#GiveMe5 (Cheated Heart Edition) | vol.178

#GiveMe5 (Cheated Heart Edition) | vol.178

Ascesa, caduta e ripresa in 5 pezzi e un silenzio


1. L’ascesa | The blackest day – Lana Del Rey, 6’06”


Because I’m going deeper and deeper
Harder and harder
Getting darker and darker
Looking for love
In all the wrong places
Oh my God

Ai tempi delle app per incontri l’amore si è ridotto a uno snack da consumare in fretta, e una volta divorato con famelica cupidigia non rimane che l’involucro di plastica. Ma la soddisfazione dei lombi è ben più effimera di quella dell’anima, e non ci vuole molto prima che debba essere placata di nuovo. Così ci si apre un profilo, e si sfogliano le foto di ragazzi disposti uno accanto all’altro come quarti di bue appesi nella vetrina del macellaio.

Servono un’immagine e una descrizione attentamente studiata. Si può essere espliciti o ammiccanti. Io, tremendamente timido e impacciato negli affari amorosi, avevo optato per la seconda. Ci sono alcune conversazioni, però, che riescono a creare strane sintonie digitali, fatte di 0 e 1, e permettono di mostrare alcuni aspetti più intimi di me, nonostante sia consapevole di essere collegato con un simulacro virtuale di una persona reale.

In una notte di ottobre un utente è stato catturato dalla mia citazione di Lana del Rey, The blackest day.

Siamo quasi coetanei, siamo entrambi fan di Downton Abbey e di Lana. Per me è già nato l’amore della vita. Devo ammettere che mi basta veramente poco, un minimo di attenzione e subito nella mia testa siamo andati a convivere, ci siamo presi un gatto e moriremo tragicamente e inevitabilmente insieme mano nella mano. Mi dice che è di passaggio, abita a svariate centinaia di chilometri da qui e deve partire la mattina dopo. Ennesimo sogno infranto. Almeno ho altro materiale da aggiungere al mio progetto – mai realizzato – di una raccolta di racconti brevi, Le deludenti fantasie amorose di un poveretto.

Due anni dopo, tra un fugace like a un post e una reazione alle storie, mi invita a passare qualche giorno a casa sua. Perché no, mi dico, male che vada avrò una storia nuova da raccontare ai miei amici quando parliamo delle cose imbarazzanti che ci sono successe a letto con gli sconosciuti.

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2. L’innocenza | Aria – Wow, 3’40”


Seduto in quell’istante
Ti cercherò e troverò
Quel senso di mancanza
In questa giornata limpida
E questa storia fragile
Si specchia nelle nuvole
Ogni volta che mi hai intorno io ti mancherò
Ogni volta che hai bisogno io non ci sarò
Il mare l’estate abbracciati io e te
E poi l’orizzonte lo sguardo a perdere

Niente storie sessuali imbarazzanti da aggiungere al repertorio, in compenso ho ottenuto una relazione. Certo, senza convivenza e senza gatto, ma certe cose è sempre meglio tenersele per sé, soprattutto all’inizio quando bisogna mostrarsi splendidi per irretire la preda ignara. Sono convinto che le occasioni per fargli conoscere le mie psicosi non mancheranno. Io però, nato sotto il segno della luna, non faccio altro che cercare di scoprirne il lato nascosto. L’autosabotaggio d’altronde è il mio sport estremo preferito. C’è sempre un risvolto tragico da qualche parte, il cinema non fa altro che confermarmelo. E non mi riferisco al fatto che viviamo a distanza, che per la maggior parte del tempo non è con me e mi manca. In fondo questi struggimenti melanconici mi piacciono da morire, inutile nasconderlo.

La mia mente, che non riesce mai a trovare un momento di pace dalle preoccupazioni – effettive o probabili – non si dà pace all’idea che possa sollazzarsi in altri lidi più soddisfacenti del mio. Ad avvallare le mie teorie c’è la spinosa questione della frequenza dei rapporti che intrattiene con me. Tragicamente bassa. L’angioletto sulla spalla destra mi ripete che le nostre libido sicuramente viaggiano a velocità diverse, mentre il demonietto sulla sinistra insinua che io sia un cesso.

Il cherubino accatasta motivazioni su motivazioni, ma la verità è che a me non convincono fino in fondo.


3. La conoscenza | Silenzio


Tra le poesie più famose di William Blake, poeta britannico romantico, ce ne sono due particolarmente significative: The Lamb e The Tyger. Questi due animali sono il simbolo di due fasi distinte della vita o di una situazione, ovvero l’innocenza – l’agnello – e l’esperienza – la tigre. Il passaggio dall’uno all’altro stato è determinato dalla conoscenza.
L’idillio è diventato irrimediabilmente furore e strazio quando sono andato a ricercare il pelo nell’uovo, o, in questo caso, la trave nell’occhio.

Metà febbraio. Tutti noi sfigatelli eternamente zitelli diciamo di odiare San Valentino, ma poi arriva l’anno in cui ho l’occasione di passarlo con qualcuno e non fumandomi le cannette a letto guardando Netflix. Vado da lui per quasi una settimana.

Il secondo giorno – e me lo ricordo bene perché da lì in poi come un carcerato ho iniziato a contare il tempo che sarebbe mancato per andarmene – sono rimasto solo davanti al suo computer, e non sono riuscito a resistere alla tentazione di frugare nelle sue conversazioni private. Una pioggia di sexting e foto di cazzi da far invidia a un sex worker. Quindi ha ragione quel dannato diavolo che bivacca sulla mia spalla sinistra?

