Vans Custom: quand’è che lo streetwear personalizzabile diventa cultura?

Vans Custom: quand’è che lo streetwear personalizzabile diventa cultura?

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Fonte: Soleracks

Facciamo sempre un gran parlare di cultura nella sua accezione più tradizionale: e il libro di De Lillo e la colonna sonora di Piovani e il film di Miller e la poesia di Pavese e il disco di Cohen e il via dicendo ad libitum, come se sulla magica triade del disco-film-libro si esaurisse tutto il potenziale della cognizione intellettuale. E se così non fosse? In un mondo in cui tutto è sempre più una questione di personalizzazione, di “tailor-made”, il buon vecchio “fatto su misura” e tutto può diventare un canale espressivo, promozionale, di marketing grazie all’interattività della rete, è innegabile che l’erudizione vada di pari passo con l’evoluzione del gusto dell’individuo, fino anche ad un estremo salto della personalizzazione in personificazione. Abilmente circumnavigando i dandy da salotto e le principessine dell’Instagram, non possiamo dunque esimerci, nella nostra istruita (-issima, -errima) disquisizione, dal riconoscere che il concetto di cultura permea e fa propri tanti altri mondi, che vanno dall’interior design alle proposte del ristorante stellato, dall’ingegneria edile alla moda.

E qui il quesito sorge spontaneo – quanta cultura c’è in una scarpa?

Prendiamo ad esempio Vans, brand fra i più noti che proprio l’anno scorso ha compiuto 50 anni. Nei suoi dieci lustri questo brand californiano ne ha viste delle belle: nasce nel 1966 da un’idea di Paul Van Doren e viene da subito adottato dai surfer della California del Sud. Negli anni ’70 le Vans diventano il feticcio dell’intera cultura skater, capitanata da quegli stessi Tony Alva e Stacy Peralta, protagonisti del film biografico Lords of Dogtown, del 2005. Il brand ha infatti un rapporto molto stretto con il cinema: sarà infatti Fuori controllo, film del 1982 ambientato in un liceo, a lanciare il successo delle Vans grazie ad un giovanissimo e già fighissimo Sean Penn che le indossa in numerose scene delle pellicola. Le Vans compaiono spesso anche nella prima stagione della serie Lost, indossate da Dominc Monaghan nel ruolo della star Charlie. Anche i musicisti subiscono il fascino di questa sneaker con la spessa tomaia di gomma bianca: Iron Maiden, Foo Fighters e Ting Tings le hanno indossate spesso durante i loro concerti e nei video dei loro singoli. I Suicide Machines, un gruppo ska punk, hanno pubblicato “Vans song”, brano in cui si parla dell’affetto verso queste scarpe.

Insomma – quanta cultura c’è nelle Vans? A quanto pare, tanta.

Cinema a parte, le stesse calzature Vans sono state e continuano ad essere un emblema dello stile streetwear, che nella propria rappresentazione estetica presenta istanze ben culturalmente radicate. Vi è da una parte la tradizione dell’oversize, il tipico abbigliamento che maschera, amplifica e sfuma i perimetri del corpo tanto caro al rap nero americano e al mondo dei graffiti; ma anche, dall’altra, una focalizzazione del proprio potenziale sugli slogan e sull’appetibilità dei brand produttori, fenomeni vicini alla sfera dei surfer, del punk e non da ultimo dello stesso social network. Conoscere i brand equivale ad avere cultura. E fare cultura. Oltre alle scarpe da skater, le componenti che completano questo stile sono i pantaloni larghi cargo baggy e naturalmente maglie colorate e con scritte, dalle tinte molto vivide. In sintesi, si tratta di uno stile spontaneo che strizza l’occhio, appunto, alla cultura hip-hop.  Riconoscendo il forte valore identificativo di queste calzature, di recente su un piano nettamente più commerciale, la piattaforma di online shopping YOOX ha addirittura dedicato un’intera pagina alle Vans, dove tutti gli amanti dello stile urban potranno acquistarle con pochi click.

Vans ha inoltre messo a disposizione dei propri clienti una piattaforma online per personalizzare le famose omonime calzature. È un progetto che ha già riscosso un successo enorme in Italia, e che promette di tracciare una linea particolarmente innovativa in questo settore: infatti, grazie alla piattaforma Custom Shoes è possibile personalizzare liberamente qualsiasi modello si sia scelto, selezionando i colori e fantasie preferiti in ogni sezione della scarpa. E dato che sempre di cultura stiamo parlando, non vorrete mica perdervi l’occasione di personalizzare le vostre Vans con le inquadrature simmetriche di Wes Anderson? Con il profilo di Ratman? Con l’indimenticabile copertina di Infinite Jest?

Ebbene, potete farlo.

Basta caricare dal vostro computer qualsiasi immagine preferiate per vederla applicata sulla scarpa (ndr, i modelli a disposizione sono tantissimi: da Authentic a Old Skool Pro, a Slip On e ad ERA MTE. Mentre l’immagine-copertina di Completamente Sold Out non è stata ancora stampata su una sneaker, quindi potreste essere i primi, ma shhh, non ve l’abbiamo detto noi. E poi Tommasone ne avrà già almeno due paia. Le tue Vans mie.).

Allora, come la sbattete in faccia agli amici la vostra cooltura se non vi stampate almeno il vostro romanzo russo preferito sulle nuove Vans, sentendovi belli come Sean Penn? (In This Must Be The Place, s’intende.)

Ci abbiamo provato anche noi!

 

Giulio P. Menarini

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