La piccola Londra – Downing Flaminio Street

La piccola Londra – Downing Flaminio Street

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La piccola Londra a Roma, quartiere Flaminio.

Roma. Via Flaminia. Tratto urbano (che se no potremmo anche essere a Foligno). Esterno. Giorno. Primi caldi maggesi. In uno di quei giorni in cui cammini a caso per Roma e, altrettanto a caso, scopri.

Dopo aver costeggiato le palazzine ordinate di Villa Riccio, continui a camminare. Svolti in Viale del Vignola. E all’improvviso, sulla sinistra, lo stupore. La sensazione è quella del teletrasporto. Una fila di palazzine liberty che catapultano oltre Manica. È la piccola Londra. Uno dei luoghi che la capitale custodisce più gelosamente. Quasi nessuno la conosce, ancora meno persone vengono a vederla.

londra 4Una piccola strada privata, british dalla terra al cielo. Un minuscolo borghetto che va dal civico 226 di via Flaminia a viale del Vignola (per gli amici via Bernardo Celentano). Un  piccolissimo agglomerato di costruzioni londinesi in tutto e per tutto racchiuse alle due estremità da due ringhiere in ferro battuto. L’ingresso è vietato ai non autorizzati (in teoria): siate discreti – nel dubbio.

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Saranno sì e no duecento metri. Ma per duecento metri Roma (apparentemente) sparisce. Silenzio tombale. Piantine fiorite sulle finestre. Scalette pulite. Marciapiedi piastrellati. Tende bianche che non lasciano intravedere gli interni. E ancora tanto tanto silenzio. E nel silenzio lo sguardo sale su fino ai colori vivaci delle facciate, alle decorazioni dei balconcini liberty-ssimi. I piccoli fregi. Se non fossimo a due passi dal Tevere potremmo tranquillamente essere in una delle viuzze che conducono a Portobello Road o forse addirittura a Downing Street, per quegli scalini così precisi.londra 1

Ecco. A sbalordire è la precisione. Perché Flaminio è un quartiere effettivamente ordinato. Un quartiere risorto. Dal palazzo dello Sport di Nervi all’Auditorium futuristico. Fino al museo Maxxi della mitica Zaha Hadid.  Anche se, comunque, qualche tocco di romana casualità c’è. Un marciapiede divelto, una pista ciclabile a metà. Succede, è vero. Ma in questi duecento metri, invece, niente è fuori posto.

Usciti da tanta perfezione vi capiterà, al posto di un “I beg your pardon, sir”, di sentirvi suonare il clacson con un “aò, attenzione signò” mentre tentate di attraversare la strada. Ma il bello di Roma è anche questo. Che volti la faccia e ti ritrovi in mezzo alla sua vera(ce) umanità.

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