Il mondo visto da Alex Bellini | “Siamo tutti sulla stessa barca”

Il mondo visto da Alex Bellini | “Siamo tutti sulla stessa barca”

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Marketers Worlds 2019, Palacongressi di Rimini

Alex Bellini - Fonte: Alex Bellini website

Abbiamo intervistato Alex Bellini al Marketers World 2019, evento di formazione per il mondo del digital marketing e della comunicazione in Italia.

Marketers nasce da un’idea di Dario Vignali, quella di creare il più grande movimento italiano di rivoluzione intellettuale e comportamentale, concretizzata anche grazie all’aiuto dei soci Luca Ferrari ed Emanuele Amodeo.

Quella di quest’anno è la seconda edizione: i partecipanti sono passati da 1000 a più di 1600, costringendo gli organizzatori a spostare l’evento da Riccione al Palacongressi di Rimini, più capiente.

Le tematiche affrontate sono state le più eterogenee in 48ore quasi no-stop di approfondimento, dal public speaking all’affiliate marketing, dal customer care al growth hacking, ma non sono mancati riferimenti al momento storico in cui viviamo, e sorprendentemente uno dei temi più citati è stato l’attivismo, soprattutto dal punto di vista della crisi climatica.

“Non è un caso “– spiega Dario in conferenza stampa su nostra domanda diretta – “perchè per me nella platea e sul palco del Marketers World in questo momento ci sono le persone che hanno il maggior impatto sociale e valoriale che ci sarà in Italia da qui ai prossimi 20 anni. Sono persone che a testa vantano 10mila, 50mila, a volte 300mila follower. Se domani usciranno da questo evento vogliamo che abbiano un minimo di consapevolezza e responsabilità in più su questo tema e noi sapremo di aver fatto la cosa giusta. Gli imprenditori devono essere i primi ad avere a cuore il futuro del mondo in cui viviamo e la classe imprenditoriale ad oggi è quella che influenza di più qualsiasi altro individuo sul pianeta.

E per questo abbiamo invitato Alex Bellini“.

Alex Bellini e Dario Vignali sul palco di Marketers World 2019

Ecco. Alex Bellini è un esploratore. E’ un attivista e anche un imprenditore. 

Alex Bellini è estremo e potente: nelle sue scelte – come quando ha deciso di attraversare l’Oceano Atlantico su una barca a remi o un ghiacciaio islandese a piedi – e nelle sue parole.
Ha due occhi di ghiaccio che ti trafiggono. Sia che ti guardi da un palco sia che sia seduto su una sedia di fronte a te.

Fisico atletico e slanciato, si muove con la dimestichezza di chi ha affiancato il coaching e il public speaking al suo (iper) attivismo.

Una forza della natura che dalla natura stessa trae la propria spinta propulsiva.

“Delle tante cose che puoi fare nella vita devi sceglierne una.
Io ho scelto di fare l’esploratore”

Esordisce così, sul palco di Marketers World 2019.  E continua, come un fiume.

Speriamo di ritrasmettervi la stessa vibrazione empatica, anche se sarà molto difficile dedurla da un semplice testo, perché Alex Bellini di persona magnetizza l’interlocutore.

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“Ma quale è stato il momento in cui sono diventato un esploratore? Nella vita lo abbiamo tutti quel momento in cui dalla cima della montagna si stacca quel granellino di neve che scendendo diventa una palla, una valanga. Per me è stato intorno ai 20 anni, quando studiavo scienze bancarie.

Non potevo credere che la vita fosse solo questa grande fatica.

Così mi sono fermato.

E ho chiesto al bosco cosa volessi nella vita.

Mi sono ricreato un momento di solitudine per fami LA domanda.

E la risposta è stata: prova a immaginarti una vita diversa. Uno stimolo diverso.

Era il 2000, e mi sono iscritto alla Marathone de Sable in Marocco”

Alex Bellini – tra nevi e ghiacciai.

E’ nel 2004, però, che Alex, Valtellinese venuto al mondo a 1200 metri di quota, scopre e sente la fascinazione per il mare, elemento sconosciuto. Così decide di attraversare l’Oceano Atlantico su una barca a remi. Fallirà il primo tentativo ma sarà proprio in quel fallimento che troverà la forza per riprovarci e ritentare ancora l’esperienza anche nel Pacifico.

Le parole di Alex Bellini sono una scuola di gestione di sé e di autocoscienza, di controllo dei propri fallimenti e delle proprie conquiste.

“Avevo deciso di percorrere 18 mila km per attraversare il Pacifico dal Perù all’Australia. Per sei mesi il mare era stato meraviglioso. Ma a un certo punto ha iniziato a diventare a ostile. E in questa ostilità non ho capito più niente, perché non ero pronto al cambiamento. Quando il mare mi respingeva cercavo, con le unghie, di trattenermi da questa forza. Non volevo mollare. Ma è sciocco. Non puoi mettere un’ancora, non puoi alzare una vela. Sei esposto a condizioni contrarie alla tua direzione e devi accettarle. Anche se è impossibile”

Alex non si vergogna di mostrare il proprio sconforto di quei momenti. Come in quel video, in cui dice in lacrime: “Quello che voglio non è qui in mezzo al mare, è a casa”.

Quel video in cui arriva provvidenziale la voce di Francesca, sua moglie e sua principale sostenitrice: “Ricordati perché hai cominciato. Ricordati perché sei lì”

La folgorazione.

