Perché abbiamo bisogno di Kurt Cobain e dei Nirvana

Perché abbiamo bisogno di Kurt Cobain e dei Nirvana

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“È chiaro che dovrei sbrigarmi a morire. Non c’è posto per me a questo mondo. Nessuno sa amare. Nessuno ama. Questo è il lato oscuro dell’amore. E non sopporto la disperazione, proprio come non posso respirare quando non c’è aria. […] La vita non è abbastanza. Allora cosa voglio?” | Un mondo battuto dal vento. I diari di Jack Kerouac 1947-1954

Ci sono persone fatte così, che aspirano solo alla bellezza e all’assoluto con una tale forza che può condurle alla rovina, se non imparano a domare quel fuoco, che brucia dentro e rende insopportabile questo mondo, spesso ipocrita, banale, piatto, avido e volgare. I Nirvana e soprattutto Kurt Cobain erano tra queste persone.

I Nirvana sono stati l’ultima band di successo ad aver portato questo sentire alle soglie degli anni 2000. Poi ci siamo un po’ tutti abituati allo status quo, alla finzione e all’inganno, alla tv, ai social, ai personaggi, alla volgarità, allo spettacolo e nulla è più stato lo stesso.

Basta ascoltare una qualsiasi loro intervista negli anni ’90 per capire che dietro alla loro musica, dietro al così detto grunge e alla storia personale di Kurt Cobain non c’era nessun trucco e nessun inganno, nessuna finzione: solo ingenuità in tutta la sua atroce bellezza.

Ain’T goT no how waTchamacalliT

Se è vero che Kurt ha dedicato tutta la sua vita a trovare il modo giusto per unire insieme i sound diversi che gli piacevano, con molta probabilità non ha però mai pensato davvero a cosa dire, lo ha detto e basta.

Non ha costruito un personaggio per raccontare o nascondere i suoi demoni, ci ha vissuto come ha potuto. Ne era consapevole e ne soffriva. Nel 1992 scriveva così nel suo diario: “Mi vedono emaciato, itterico, zombesco, maligno, drogato, tossico, causa persa, sull’orlo della morte, autodistruttivo, porco egoista, perdente che si buca dietro il palco pochi secondi prima del concerto”

Ma chi lo conosce, sa bene che prima di ogni definizione e sopra ogni cosa è stato un uomo sincero. Sincero nelle cose buone come negli errori, nei dolori, nella confusione e nella sua fragilità. Sincero nel bene e nel male, nella dolcezza come nella miseria più brutta dell’animo umano.

Kurt Cobain

I Nirvana e tutta la loro musica ruotavano attorno al suo sentire, incluse le manie suicide mai nascoste, le sofferenze vissute durante l’adolescenza e i demoni che si portava dentro il cuore.

Era una emarginazione” scrive Cross nel suo Heavier Than Heaven, “che non sarebbe mai riuscito a levarsi di dosso assieme alle sue precedenti ferite psichiche, l’esperienza dell’esclusione sarebbe stata un’esperienza a cui sarebbe tornato più volte con la mente, incapace di liberarsi da quel trauma. Sarebbe rimasta subito sotto superficie, un dolore che avrebbe ammantato il resto della sua esistenza con il terrore della scarsità. Per lui non ci sarebbero mai stati abbastanza soldi, abbastanza attenzioni e, soprattutto, abbastanza amore, perché sapeva bene come facevano presto a sparire”.

Così invece lo ricordava Dave Reed, l’uomo con la cui famiglia aveva vissuto da ragazzo, quando vagava di casa in casa: “aveva abbastanza disperazione per essere se stesso, ma non il coraggio. Una volta che ci arrivi non puoi sbagliare. Non puoi commettere errori se la gente ti ama perché sei te stesso. Invece nel caso di Kurt non importava che gli altri l’amassero, perché lui non si amava abbastanza.”

Insomma, eterno emarginato e poi eroinomane, sposato con “la strega” Courtney Love, l’unica in grado di litigare con tutti, far scappare gente come Marylin Manson e Trent Reznor e farsi odiare da chiunque. Così circondato da quest’aura da maledetto, si potrebbe essere tentati di archiviarlo come un matto, ma qualsiasi cosa si possa dire di lui, Kurt era sicuramente anche molto di più.

“Non leggere il mio diario quando non ci sono. OK, adesso vado a lavorare. Quando ti svegli stamattina, leggi pure il mio diario. Fruga tra le mie cose e scopri come sono” 

Kurt Cobain
foto delle nozze di Kurt e Courtney a Waikiki Beach 24 febbraio 1992

Un miscuglio inscindibile tra zucchero e odio, amore e morte. Impossibile da inquadrare: dolce e crudele, angelico e perverso, buono e cattivo, oscuro e solare, timido ed espansivo, osceno e innocente, fragile e prepotente. Incomprensibile anche a se stesso ma nel suo essere così esagerato, assolutamente vero.

