Lang Tengah, l’isola della Malesia dove rinascono le tartarughe (e le persone)

Lang Tengah, l’isola della Malesia dove rinascono le tartarughe (e le persone)

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Lang Tengah, la ressa sulla spiaggia

Lang Tengah, letteralmente, significa “l’aquila nel mezzo”. Un piccolo spuntone di terra tra la più grande Redang e le Perenthian, isole gemelle, forse le più famose della Malesia. Lang Tengah è il luogo che scopri per caso, mentre cerchi un posto dove stare sulle più note isole. Di questo mucchio di sabbia e giungla si sa – e si può leggere – molto poco, eppure è uno di quei posti che ricorderai per tutta la vita.

Ci si arriva partendo di buon mattino dal porto di Merang, a bordo di un barchino che vuoi immaginare sicuro. Nell’afa perenne che offusca e avvicina l’orizzonte malese, compare dopo circa quaranta minuti di navigazione. Una fittissima vegetazione di palme e giungla varia si interrompe pochi metri prima di una lingua di sabbia bianchissima, accarezzata da un mare di un azzurro terso. Immobile.

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Sulla microscopica isola ci sono – per fortuna – solo tre strutture ricettive. Tre hotel con camere in bungalow nascosti nella vegetazione, un paio di (inutili ma tanto amate dal turismo cinese) piscine e un punto di ristoro, oltre a quelli presenti negli hotel. Per il resto Lang Tengah è disabitata. Quando soffia il monsone stagionale, il mare si ingrossa e i violenti temporali improvvisi si trasformano in una pioggia incessante e pericolosa, l’isola viene chiusa. I barchini smettono di solcare le acque della baia e si aspetta l’arrivo della stagione migliore. Un letargo che, di solito, va da Ottobre a Marzo.

Foto autoesplicativa

L’acqua è calda, di quel caldo che non dà refrigerio nella giornata tropicale. A Lang Tengah il sole si prende a piccole dosi, mentre ci si lascia accarezzare dal vento che almeno qui arriva, sotto l’ombra di una palma. A Lang Tengah si può ascoltare il silenzio e nuotare per ore nell’acqua tiepida e, ancora, ammirare una fauna ittica straordinaria.

Dal molo del Sari Pacifica si possono osservare banchi di pesci attraversati da piccoli (e innocui, tradunt…) squaletti. A pochi metri dalla riva della semi-deserta spiaggia principale, invece, distese di coralli e pesci coloratissimi (piccoli barracuda, pesci pagliaccio, anemoni, e tutto l’immaginario del film Alla Ricerca di Nemo, giusto per restare legati ai nostri profondi riferimenti culturali e scientifici).

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Nella fitta giungla che ricopre lo stretto entroterra, poco dopo le rovine lignee di un resort abbandonato, c’è un piccolo sentiero calpestato da pochi rari umani e altrettanti varani. Sì, proprio quei lucertoloni che avete imparato a conoscere in Bianca e Bernie (sempre per restare ai riferimenti culturali di cui sopra). Sia messo agli atti che nel 2019 uno di loro aveva saggiamente fissato la propria tana sotto il ristorante del Sari Pacifica Resort – chiamalo scemo…

Dopo una leggera salita che il sottoscritto, Francesca e Ginevra hanno saggiamente affrontato indossando super sexy scarpe da scoglio, si arriva a una spiaggia ancora più deserta della principale. Se si aguzza leggermente la vista, però, nascosti tra gli alberi si intravedono delle tende e una costruzione in legno. È l’accampamento dei volontari del progetto Lang Tengah Turtle Watch.

Il campo base del Lang Tengah Turtle Watch, sulla Turtle Bay

Premessa doverosa: le tartarughe marine sono in via d’estinzione in tutto il mondo, Malesia inclusa. Fino a vent’anni fa questa regione era una delle zone più prolifiche per quattro specie. A oggi ne rimangono solo due. Se una volta, infatti, a divorare i nidi di tartaruga sulle rive erano i varani, oggi il fattore umano ha dato un contribuito drammatico a questa letterale decimazione. L’abbandono di reti da pesca in mare, le luci degli hotel rivieraschi che allontanano le tartarughe che vengono a deporre di notte (e in effetti poco prima di mezzanotte sull’isola viene spento tutto…), ma soprattutto la caccia di frodo delle uova. In Malesia le uova di tartaruga, ahinoi, in alcune zone ancora vengono mangiate.

Un gruppo di intraprendenti volontari e biologi, però, sta cercando di cambiare il corso della storia profondendo un incredibile impegno. Sono i Turtle Watchers. Monitorano gli arrivi delle tartarughe di notte lungo le spiagge di Lang Tengah, armati solo di una piccola lucina rossa. Le luci rosse, infatti, non vengono viste dalle tartarughe che quindi non scappano spaventate come accade quando vedono una luce bianca. Quando avvistano una tartaruga che depone le uova, vanno a censire il nido, lo spostano se si trova in una zona di passaggio umano, lo proteggono se ritengono che sarà in pericolo, e così via. Servono un amore e una delicatezza infiniti per fare tutto questo: riposizionare le uova in maniera scorretta, ad esempio, implicherebbe uccidere sul colpo i nascituri.

Il banco dove i volontari raccolgono pezzi di guscio e uova che il mare restituisce.

Sono ragazzi che vengono da tutto il mondo. Vivono accampati nella giungla dell’isola, cercando di ridurre al minimo il loro impatto. La plastica è bandita, se non quando è essenziale. La doccia è un piccolo trabiccolo da campo, ma uno dei resort si è offerto di mettere a disposizione dei volontari i propri bagni. Ce lo spiega, col sorriso stampato in faccia e una seria concentrazione, una ragazza profondamente british. È lei la responsabile del campo, questa estate. È lei che organizza i turni per pattugliare le spiagge di notte, che fissa gli orari di cena e le sere libere. La sera della nostra visita è prevista la movie night: un piccolo proiettore da viaggio caricato durante il giorno da un pannello solare portatile su lenzuolo bianco appeso a due palme. Con buona pace del repellente per zanzare tropicali.

Il contributo di questi volontari è ormai sempre più evidente. Le tartarughe sono tornate a nidificare a Lang Tengah e, grazie a un complesso sistema di riconoscimento, i volontari possono affermare con certezza che molte mamme sono diventate abitudinarie delle spiagge dell’isola e ci tornano ogni anno.

La macabra costruzione fatta coi rifiuti di plastica raccolti dal mare

Altro apporto fondamentale per la salute dell’isola è la pulizia delle spiagge: ogni giorno i volontari raccolgono plastica, oggetti abbandonati e orpelli vari. Tutte cose apparentemente innocue ma che possono risultare fatali per la fauna ittica. Molti di questi rifiuti li hanno appesi in un’inquietante opera d’arte all’ingresso del campo base. Messi tutti insieme fanno davvero una certa impressione.

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Il progetto Lang Tengah Turtle Watch si sostiene principalmente grazie alle donazioni e alle piccole quote che i volontari versano per stare sull’isola. Potete sostenerli QUI, oppure comprando le loro tshirt o, ancora, soggiornando in una casa sull’adiacente isola di Perenthian Besar. I proventi del soggiorno in questa struttura gestita da Airbnb, infatti, vengono devoluti al progetto.

Aiuterete una causa giusta e fondamentale e i vostri soldi non andranno sprecati. L’abbiamo visto coi nostri occhi.

Da sinistra: Ginevra Ripa, Francesca Bianchi e Gabriele Zagni con le tshirt del Lang Tengah Turtle Watch

 

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