#GiveMe5 (Murder Most Foul Edition) | vol. 179

#GiveMe5 (Murder Most Foul Edition) | vol. 179

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Bob Dylan, Murder Most Foul

È complicato trovare il tema di un articolo/playlist da pubblicare il giorno di Pasquetta 2020.

Primo, quest’anno non puoi fare affidamento sui grandi classici del lunedì più amato dagli italiani: niente primo bagno al mare, niente grigliate con gli amici, niente gita fuori porta.
Non so se ne siete al corrente, ma siamo chiusi in casa da un mese e per almeno altre 3 settimane.
Addirittura non puoi giocartela nemmeno con il tempo schifoso perchè oggi -almeno qui a Bologna- c’è un sole beffardo e luminoso. <

Non puoi buttarti sul Coronavirus perchè francamente basta, dai.
Togliamo il tema lievito e farina più rari del peyote, togliamo Giuseppe Conte più cercato di Rocco Siffredi su PornHub, togliamo i cantanti delle 18.
Dimenticatevi poi che io possa firmare una playlist che contenga “ai tempi del coronavirus” nel titolo perchè, lo sapete benissimo, non vado molto d’accordo con i social e i loro tormentoni (siete come sabbie mobili, tirate giù).

Va detto che nemmeno puoi ignorare proprio del tutto l’attualità e le condizioni di chi leggerà, chè va bene cercare di intrattenere e creare un diversivo ma non si può prescindere del tutto da un vago legame con il contesto.

Insomma, la strada si fa stretta.

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Mi è però arrivato l’assist perfetto da tale Robert Zimmerman, qualcuno forse lo conoscerà come Bob Dylan, che qualche giorno fa ha pensato bene di pubblicare Murder Most Foul, il suo primo brano inedito dal 2012.

Invece di indugiare su un presente che potremo capire e raccontare solo con un po’ di distacco, Murder Most Foul è una ballata che parte dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy nel 1963 per poi disegnare un affresco incredibilmente curato della cultura, della musica e dell’arte di quegli anni.
Con una durata di poco inferiore ai 17 minuti (sì, avete letto bene, è un UNO seguito da un SETTE… ci mette meno Dominos a consegnarti la pizza) è una canzone incredibilmente adatta al mondo in quarantena da Coronavirus. Quando mai avremmo a disposizione così tanto tempo, attenzione e assenza di stimoli esterni per dedicarci a una singola canzone lunga più di un quarto d’ora?

Ecco che quindi il tema tanto cercato mi si palesa davanti agli occhi: le canzoni lunghissime.

Solo in questi nuovi e interessantissimi ritmi lenti possiamo prenderci il lusso di ascoltare, assaporare una canzone, comprenderne il testo, i risvolti, la struttura, uscendo una volta per tutte da quella gabbia di 3 minuti fatta di intro-strofa-ritornello-strofa-ritornello-ritornello-special-ritornello e poi via verso la prossima schifezza da autoradio.

Ho poi optato per una postilla.

Non volevo canzoni vecchie, perchè è troppo facile trovare masturbazioni eterne andando a scavare negli anni ’70.
I brani che trovate sono tutti stati pubblicati dal 2008 in avanti, quindi rappresentano veri atti di coraggio e ribellione di artisti diversi per intenzioni, pubblico, genere ed età anagrafica.

Oltre alla necessaria novità di Bob Dylan, ci trovate un trequarti struggente dei Porcupine Tree, poi gli Snow Patrol con la suite che chiude il loro bellissimo A Hundred Million Suns, i miei adorati Elbow che con Little Fictions rappresentano il brano più corto della playlist (appena 8 minuti e 26 secondi, roba perfetta per Top of the Pops).

Infine, chiudono il mazzo i Daft Punk (con Giorgione Moroder) perchè se non proviamo a ballare un po’ dove troveremo la forza di sentirci meno soli?

La playlist, che come ogni lunedì contiene solo 5 canzoni, ha la durata monstre di 1 ora e 2 minuti.

Se non ora, quando?

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