Vedi Jan Fabre e poi sprofondi

Vedi Jan Fabre e poi sprofondi

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La tartaruga che troneggia nel mezzo di Piazza della Signoria ha uno sguardo severo, piuttosto contrito. Se ne sta in mezzo a quel museo a cielo aperto senza nessun apparente rispetto reverenziale verso i capolavori del rinascimento che la circondano. Eppure lei e l’uomo che si porta sul carapace dovrebbero essere un omaggio al monumento equestre di Cosimo de Medici, capolavoro di Giambologna che da secoli domina incontrastato.

In una performance notturna del 23 Aprile l’autore di  “Searching for Utopia” (nome ufficiale dell’opera) è strisciato per un’oretta piena, tutto agghindato e di lattex vestito, tra gli antichi Dei e gli eroi mitici scolpiti dai grandi maestri, perché, come ha spiegato Melania Rossi, curatrice della mostra assieme a Joanna De Vos – “come un verme dà ossigeno alla terra, così Partista dà ossigeno alla città. È solo con umiltà che un artista oggi può insinuarsi tra il David e la Giuditta e Oloferne di Donatello”.

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“Searching for Utopia”. Ph: www.tuscanypeople.com 

Autore di quadri dipinti con sangue e sperma, controverse performance all’insegna dell’autolesionismo e uno spettacolo dedicato alle antiche tragedie greche della durata di 24 ore, Jan Fabre è uno dei rappresentanti più criticati e quotati della scena artistica contemporanea. Il suo arrivo a Firenze è stato preceduto  da polemiche e preoccupazione: come accogliere nella culla del rinascimento uno la cui concezione di classicismo prevede una fila di giovanotti in toga che roteano i divini attributi al ritmo di un tamburo? Eppure a suo dire Jan si è accostato a Firenze con grande rispetto, scegliendo di proteggerla con le sue guardie spirituali e instaurare un dialogo tra bellezza eterna e sorprendente contemporaneità.  

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Nel palazzo vecchio un enorme globo ricoperto di scarafaggi cangianti (uno zio noto entomologo ha portato il nostro Jan ad innamorarsi di questi adorabili animaletti, che sono i protagonisti di molte sue operei) si ispira per forma e dimensione al globo cinquecentesco di Ignazio Danti, conservato nella Sala delle Mappe Geografiche. Il mappamondo scintilla brulicante sotto cavalieri che gli sguainano contro spade con la stessa espressione che avrei io nel trovarmi in presenza del suo materiale ancora in vita, mentre nello stesso edificio un teschio fatto di blatte morde placido uno scoiattolo. Ammetto che ritrovare all’uscita il caro, vecchio e scultoreo fondoschiena del David è stato confortante: questo primo assaggio mi ha però stuzzicato abbastanza da spingermi fino al Forte del Belvedere per visitare la parte più estesa dell’esposizione.

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Ph: www.musefirenze.it 

Oltre al matrimonio di Kim Kardashian e Kanye West, il forte ha protetto per secoli la famiglia Medici dagli eserciti avversari e da possibili rivolte popolari: da tre anni ospita esposizioni temporanee di grandi artisti contemporanei, esaltandole con uno dei panorami più belli di Firenze. Sui bastioni del forte le guardie di Fabre, scarabei bronzei con croci sulla schiena, vegliano sulla citta; su una distesa scura di corteccia, poco lontano, giacciono i pezzi di armatura di un esercito sconfitto di soldati-insetto. Jan è ovunque, il suo autoritratto è riprodotto in ogni opera: le sue statue, verniciate con la stessa leggerissima vernice di cui sono ricoperti gli aerei, sono pièce teatrali rese bronzo. Un uomo misura le nuvole con un metro, stagliato contro la campagna toscana; l’altro, in tenuta da astronauta, dirige un coro di stelle sopra la cupola del Brunelleschi. C’è chi poi scrive nell’acqua, o emette le inquietanti risate miste a singhiozzi dello stesso artista.

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Ph: Emiliano Cribari, 

Una schiera di teste ornate di corna di ogni tipo invita a facili selfie, facendo sospirare di sollievo chi fino a quel momento si sentiva un po’ ignorante e può finalmente concedersi una foto con delle corna bitorzolute da far invidia a Loki.

“Spiritual Guards è da interpretare come incitamento a vivere una vita eroica, sia armati che disarmati, a difesa dell’immaginazione e della bellezza.”

 

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L’autrice affila le sue armi. 

Tutto è paradosso, immaginazione, una battaglia contro la noiosa realtà e a difesa di quell’utopia che Jan va cercando a cavallo della sua tartaruga. L’artista stesso è guardia spirituale, un tramite tra umano e divino, guida in un mondo immaginario dove poco importa cosa sia reale e cosa astratto.

Non è davvero facile definire quanto le opere di Fabbre siano realmente “umili servitori” degli Dei e principi di Firenze, espressione del potere politico e religioso attraverso i secoli. E se fossero invece cavalli di troia al servizio degli eroi dell’immaginazione? Certo, ne uscirebbero irrimediabilmente sconfitti, ma vuoi mettere la soddisfazione di strappare un po’ di fama alla Signoria a suon di scarafaggi?

A pensarci bene, tartaruga e cavaliere non rivolgono a Cosimo de Medici nessun inchino: al massimo, il loro dorato didietro.

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Post scriptum: questo articolo era già in bozza prima del tristemente noto collasso del Lungarno. Guardie spirituali poco accorte o insospettabile sabotaggio? Alla prossima performance l’ardua sentenza…

Post post scriptum: questo articolo lo dedico ad Elena, una delle mie più care amiche, che mi scuserà se parlo addirittura di arte.

 

Ottavia Mapelli

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