I marciapiedi di Firenze

I marciapiedi di Firenze

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Storie di realtà e apparenze.

Il bello di tornare in una città in cui si è già stati è che si possono tralasciare tutte le mete da turista e interessarsi di ciò che veramente manca nella lista to do e soprattutto di ciò che è veramente nascosto e non così scontato da trovare. Tornare a Firenze per la terza volta significa non rimettersi in fila per salire sulla cupola del Brunelleschi passando quarti d’ora con il torcicollo a fissare gli affreschi del Vasari e nemmeno aspettare di ammirare la Venere del Botticelli cercando un piccolo spazio fra i turisti, perlopiù stranieri, tutti fermi immobili con gli occhi spalancati. Sostanzialmente, rivivere Firenze per la terza volta ti fa ammirare ancora Ponte Vecchio, che se non lo fai poi ti perdi il bello dei nuvoloni che si rincorrono sopra di lui neanche fosse una maratona a chi arriva prima dall’orafo di fiducia, ma c’è molto altro ancora, a Firenze, e la maggior parte di questo si nasconde in vie strette scolpite fra i mattoni e una pavimentazione instabile che dopo qualche bicchiere di vino diventa decisamente complicata da affrontare.

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È che insomma, arrivi a Firenze per la terza volta e ti puoi concedere il lusso di fermarti sui particolari senza dover divorare l’intera città con gli occhi pronti a catturare tutte le diverse immensità e sei in questo stato d’animo quando scopri che i marciapiedi di Firenze nascondono tutte le Verità Ultime la cui ricerca, come ben sapete, è chiaramente prerogativa inalienabile degli operatori del pensiero. E questi marciapiedi li si fissa per tutto l’arco di tempo che copre la permanenza in città e in particolare mentre si torna a casa la sera, quando Firenze si svuota e lascia spazio e tempo per pensarci un poco a questo detto sui fiorentini non entusiasti del prossimo.

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I marciapiedi stretti, strettissimi.

Perché Firenze, quando ci si arriva, t’accoglie a braccia aperte, con marciapiedi immensi dove in fila per sei col resto di due si passeggia ammirando le meraviglie storiche e monumentali che stanno proprio sotto il naso di tutti, ringraziando le zone a traffico limitato che permettono di passeggiare in mezzo alla strada senza temere la morte. Ma poi basta poco, è sufficiente cambiare un attimo direzione che eccolo lì, il marciapiede stretto che nasconde la realtà e dà uno schiaffo all’apparenza: il fiorentino, forse, non l’ama davvero la compagnia, preferisce un passaggio stretto solo per sé, un marciapiede che se qualcuno arriva dalla parte opposta lo si guarda con aria minacciosa per farlo scendere e farti passare, ché magari quella figura che camminava verso di te poteva anche essere il tuo vero amore e invece no, si devia la strada e tu rimani lì con quel chissà per la testa, quella domanda che suona come un “cosa sarebbe potuto accadere se”. Una cosa è certa: per l’amore ancora non è tempo (ed evidentemente se continua così non lo sarà mai ma questa è un’altra storia).

E quindi è così, da Milano Milano questo può chiamarsi uno studio sociologico o sociale (dopo una certa ora e certi bicchieri e alcune ore passate a disegnare è veramente difficile fare certe distinzioni), uno studio, si diceva, che ci si ritrova a fare passeggiando nel buio fra vie che in realtà senza i fiorentini sarebbe veramente difficile percorrere, in fila indiana sul lato destro della strada a chiedersi se tutto è veramente ciò che sembra, se in centro non è solo un apparire perché poi è solo dietro, nei meandri della città, che si scopre la verità.

Eppure c’è un marciapiede immenso, appena sopra la città, che percorrerlo è già una meraviglia. È questo viale che quando arrivi a Piazzale Michelangelo, dopo aver ammirato l’intera città ai tuoi piedi, cominci a percorrerlo addentrandoti tra gli alberi, che pare quasi di scomparire fra il verde se non fosse che ogni tanto, qua e là, i rami si aprono per lasciare cadere lo sguardo su precipizi su Firenze. Là sopra, su quel viale tra gli alberi, ci sono marciapiedi enormi perché le cose belle, questo Firenze e i fiorentini lo sanno bene, bisogna condividerle insieme, sotto lo stesso ombrello, abbracciati l’uno all’altra ché il mondo fa già paura di per sé quindi tanto vale guardarlo insieme e unire le forze per fargli vedere chi siamo davvero.

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I precipizi su Firenze.

Poi si torna in centro e si ritorna alla realtà, si passa vicino a Forte di Belvedere e ci si ritrova per discese che ritornano ad avere quei piccoli marciapiedi, che non si riesce più a parlare e ci si deve dividere se non si vuole rischiare di essere trascinati via dai mezzi che corrono più veloce di te. La cosa spettacolare, però, è che in fila indiana lo si trova il tempo per pensare a queste realtà e apparenze, che ci si innamora di queste vie del centro come di tutti i luoghi di cui ci si era già innamorati sui libri di storia dell’arte e che poi si ritrovano in città. Il gioco, però, sta nello scoprire anche cosa si nasconde dietro a tutto ciò, a chi si muove nei meandri, a cosa ha permesso di far apparire bello ciò che è meravigliosamente bello: una caccia al tesoro ai beni più preziosi che Firenze, con via del Corno e altre viuzze ancora più piccine, nasconde dietro la sua meravigliosa apparenza. E scoprire ciò è un vero e proprio spettacolo.

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Il cielo su Firenze.

 

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