanda è ancora giorno.

Ci colleghiamo da tre continenti: un ragazzo da Londra, un altro da New York, una coppia da Dubai, un’altra da Zurigo, io e Gabriele dall’Italia, rispettivamente Milano e Roma. Se non l’avessimo dichiarata al minuto due come in ogni buona seduta tra alcolisti anonimi, avrei potuto indovinare la nazionalità di ogni partecipante in base al cocktail scelto per gustarsi il concerto: vino agli italiani, whiskey agli inglesi, cocktail a base di gin non meglio identificato ai Dubai (ok questa era difficile). Talvolta dimentico quanto siano rasserenanti gli stereotipi.

Hanna Mia (in arte Mill) è la padrona di casa di questa Airbnb online experience, il suo sorriso illumina la stanza virtuale. Lei è un’artista, mezza islandese e mezza svedese. La prima metà le impedisce di arrivare in orario e le trasmette creatività – ci racconta – mentre la seconda le consente di avere disciplina nella vita e nella musica.
Ci racconta che la sua casa è completamente in legno, con i tetti così spioventi che la precedente proprietaria – la sua insegnante di piano – ha dovuto venderla perché il marito alto due metri non ne poteva più di fare la doccia ricurvo. Ah, la meraviglia di sfiorare il metro e sessanta.

Invece di suonare per noi, in un mondo felice senza COVID, Hanna doveva essere a Londra, al concerto di Bon Iver. Waaa. Senza rendermene conto inizio a sproloquiare aneddoti entusiasti su quando l’ho sentito a Verona l’estate corsa e temo di aver dimenticato per un momento che non gliene fregasse una cippa a nessuno.

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Ora immaginatevi un Paese come l’Islanda: 360.000 abitanti, 3 milioni di turisti nel 2019.
Riuscite a figurarvelo? Io quando ci penso vedo paesaggi naturali magnifici, costellati da persone dai k-way fosforescenti che si sparano selfie sui vulcani. Oh sì, la mia è pura invidia.
Ebbene, ora immaginatevi l’Islanda nel 2020. Strade vuote, natura selvaggia e straordinaria, sparuti k-way e brandelli di squalo che fermentano per trasformarsi in uno dei piatti tradizionali del Paese.(citofonare Mill per il racconto).

Hanna Mia prende la chitarra, ci guarda e mette giustamente il muto a tutti i nostri microfoni su Zoom.
Sorrido, non ci avevo pensato! Chissà come sarebbe poter ammutolire il pubblico ai concerti. Sarebbe ancora un concerto? E se non lo fosse significherebbe che il brusio del pubblico è parte della musica? Mi arrovello.

La sua prima canzone è in islandese e Hanna ci racconta che è dedicata alla madre: “I’ll paint all the mountains for you” – traduce. Mi rendo conto di non capire nemmeno una parola in Islandese (non che mi abbia sorpreso la notizia) ma è così bello abbandonarsi al ritmo che mi ritrovo a canticchiare il ritornello con parole inventate, realizzando di non aver praticamente fatto altro fino a 12 anni con l’intero repertorio delle Spice Girls. La madre di Hanna era una film maker, ma anche una giornalista e una guida turistica, e aveva imparato a fare quel mestiere a sua volta dalla propria madre, che in realtà era una dentista/ortodontista – la prima tra le donne islandesi! – ma faceva, appunto, anche la guida. Sì, so cosa state pensando, ma sono abbastanza sicura di averle sentito dire esattamente questo.
“In molti Paesi scegli un progetto e fai quello tutta la vita – ci spiega – ma in Islanda provi tante cose diverse. Così mia madre ha fatto un po’ di tutto”.

Ah.

Scopro che esistono lettere in Islandese che assomigliano a geroglifici. O viceversa, non ne sono sicura. Fatto sta che uno di questi è “Æ” ed io non ci posso credere. E’ la seconda volta in due giorni che leggo questo simbolo: durante un concerto islandese su Zoom e nello spelling del nome del sesto figlio di Elon Musk (X Æ A-12, ciao a te!). Sto ancora cercando di metabolizzare la coincidenza. Non mi astengo dal farlo notare. La cosa più bella è che con questi perfetti sconosciuti c’è già una forma di alchimia che ruota intorno al potere magnetico della chitarra e della voce di Hanna. Ti senti libero di buttarti nella conversazione senza timidezza. L’impaccio iniziale è un lontano ricordo.

Hanna Mia ha vissuto 5 anni a Berlino. E la sua seconda canzone è dedicata a questa città, si chiama Calling rivers ed è rivolta alla sua vitalità, alle sue good vibes, alle birrette sul fiume, all’estate quando sta per arrivare a Berlino e diosolosa quanto vorremmo riprovare quelle sensazioni, chiudendo gli occhi, in salotto. Ci racconta che è la canzone numero 52 del suo progetto di quel periodo: scrivere un testo al giorno per un anno intero. Chapeau.




Perché tutti gli Islandesi sono così bravi a suonare? Chiede la ragazza Svizzera.

“Non conosco nessuno che non sia stato in una band o non suoni tuttora per hobby” ci spiega Hanna. Sembra che in Islanda sia quasi una tradizione vivere di progetti, stimolare la propria creatività fin da piccoli, suonare strumenti, dipingere, coltivare quel lato artistico così spesso trascurato.
Certo, i 424820 mesi di gelo e buio cui sono costretti ogni anno potrebbero aiutare, eh.
Suppongo.

Hanna ci suona altre due canzoni – tra cui una versione unplugged della canzone che tutti gli islandesi cantano quando sono ubriachi, she claims – e poi così, all’improvviso, semina il panico con una domanda: “Qual è l’artista o la band che scegliereste se foste costretti ad ascoltare solo quello per il resto della vostra vita?”
Jesus. Io volevo solo farmi un aperitivo in Islanda.
Penso.
Penso.
Penso.
Nel frattempo, vengono nominati Bon Iver, i Sigur Rós, Bjork, Of Monsters and Men, Nina Simone.
Per fortuna, Gabriele non parla, ma ci guardiamo cercando di non scoppiare a ridere: sappiamo bene cos’avrebbe risposto. Ciao Laura! Posso vedere nei suoi occhi che si illuminano scorrere il solito pensiero: “mmmh, nuove masse da catechizzare ai miei gusti (?) musicali”.
E poi, l’illuminazione: i The National sono la mia risposta.

Hanna Mia Iceland
Hanna Mia | Singer – songwriter | Ph. Alexander Malecki

Facciamo un ultimo brindisi tutti insieme, ognuno nella sua lingua, ognuno con la propria gradazione alcolica. E’ un venerdì sera diverso, verrebbe quasi da dire “felice”.
Io e Gabri siamo riusciti a uscire insieme anche se i DPCM ce lo impediscono da mesi.

Hanna Mia è un’artista di talento e una storyteller fenomenale: non vedo l’ora di poterla ascoltare live in qualunque parte d’Europa sarà possibile.

Nel frattempo, vi consiglio di vivervi questa esperienza o di regalarla a qualcuno a voi caro: Concert in Iceland

E di ascoltare Mill qui:

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