Verso l’infinito e oltre: giovani scienziati crescono

Verso l’infinito e oltre: giovani scienziati crescono

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Giovani ricercatori crescono: Alessandro Cavinato (24), Davide Petrillo (24), Marco Gaino (24), Federico Chiarotti (22) e Marco Buonomo (ben 26 anni)

Dovevano “presentare progetti con la prospettiva di futuri impieghi nelle missioni spaziali” per vincere il premio Hans Von Muldau all’International Astronautical Congress di Gerusalemme, uno dei riconoscimenti più importanti del settore. E ce l’hanno fatta!
I protagonisti di questa trama un po’ inconsueta sono cinque giovani veneti di quasi 25 anni che compongono un team di ricerca presso l’Università di Padova. Cinque giovani(ssimi) italiani che per una volta ribaltano il pessimismo della narrazione del quotidiano. Che ci fanno sperare e soprattutto riscoprire la bellezza della generazione che la crisi ci ha portato a trascurare, a considerare rassegnata.
Hanno sfidato 11 squadre provenienti da tutto il mondo: India, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Canada, Norvegia… E hanno presentato il loro progetti di fronte a un comitato di esperti. 15/20 minuti a gruppo per giocarsi il tutto e per tutto. Dietro il loro successo c’è la fiducia di un ateneo che ha creduto in loro, quello di Padova, e il supporto dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea).

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“Abbiamo progettato, costruito e testato un prototipo di un sistema di aggancio per satelliti a filo flessibile. Un aggancio magnetico” mi spiega Alessandro al telefono. Segue un mio giustificato ignaro silenzio e la richiesta di applicazione del metodo del: fingi che io sia la casalinga-di-Voghera. “Allora, praticamente hai presente le navicelle che si agganciano con un complicato e rischioso sistema a braccio rigido? Ecco. Questo nuovo prototipo consentirà di garantire un att(r)acco tra satelliti o navicelle di tipo morbido. I satelliti saranno messi in contatto tra loro da un filo flessibile che letteralmente cattura l’obiettivo grazie al magnetismo”. Ah. Rispolvero le conoscenze rudimentali di astronautica apprese insieme a Buzz-Lightyear e mi convinco di aver capito. In realtà sono solo stupito perché in questi giovanissimi scienziati è stata riconosciuta una potenzialità altissima per il settore. Perché esiste, per fortuna, chi nella genialità e nell’estro giovane crede (ancora).

Alessandro Cavinato, dunque. È lui che risponde alle mie domande dall’altro capo del filo. 24 anni e venetissimo, almeno nell’accento. Con lui fanno parte del team anche Davide Petrillo (24), Marco Gaino (24), Federico Chiarotti (22) e “il vecchio” Marco Buonomo (ben 26 anni). Si sono guadagnati con la loro fatica paginoni sui giornali italiani e interviste su svariate riviste di settore in tutto il mondo.
Almeno ve la tirate un po’? Vi sentite un esempio di eccellenza?
Ragioniamo stando con i piedi per terra e con l’umiltà che ci ha contraddistinto in questo percorso fin dalle sue prime fasi. Siamo stati e siamo entusiasti di essere riusciti a vincere questo premio. È una soddisfazione enorme in un contesto mondiale composto dagli enti spaziali tra i più importanti al mondo!”

Un render del prototipo realizzato da questi ricercatori.
Un render del prototipo realizzato da questi ricercatori.

Che percorso hai e avete fatto per arrivare fino lì?
Ho fatto l’università e seguito i corsi come qualunque altro studente che si iscrive alla facoltà di Ingegneria Aerospaziale a Padova. Quando ci è stata fatta la proposta di poter fare un’esperienza con l’ESA abbiamo deciso di metterci alla prova, non senza qualche timore e qualche dubbio. Insomma, chi l’avrebbe mai detto? Però abbiamo deciso di mettere le mani in pasta. Abbiamo capito che era il caso di fare qualcosa di pratico. Che dovevamo anche distaccarci dalla sola (esclusiva) preparazione che ti dà l’università. Di fatto un’esperienza di questo tipo ti può dare molto. Ci siamo messi con forza di volontà e impegno e siamo riusciti a ottenere un risultato”.

Come vedi il tuo imminente sbarco nel mondo del lavoro?
Ora come ora vorrei provare un’esperienza all’estero: questo settore ci consente un livello di internazionalizzazione altissimo. Poi, magari, una volta che ho provato e testato il mondo lavorativo lì, vorrei rientrare. Con un background nuovo, aggiornato”.

​Molti vi (ci, ndr) definiscono la generazione degli sdraiati. Eppure voi siete un po’ l’esempio che non è così. O almeno, non è tutto così. Che consiglio ti senti di dare ai tuoi coetanei?
In primo luogo cercate – anche a lungo – e trovate qualcosa che vi appassioni. E investiteci tutto quello che avete: risorse, energie, tempo. Non mollate! I risultati, se hai passione, vengono fuori (venetismo, ndr)”

Hai mai pensato a cos’è per te il sale della vita?
Credo che per me siano sostanzialmente due le cose che ne fanno parte. La prima è la soddisfazione che ti dà poter fare, già alla nostra età, quello che ci piace a livello ormai quasi professionale. La soddisfazione che danno questi risultati raggiunti con impegno costante. La seconda sono gli affetti personali, che sono e fanno tutto il resto. Abbiamo dedicato il premio alle nostre famiglie che ci hanno sostenuto e supportato in questi anni!”

Per tutti quelli che vogliono approfondire di più sulla loro storia e su questo progetto, il loro sito è: http://www.feldsexperiment.com/

Daily business dei cinque ragazzi del team.
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