Road trip in Irlanda (parte 1) | Dublino, Clonmacnoise, Connemara, Galway e...

Road trip in Irlanda (parte 1) | Dublino, Clonmacnoise, Connemara, Galway e la contea di Clare

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Burren

Quanto è difficile parlare dell’Irlanda. Quanto è difficile parlare dell’Irlanda considerando il fatto che questa nazione, tendenzialmente amatissima, è stata frutto di mille idealizzazioni sospinte dagli screensaver di Windows, dai Modena City Ramblers e Fiorella Mannoia, dai film d’animazione di Tomm Moore, dalle frasi del tipo “oh raga, quest’anno mi iscrivo a un corso di danza folk irlandese”. Insomma, l’Irlanda è come un brand e sono veramente poche le persone che non ne sono quantomeno affascinati.

Per questi motivi quando ho deciso di fare un viaggio in Irlanda in auto mi aspettavo di trovarmi in abluzione in questo universo plasmato da anni e anni di fantasie e il pensiero di raccontarla senza essere banale o retorico ancora mi sta tormentando.

Voglio per prima cosa rassicurare tutti coloro che ancora non ci sono stati: l’idea di se stessa che l’Irlanda pubblicizza, o che è pubblicizzata, è veritiera, ed è forse persino migliore della più rosea delle aspettative: le atmosfere, i paesaggi, i colori sono esattamente come me li ero prefigurati.

Ma c’è un ma da affrontare: l’Irlanda pretende di essere visitata in un certo modo. Fuggite dai tour guidati in pullman, dal “stiamo a Dublino e facciamo delle gite in giornata nei posti vicini”: prendete una macchina -o una bici- e dopo qualche giorno a Dublino andate a perdervi sulla costa atlantica.

Un viaggio nelle tappe principali dell’Irlanda può durare anche tre giorni, volendo, ma credo che il bello dell’isola stia nel perdersi tra le insenature, le spiagge, le colline sempre uguali eppure tutte diverse che riempiono ogni angolo di questo avamposto di terra nell’Atlantico.

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È probabile che inizierete il vostro viaggio a Dublino, che meriterebbe un discorso a parte rispetto al resto dell’Irlanda. È una capitale che al momento si trova all’apice della sua crescita: dopo un secolo di relativa povertà risulta lampante il suo attuale status di città agiata, viva. Non è più quella Dublino turbolenta del secolo scorso, la Dublino plumbea, la polveriera, quella città così ad ovest che somiglia tanto a una città dell’est. La Dublino di oggi è quasi nordeuropea, è brillante, pulita, è un teenager che “ha messo la testa a posto”.

Dublino

Per questo motivo forse è più difficile rispetto al passato scovare tra i famosi pub colorati il vero spirito irlandese: sia perché è inevitabile non notare l’atmosfera commerciale e turistica presente anche nei locali più tipici come il Temple Bar, sia perché l’aspetto folkloristico ma verace di questa nazione è ormai rilegato a realtà locali, lontane dall’omologazione da capitale europea -inevitabile- che sta interessando la Dublino di oggi. Il fascino non se n’è andato, si è reso semplicemente più plastico e la città si è fatta più commerciale. Amare Dublino vi sarà facile, ma il rapporto con lei sarà un po’ come con quelle band indie che ami e che poi, all’improvviso, fanno il botto, escono con un nuovo album più commerciale e iniziano a piacerti di meno perché piacciono a più persone.

La biblioteca del Trinity College

Comunque godetevi le porte colorate che si stagliano sui muri di mattoni grigi, le vecchie industrie valorizzate, i murales della Windmill Lane dedicati ai più famosi personaggi irlandesi, i profili futuristici del Samuel Beckett Bridge e del James Joyce Bridge, il verde di Phoenix Park (se non piove); i soldi per una buona booze teneteli per Galway, Cork o Kilkenny, magari concedetevi giusto un whisky di fianco alla statua di Joyce al Temple Bar, giusto per dire di averlo fatto.

Se potete, ritagliatevi due o tre giorni per visitarla: tra le attrazioni più note, e le altre citate più sopra, la biblioteca del Trinity College è una tappa imprescindibile nonostante la massa di persone che sicuramente troverete e, anche se non vi piace la Guinness, date una chance al Guinness Storehouse: un museo enorme interamente dedicato a questo simbolo costruito all’interno di una sorprendente struttura in vetro cilindrica. Al di là dei contenuti, che possono interessare o meno, le installazioni sono davvero coinvolgenti. All’ultimo piano poi, oltre a ricevere una scura compresa nel prezzo del biglietto, potrete ammirare Dublino dall’alto da una vetrata di 360°.