“Da lì a pochi minuti il cambio di atteggiamento è stato così radicale che remando contro il vento che mi aveva messo in ginocchio mi sono detto: “Adesso so perché sono qui, so cosa devo fare, mi devi uccidere se mi vuoi fermare. Perché non sono disposto a perdere questa sfida”

Ora Alex Bellini ha deciso di intraprendere un nuovo percorso.
Francesca ed io lo incontriamo a margine dell’evento, ancora scossi dalla potenza delle sue parole, per farcelo raccontare e per provare a conoscerlo un po’ meglio.

Alex, ci racconti cos’è “10 rivers, 1 ocean”?

In questi ultimi 24 mesi abbiamo deciso di allinearci a un obiettivo ancora più nobile.

Trasformare quello che so fare nella vita – l’esploratore – in una attività per accrescere la sensibilità collettiva di fronte a un mondo che cambia. Che è sempre cambiato ma oggi cambia soprattutto per mano dell’uomo.

Da due anni lavoro al progetto “10 rivers, one ocean”, ovvero navigare i dieci fiumi più inquinati da plastica al mondo per portare all’attenzione un argomento che ci riguarda tutti. Al di là delle differenze di cultura, lingua, provenienza e fede, c’è qualcosa che ci unisce: è l’ambiente che ci dà la vita.

Ho navigato sul Gange con una zattera con la scritta“We are all on the same boat” che campeggia sulla vela. Siamo tutti sulla stessa barca.

Il progetto 10 rivers 1 ocean.

Stai iniziando a vedere un impatto di questa tua impresa?

Credo fortemente che questo sia un momento propizio. Come se ci fossimo risvegliati. Ricordate l’illuminismo? Prima eravamo immersi in una sorta di oscurità. Di buio. Di superstizione. Non c’era neanche il coraggio di pensare con la propria testa. E oggi è un nuovo illuminismo in cui qualche scheggia impazzita dà coraggio ad altri nel chiedersi “dove stiamo andando”. Sicuramente anche l’epoca aiuta. In questo momento di grande crisi del sistema economico ci stiamo rendendo conto che non sarà quello che ci porterà avanti. Il modello va rifatto. In questo caos dobbiamo ritornare alle origini e ricostruire un’identità di essere umano fondata sull’interconnessione tra uomo e natura.

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Quando dici “momento propizio” pensi ad esempio a Greta Thunberg?

Esatto. Penso a Greta e a questa forma di coraggio che stiamo ritrovando tutti nel credere di poter fare la differenza individualmente. La storia ci ha appena mostrato che la voce di una bambina può essere ascoltata da milioni di persone. Vent’anni fa la voce di una bambina era solo una voce, e bastava alzare la propria per non farla sentire. L’unica cosa è che penso che dobbiamo anche stare attenti a non generare una situazione troppo contrappositiva.

Che cosa intendi?

La crisi ecologica è solo la conseguenza di una crisi più profonda che è una crisi di identità. E’ una crisi psicologica, culturale.

Non sappiamo più in cosa credere. Quali sono le cose non più negoziabili nella nostra vita. Non riconosciamo il senso e il valore delle emozioni.

La mancanza di empatia verso di noi è quello che provoca la poca empatia verso l’ambiente naturale che adesso comunica in maniera sempre più violenta e distruttiva.




Dove ritrovi il contatto con la natura nel quotidiano?

La mia vita è sempre così, anche nelle cose semplici. Porto le mie figlie a scuola a Trieste, dove viviamo. Mi fermo e cammino nel bosco portando a passeggiare i cani. Ho regolarmente punti di contatto con la natura. Noi abbiamo bisogno della natura.

I tempi di degenza dei malati ospedalizzati si riducono se la camera del malato o l’ambiente sono esposti verso un bosco, verso il verde. Sempre più psicoterapeuti consigliano l’ecoterapia! Sei depresso? Vatti a fare una camminata nella natura!

Da dove dobbiamo partire per trovare delle soluzioni, secondo te?

Non credo che la risposta possa essere “sviluppiamo un senso dell’ecologia in tutti e 7 i miliardi di persone del mondo”. Sarebbe impossibile. Dobbiamo rendere la sostenibilità facile e desiderabile. Il desiderabile è: “vieni con me che ti faccio vedere quanto è bello”.

Bisogna lavorare sul “responsabilmente”: acquistare, produrre, educare.

Ci resta una curiosità che non riusciamo a non chiederti.
Non ti sei ritenuto piuttosto fortunato per come sono andate a finire le tue imprese?

Ah sì certo. Non serve che parafrasiate: c’è molta dose di fortuna.

Quando nel 2017 sono caduto in un crepaccio e mi sono salvato senza torcermi un capello, è stato evidente che ci sia stata una “manina” che mi ha fatto cadere nel posto giusto. Cinque metri più in là ci sarebbe stato un altro crepaccio e sarebbe stata la fine. Se ci penso mi dico: guarda come è sottile il filo su cui sto camminando. E non vale solo per me, vale per tutti noi.

Poi, certo, i rischi nelle mie imprese sono molto grandi. Ma tutti gli eventi della nostra vita sono la scelta di tanti scenari che si potrebbero realizzare. Quindi dobbiamo benedire ogni secondo come se fosse l’ultimo.

Non possiamo che continuare ad augurarti buona fortuna.
Per me e Francesca è stato un piacere e un onore incontrarti.

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