Jurassic World, di come l’onestà possa far male

Jurassic World, di come l’onestà possa far male

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Quando nel 1993, uno degli anni che ha cambiato il cinema, uscì Jurassic Park, non ci facemmo troppi problemi nell’accettare che la base scientifica del film fosse rappresentata da uno spiegotto di pochi minuti portato avanti da un cartone animato perché tu spettatore, così come i protagonisti del film, te ne freghi e vuoi correre fuori a vedere i dinosauri. La sfacciataggine di far reggere l’intero plot ad un filamento di DNA parlante fece si che nessuno potesse interrogarsi del suo contrario; che fai, ti metti a discutere con Mr. DNA? Ecco, appunto.

Anno 0 d.C. (del Cinema)
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Ma erano gli anni ’90: la pecora Dolly ancora non era nata, Google nemmeno, e il mondo era un posto più semplice.

Poi noi spettatori siamo cresciuti, è arrivato un tizio che ha rifatto le regole e si è deciso che i film per poter essere validi dovessero anche essere realistici, credibili, essere “grounded” come si dice in italiano moderno. Capirete bene che un sequel di Jurassic Park in un’epoca in cui anche Superman ha paura di mettersi le mutande sopra il costume era una vicenda perigliosa. Il tutto poi per un film che era fatto al grido di “più grosso, più coatto, più denti”.

Jurassic World, regia di Colin Trevorrow, pasciuto californiano con praticamente zero esperienza registica alle spalle, ci riporta dopo 22 anni su Isla Nublar. Il parco è finalmente aperto, la gente bene si diverte e i dinosauri sono tanti e bellissimi. Tutto va alla grande fino a quando il solito errore totalmente evitabile porterà alla morte di decine (centinaia? Boh) di innocenti e alla perdita di milioni di fantastiliardi. Si vabbè, ci sono anche altre sotto-trame inutili tipo quella dei velociraptor/soldato ma insomma, è roba messa lì che sennò Pratt non poteva fare lo sbruffone con gli amici.

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E visto che nel tempo libero faccio l’avvocato del Diavolo e mi porto sempre dietro la puzza di zolfo, lasciatemi dire, questo sì da un punto di vista prettamente soggettivo, che tutto il discorso meta-cinematografico che questo film porta avanti, è una metafora meno scema di quanto pensereste. L’Indominus rex, vera novità del film che novità non è, è Jurassic World: un prodotto confezionato a tavolino per soddisfare la bulimia della gente che vuole incessantemente qualcosa in più, il loop paradossale del consumismo. E non è un caso che alla fine questa creazione sia anche il nemico principale del film, un qualcosa da abbattere; e che per abbatterlo sia necessario tornare a ciò che si reputava vecchio e superato. #Rottamare_I_Rottamatori

La gente bene si diverte
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Patti chiari, amicizia lunga: Jurassic World non è un “bel” film, uno di quelli che si concede per il puro piacere di essere visto. Anzi, chiede qualcosa in cambio del vostro amore incondizionato. Jurassic World è un film per bambini, esattamente come lo fu Jurassic Park. Dove sta la differenza? Che quando uscì Jurassic Park voi eravate bambini. Questo film non è fatto per i “bambini di ieri diventati adulti di oggi”. No, è per i “bambini di oggi e/o adulti di oggi che sanno tornare bambini di ieri”. Se accettate questo presupposto, poi è tutta discesa.

Se non lo accettate, beh amici cari, mi dispiace dirvi che odierete questo film. Non tanto per dei suoi difetti, che non lo renderebbero né migliore né peggiore del 99% di ciò di cui siete disposti a godere quotidianamente, quanto per essere responsabile di avervi messo di fronte alla dura realtà: non sapete più accontentarvi. E sapete questo che vuol dire? Che siete invecchiati.

E un film che vi spiattella in faccia questa amara verità difficilmente potrebbe essere apprezzato.

Più grosso, più cattivo, più denti, più coda (e la lingua)

Ma questo sarebbe ancora tollerabile se non portasse ad una verità ancora più subdola, scomoda e indigeribile: se vedeste Jurassic Park oggi, probabilmente, non l’apprezzereste come allora. Lo so, lo so quello che starete pensando ora mentre vi agitate nelle vostre camerette tappezzate di risentimento: “ma no, ma che c’entra; Jurassic Park è un capolavoro senza tempo!”. E io non discuto di questo. Ovvio, Jurassic Park resta un film migliore di Jurassic World. Ma siete sicuri che ciò che vi fece innamorare di quel film 25 anni fa, facendolo di fatto entrare nel pantheon generazionale, sia stata la regia di Spielberg e non la semplice magia di avere i DINOSAURI a casa vostra?

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All’epoca accettaste facilmente che due vostri coetanei potessero hackerare senza troppe difficoltà il sistema operativo che controllava un impero multimilionario, oggi vi lamentate che altri due ragazzini sappiano far partire una macchina collegandola ad una batteria. Ciò che vi bastò allora, non vi basta oggi.

Siete diventati voi i dinosauri.

Voi allo specchio
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Insomma, il film non ha una trama diversa da molti dei miei pomeriggi da bimbo passati con dinosauri a fare BWAR GRRR GNAM ROLF! Alcuni lo facevano con le macchinine e hanno avuto Fast&Furious, altri coi supereroi e a loro ci pensa Mamma-Marvel, sui mostri e robot ancora si sta discutendo (Del Toro ci ha provato ma io non lascerei mai i miei figli a giocare da soli con Del Toro.).

Ebbene, ora anche noi cresciuti a pane e dinosauri possiamo vedere la nostra infanzia su schermo e tornare bimbi, a patto che siamo disposti a farlo.

Non è un buon film, ma è il film che volevo. Io ringrazio.

 

 

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