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Ma l’Irlanda che avete sempre sognato vi aspetta fuori dalla capitale, a ovest. Dublino è solo il titolo di un libro molto più lungo di quello che vi aspettate. Quindi noleggiate un’auto, prendete la corsia a sinistra e andate verso l’Atlantico.

Al di fuori delle attrazioni turistiche più celebri: Connemara, Isole Aran, Cliffs of Moher, Ring of Kerry, l’Irlanda ti conquista per una serie di luoghi minori, apparentemente dimenticati, abbandonati, che colpiscono proprio per l’aria di decadenza di cui sono ammantati.

Se lasciando Dublino passate dall’Offaly ritagliatevi un’ora per visitare il monastero di Clonmacnoise, un luogo idilliaco sperduto tra le pianure nell’ombelico dell’Irlanda che si compone di vari edifici costruiti tra il VI e il XII secolo. Il panorama verdeggiante, costellato dalle rovine e dalle croci celtiche, dalle rovine di pietre annerite dal tempo, trasuda un misticismo tipico di quel primo cristianesimo frutto di un sincretismo con le credenze pagane preesistenti, imprimendo anche al turista di passaggio più impreparato l’idea di uno spirito primordiale della cultura dell’isola che è ancora palpabile.

Il sole tenue dei pomeriggi del nord si stende sul velluto verde dei prati, l’ombra delle croci si allunga, lo sciabordio di un piccolo peschereccio ormeggiato sul fiume che lambisce Clonmacnoise è l’unico suono. Benvenuti in Irlanda.

Se, prima di fiondarvi tra i prati, volete immergervi nell’Irlanda più selvaggia e aspra, passate due o tre giorni nel Connemara, la regione nordoccidentale che a grandi linee ricorda le highlands scozzesi. È un territorio brullo che si discosta dal verde brillante del resto dell’isola ma che forse concede i paesaggi più desolati e romantici (nel senso letterario del termine), sicuramente tra i più suggestivi. Insieme al Ring of Kerry è la zona più adatta alle escursioni a piedi, essendo prettamente montuosa.

Se il resto dell’Irlanda si sposa bene con l’estate e la primavera e le sue luci, il Connemara è una regione da autunno e inverno. Il pallore delle rocce che imperlano i prati aranciati moltiplicano il fascino sepolcrale di questi territori.

Scendendo dal Connemara, alla stessa altezza di Dublino ma sulla costa atlantica, si trova la piccola città che più ha conservato l’atmosfera folk da pub irlandese che tutti abbiamo ben presente: Galway.

Non voglio dirvi molto di più che consigliarvi di chiudervi in un bar, quello che più vi ispira, ad ascoltare musica dal vivo. Io ho scelto il King’s Head ma lasciatevi del tempo e degli spiccioli per cambiare più posti. Sperate che fuori ci sia quella pioggia fine e distratta del nord, non sarà difficile, e preparatevi a ballare inzuppati al ritmo frenetico dei violini. Sarà un grande momento. Nonostante sia una cittadina estremamente famosa e praticamente un must see dell’Irlanda, è riuscita a mantenere quell’idea di luogo verace che ti fa innamorare al primo pub. Galway è l’Irlanda: è la musica impazzita negli angoli dei pub, è il cielo plumbeo che si increspa e muta espressione ogni minuto, è il vento che sale dal mare. Da vedere non c’è granché, Galway si vive.

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Nell’ottica di un road trip conviene lasciarsi Galway alle spalle per scendere verso le penisole dell’Irlanda sudoccidentale tramite le strade costiere, fermandovi dove più vi aggrada per godervi la maestosità dell’oceano che si infrange sulle particolari formazioni rocciose della contea di Clare, chiamate Burren, che in gaelico significa “distretto pietroso”. Non si sarebbe potuto trovare un nome più adatto: il Burren non è un territorio di rocce sul mare, di fatto sembra che le rocce crescano dall’erba, trovandovi posto come piante e colando sul mare come escrescenze del terreno.

Con la luce giusta, unita al fatto che la regione è di per sé desolata e  tendenzialmente povera di turisti, essendo di passaggio, vi sembrerà di essere capitati da qualche parte tra il regno di Rohan e Isengard nella Terra di Mezzo, solo che invece degli Uruk-Hai sarete circondati da qualche centinaio di pecore.

Più a sud l’Irlanda smette di essere pietrosa e aspra: inizia la terra bucolica del verde smeraldo, delle spiagge bianche e dei profili dolci. La strada costiera del Burren continua a scendere fino a che non ritornato i prati, ma sembrano finire a picco sul mare, come se scomparissero: siamo arrivati alla prossima tappa, è il momento delle Cliffs of Moher.

(continua…)

 

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