#GiveMe5 (Capossela Edition) | vol.182

#GiveMe5 (Capossela Edition) | vol.182

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Vinicio Capossela
Immagine di Sven Mandel, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ispirato dal bellissimo pezzo fatto da Melissa per l’ottuagenario del grande Guccio, ho deciso di fare anche io gli auguri ad un altro grande maestro: unico vero faro in questo periodo di bui e tempeste.

Siccome però mi scoccio di aspettare 25 anni, non festeggeremo gli 80 ma i 55 che comunque, come (quasi) tutti i palindromi, sono un numero interessante. Considerando che questo poi è un #GiveMe5, alla fine stiamo parlando di 555, che è il numero della bestia meno 111. Vorrà dire qualcosa? Probabilmente no, ma chi se ne frega.

Capossela, con quell’aria un po’ da cowboy favoliere, un po’ pirata scalcagnato, un po’ filosofo ellenico (più Diogene che Platone), non è un cantautore facile. La sua capacità di mettere insieme una citazione biblica e un detto calitrano spiazza e rende lui e i suoi testi estremamente enigmatici e trasversali. Prendiamo ad esempio Canzone a manovella: di che parla? Per alcuni narra della surreale e immaginifica evasione di un veliero in bottiglia dalla sua cattività sotto vetro mentre per altri è una parabola sull’alcolismo. E così via, per almeno un’altra metà delle sue canzoni.

I suoi concerti sono esperienze altrettanto mistiche che in un istante passano da essere salmi messianici a esorcismi da tarantolati – siano essi condotti dal pulpito di una chiesa o davanti ad un pubblico di soli muli. E Vinicio se ne sta lì, racconta, canta, sussurra, fischietta, con lo sguardo (e il tono) di chi è al contempo qui e altrove, come stesse sospeso tra due mondi, quello reale e quello del vero, in cui solo lui riesce, come un camaleonte, a sbirciare contemporaneamente.

Oggi è il suo compleanno, e noi lo festeggiamo con 5 canzoni: un vademecum per superare il disagio e la malinconia che ogni anniversario si porta dietro.

Vinicio Capossela in concerto

1) Dove siamo rimasti a terra Nutless

Non neghiamocelo, questo 2020 è stato un anno strano per vari motivi. Uno di questi è stato il senso di pausa che si è portato dietro: che abbiamo fatto durante questi 12 mesi a parte aspettare che passassero? Abbiamo vissuto, o ci siamo limitati a immaginare il futuro e a sognare il passato? Come David Noodles, il protagonista di C’era una volta in America a cui questa canzone s’ispira, che tutt’a un tratto s’accorge che il tempo passa nonostante noi.

Dov’è che i muri si sono chiusi addosso?/ Muri che avevamo costruito/ nella sabbia e per la sabbia/ Forse per avere ancora a tiro l’onda.

2) Ovunque proteggi

Se avete mai lasciato qualcuno o qualcosa perché eravate convinti che, come diceva Guccini in Vedi Cara, “quel tutto non è niente” e avevate una bulimica voglia d’altro per poi realizzare che qualsiasi cosa arrivata dopo non è stata all’altezza di ciò che avete consapevolmente abbandonato, questa è la canzone che fa per voi. Ora il tempo è passato, l’occasione perduta, e a voi non resta altro che vivere di luce riflessa per ciò che è stato. Sarà forse un caso che rimorso e ricordo suonino così simili?

I vecchi già lo sanno il perché/ e anche gli alberghi tristi/ Che il troppo è per poco/ e non basta ancora, ed è una volta sola.

È la canzone che Paperone ascolta quando ripensa a Doretta Doremì, ne sono certo.

3) Il Gigante e il Mago

Appartenente alla sua “fase circense”, Da solo è forse l’ album più sottovalutato di Vinicio e raccoglie alcune delle sue canzoni più tenere. Il Gigante e il Mago è un appello quasi calviniano alla fantasia come rifugio dalla realtà e alla tristezza del presente. Anche l’inferno è più tollerabile se con noi ci sono un gigante e un mago a tenerci compagnia!

E se non c’è più dove andare/ e non c’è più a chi ritornare/ E la cicala ha già cantato/ e l’inverno ora è arrivato/ E non hai porte da bussare/ solo cartoni da rifare/ Ti puoi consolare/ col gigante e il mago.

4) Le Sirene

Perfetta da ascoltare a tarda notte, quando tutto tace tranne i pensieri, e i ricordi volteggiano come gabbiani sulle onde. La stabilità di quel che è stato ci conforta rispetto all’insicurezza di ciò che deve venire e che potrebbe non essere all’altezza del passato, e l’ingannevolezza del ricordo ci distrae e ci porta a morire. Ah, che dolce, dolce veleno che è la nostalgia.

Le sirene non cantano il futuro/ ti danno quel che è stato/ Ma il tempo non è gentile/ e se ti fermi ad ascoltare/ ti lascerai morire.

Forse la canzone più bella mai scritta.

5) I pianoforti di Lubecca

Ma alla fin fine, lo sappiamo, l’unico modo per vincere il passato è quello di vivere il presente. E quale modo migliore di farlo per un vecchio pianoforte oramai dismesso se non improvvisando un ultimo ballo insieme ai suoi compagni alla faccia del tempo che passa e delle mani che non li suonano più (un’idea degna di un film della Pixar)?

Oggi la Terra ha compiuto la sua 55esima rivoluzione attorno al Sole per il nostro festeggiato e se è vero che la rivoluzione non è un ballo di gala, è anche vero che una rivoluzione senza un ballo non è degna di essere fatta. E quindi forza

Signora Blutner non stia a pensare/ quello che è stato/ non tornerà/ Se c’hanno dati, tutti all’incanto/ ora all’incanto, ceda il suo cuor.

Tanti auguri compare Vinicio.




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