Sono un cesso, è l’unica spiegazione che riesco a darmi. Non è sufficiente l’ovvio problema fiduciario che si è appena palesato ma mi tocca pure rastrellare i minuscoli pezzettini della mia debole autostima e trovare il modo di rimetterli insieme. Che strazio. Anche il mio corpo sente il bisogno di sottolinearlo: una nausea terribile, le gambe cedevoli e la testa completamente in tilt. Se fossi stato una diva del cinema mi sarei aggrappato alle colonnine del letto a baldacchino. La verità è che non possiede nemmeno un letto ma un divano-letto, pure tremendamente scomodo – ha un’asse rotta esattamente nel lato in cui devo dormire io (!) e tutte le mattine mi sveglio dolorante. L’unica soddisfazione che mi resta è quella di urlargli contro una serie di cattiverie e per questo mi metto ad aspettare il suo ritorno, bevendo vino.

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4. L’esperienza | The darker days of me & him – PJ Harvey, 4’35”


Promises, promises
I’m feeling burned
You taught me a lesson
I didn’t want to learn
Why did I come here?
Please tell me again
Why did you ask me?
Don’t say you forget

Rientra e gli dico tutto. Ma proprio tutto. Ha il tempo di intrattenersi con centinaia di ragazzi ma non quello di ascoltarmi quando vado in radio? Eh no, è arrivato il momento di presentargli il conto, decisamente salato. Preso da questa trance furibonda sono anche riuscito a tirare fuori dal cilindro aneddoti che credevo dimenticati.

Finisco di parlare. Adesso è il suo momento, tuttavia è decisamente meno propenso alle luci della ribalta di me; farfuglia qualche scusa abborracciata e si chiude nei suoi silenzi cimiteriali. Non riesce a esprimersi, dice, e per questo si mette a scribacchiare qualcosa su un’agendina. Impotente, mi rassegno.

I giorni successivi li ho passati piangendo e bevendo vino, cos’altro avrei potuto fare? La sbronza mi avrebbe aiutato a sembrare ancora più tragico, una fallita Salomè da tre soldi.

Se avessi dovuto seguire l’orgoglio probabilmente avrei fatto fagotto e me ne sarei andato. “Signorina mi scusi, qual è il primo volo disponibile? Lo prendo” avrei detto a quella del check in, mettendo sul nastro trasportatore un baule LV. Invece sono rimasto e ho deciso di perdonarlo. Forse a causa della paura di tornare all’amore formato snack. No, in effetti avevo proprio paura di perderlo. Adesso mi tocca dare ragione a quella citazione virgiliana tremendamente inflazionata – troppo spesso storpiata – omnia vincit amor et nos cedamus amori. Come la povera Erminia nella Gerusalemme liberata, continuo ad amare il mio bel Tancredi, nonostante si diverta con una serie di Clorinda sparse nel mondo.

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5. Il dolore | I miei complimenti – Marina Rei, 4’34”


Mi dipingo la faccia di un rosso vergogna
La menzogna che magistralmente hai saputo celare
E mai menzionare
Piango segretamente le mie debolezze
Mio malgrado hai umiliato con malevolenza
La mia buona fede, la mia buona fede
Vorrei cadere, vorrei librarmi
E lasciare al destino la scelta
Decisione che allevia la pena

L’ho perdonato, sì, o almeno ci provo a farlo. Il signor diavolo – che ancora non ha smesso di starsene appollaiato sulla mia spalla – non ha smesso di dirmi quanto sono cesso. L’angelo invece ha tolto le tende, troppa è stata la vergogna di aver toppato in pieno col suo pronostico.

Il problema è che l’amichetto infernale non si limita soltanto a fare commenti di dubbio gusto sul mio aspetto, ma alimenta le mie paranoie: “Perché è in linea? Con chi starà chattando in questo momento? Ci scommetto quello che ti pare che adesso starà cercando qualche succulento culo disposto ad incontrarlo. Vedi? Adesso non si connette più da un bel pezzo, amico. Giusto il tempo di un innocuo rendez vous. Oppure l’ha fatto venire a casa sua. E dimmi, preferiresti che consumasse le sue scappatelle fuori o dentro casa?”. Fastidiosissimo. Parla in continuazione e io cedo alle sue provocazioni e mi deprimo. Per fortuna che ogni tanto si addormenta e io, per compensare questo malessere, mi abbandono a un’euforia smodata.

Mi darei alle droghe se solo non fosse un periodo di ristrettezze economiche.


6. La ripresa | Immature – Björk, 3’09”


How could I be so immature
To think he would replace
The missing elements in me?
How extremely lazy of me

Alla fine l’ho sfangata, in un modo o nell’altro. Ho preso anche degli appunti: non cercare negli altri ciò che senti mancare a te, l’undicesimo comandamento. Sono ateo.

Non pensa che io sia un cesso, che poi è una spiegazione abbastanza coerente col fatto che voglia stare con me. Mi ha dato per scontato, dice. Io mogliettina un po’ anni ‘50 a spadellare ai fornelli per fargli trovare la cena pronta mentre lui dice che rientrerà tardi da lavorare quando invece si vede con l’amante in macchina in un parcheggio buio o in una stanza d’albergo. Uno scenario decisamente diverso da quello che avevo sognato la prima volta che avevamo parlato su internet.

Beh, se lo può scordare. Pare che non gli sia manco mai venuto il dubbio che forse – e dico forse – stesse facendo qualcosa di sbagliato.

Stando alle sue dichiarazioni Dr. Jekyll mi ama. Mr. Hyde invece non ne sapeva niente della mia esistenza e continuava a vivere la sua vita come aveva sempre fatto, costantemente in cerca di sesso sfrenato con molteplici partner occasionali. Pare anche che Mr. Hyde abbia levato le tende, seccato dalla mia scomoda presenza.

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Alessio Chiappi

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