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Distinguendosi da ogni facile cliché rock’n’roll e dalle spettacolarizzazioni hollywodiane, non ha mai davvero promosso il suo stile di vita, anzi, ha sempre vissuto le sue bruttezze, in primis quella della droga, come una vergogna.
Un qualcosa di orribile che se all’inizio sembrava avere il potere di alleviare i suoi dolori, fisici e psicologici, alla fine si era trasformato in un ennesimo mostro da combattere: drogarsi non era figo, non era divertente, non dava sollievo, rendeva tutto solo più brutto e opprimente. È difficile dire cosa sia potuto accadere il giorno che ce lo ha portato via per sempre, ma al di là delle cospirazioni sulla sua morte, è inutile negare quanto la droga abbia influito sulla sua condizione. In ogni caso, qualsiasi cosa sia successa il 5 aprile 1994, per Kurt è stata fatale e non ci saranno mai abbastanza parole per spiegare il rimpianto e quanto la sua morte abbia fatto male a tutti noi.

Ti rende felice, signor fantasia Rock & Roll?
Sai cosa? Eddie Vedder vivrà fino a 98 anni. Come ti fa sentire, eh? Ti amo, torna indietro. Ritorna! Ci ami, mi ami, vero? Tu adori Frances. Dove sei? Sei più felice adesso? ” – Courtney Love durante la commemorazione pubblica di Kurt Cobain il 10 aprile 1994.

Kurt Cobain

A differenza dei molti – troppi – che continuano a riempire il mondo di belle parole, puntualmente poi smentite dai fatti, qualunque cosa facesse o cantasse Kurt, si rivelava essere sempre incredibilmente onesta e fedele.

Ed è proprio questa onestà che rende il suo lavoro speciale e prezioso ancora oggi: potersi confrontare con la debolezza degli altri aiuta a scoprire e misurarsi con la propria senza trovarsi smarriti, permette di imparare dagli errori senza doverli per forza commettere e aiuta a trovare nuove strade. Vedere il buio, fa apprezzare ogni piccola scintilla.

Ricordo ancora oggi quando sentii per la prima volta Smells Like Teen Spirit su MTV: c’era qualcosa di magico in quella chitarra che mi ipnotizzò subito e anche se non capivo bene che cosa, mi sembrò chiaro come il sole. Fu una vera illuminazione.

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Avevo 13 anni e mi innamorai perdutamente, così decisi persino di portare la canzone al laboratorio di traduzione che si era inventata la mia insegnante d’inglese delle medie per farci fare qualcosa durante il rientro pomeridiano.
Ricordo pure la mia delusione quando questa insegnante e i miei compagni spensero il mio entusiasmo dicendo che “il testo non aveva senso e comunque non piaceva a nessuno”. Capii allora che loro non potevano essere miei amici e per protesta non studiai più inglese fino alla fine dell’anno.

I Nirvana oltre ad essere musicalmente rivoluzionari, erano in anticipo su tematiche come l’inclusione e la lotta al sessismo. Kurt Cobain amava ripetere che avrebbe voluto essere gay solo per infastidire gli omofobi e spesso indossava abiti femminili per protestare contro il sessismo e ribadire la sua libertà di essere femminile ed eterosessuale allo stesso tempo.

Ma Kurt, non era solo un musicista e un provocatore, più di tutto è stato il difensore di tutti quei bambini che  per qualche motivo si sono sentiti soli e fuori posto – proprio come me –  e che avevano un disperato bisogno di esprimersi ed essere visti e accettati.
La sua espressività ha toccato tutti: uomini, donne, bianchi, neri, gay, etero, belli e brutti e ha ispirato artisti di ogni tipo dai Blink 182 a Lana Del Rey a Jay Z e Dr Dre. La lista è infinita.

Tuttavia, nonostante quello che Kurt e i Nirvana hanno rappresentato, esistono ragazzi oggi che forse non ne hanno neanche mai sentito parlare, o forse hanno solo visto il loro nome scritto sulle magliette o usato da qualche (t)rapper per una rima facile sulla droga. È così triste, un vero peccato contro gli dèi della musica.

Ma oggi, non manca più solo Kurt e tutto ciò che lui e i Nirvana avrebbero ancora potuto dare, manca proprio quel tipo di forza, l’intensità, l’onestà, la rabbia contro l’apatia e quella fame di bellezza e assoluto che sembrava poter cambiare il mondo, per renderlo finalmente un posto meno ipocrita, banale, piatto, avido e volgare.

Per questo abbiamo ancora bisogno di ascoltare i Nirvana. Kurt, ovunque tu sia, io ti prego, tiraci un altro schiaffo e svegliaci di nuovo da questo sonno.

Mi piace lamentarmi e non fare nulla per migliorare le cose. Mi piace incolpare la generazione dei miei genitori per essersi avvicinata così tanto al cambiamento sociale, per poi rinunciare dopo pochi sforzi da parte dei media e del governo per deturpare il movimento, usando Manson e altri hippie come esempi per dimostrare come  fossero tutti antipatriottici, comunisti, satanisti e disumani. Così, i baby boomer sono diventati gli ipocriti supremi, i più conformisti e yuppie che una generazione abbia mai prodotto.”

L’amore è l’incontro di due desideri,
se tu desideri il paradiso,
anche il paradiso ti desidera | Rumi

Kurt, I still lov u.

 

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