Ferrovie abbandonate

Ferrovie abbandonate

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Dell'Associazione Italiana Greenways e di Binari Verdi

Photo credit: Ferrovie Abbandonate

Quando scelsi i giardini storici come tema della mia tesi di laurea triennale, una decina di persone risero di me, io compresa. Eppure era aprile, la primavera stava vivendo il suo momento migliore e io mi ero innamorata di quell’aria che si respira quando un luogo è abbandonato e qualcuno decide di cullarlo e credere nelle sue potenzialità. A me accadde con il Lazzaretto di Verona, ai milanesi è successo meno di un decennio fa con la stazione Centrale, a Roberto Rovelli è capitato con le ferrovie abbandonate, le protagoniste di questo Tell a Story nostalgico ma con infiniti sogni nel cassetto. Professore alla Facoltà di Agraria della statale di Milano, Roberto Rovelli cominciò ad appassionarsi alle Ferrovie Abbandonate durante i suoi studi universitari e ancora oggi continua ad amarle, studiarle e, soprattutto, valorizzarle. È una storia emozionante quindi mettetevi comodi e pensate di trovarvi qui:

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Photo credit: Binari Verdi

Buongiorno professor Rovelli! Ci vuole raccontare del progetto Ferrovie Abbondate?

Ferrovie Abbandonate è la costola di un organismo più grande, l’Associazione Italiana Greenways, nata nel 1998 con una finalità ben più ampia ovvero promuovere il concetto di Greenways in Italia. L’associazione nacque in ambito accademico grazie ad alcuni docenti della Facoltà di Agraria della statale ed altri del Politecnico di Milano. Il loro obiettivo era essenzialmente culturale e ispirato a dei seminari, studi e convegni organizzati per ragioni universitarie in collaborazione con professori americani che presentarono esperienze simili realizzate in territorio americano.

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Ci può spiegare più precisamente il significato di Greenways?

Si intende per Greenways tutti quei percorsi dedicati a utenti non motorizzati quindi non solo ciclisti ma anche pedoni, gente a cavallo, con i pattini o persone diversamente abili; percorsi che prevedono una multi-utenza grazie anche a sentieri con pendenze non elevate. All’interno di questo movimento vengono inclusi percorsi su ex ferrovie o lungo i fiumi, sentieri storici e strade rurali. In generale, quindi, sono sentieri che non si creano ex novo ma che vengono riutilizzati, percorsi che inizialmente erano nati per una precisa funzione che con il tempo si è persa e che oggi rinascono con nuove finalità. Ferrovie Abbandonate, in questo contesto, si inserisce come una tipologia ben specifica di questi percorsi. 

Possiamo dire che Promozione e Valorizzazione sono le parole chiave che meglio spiegano il progetto Ferrovie Abbandonate?

Direi di sì! L’obiettivo di Ferrovie Abbandonate è quello di conservare la memoria storica di queste infrastrutture anche se non vorremmo essere solo dei nostalgici: il nostro scopo è far conoscere questo patrimonio per stimolarne il riutilizzo nell’ottica delle Greenways, ripensare alle infrastrutture che hanno perso la loro funzione e alla loro possibilità di soddisfare nuove esigenze come il desiderio, sempre più diffuso, di stare all’aria aperta. 

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Photo credit: Binari verdi

Quante Ferrovie Abbandonate ci sono sul nostro territorio?

La questione è abbastanza complessa. Il mio lavoro, più di un decennio fa, fu quello di cominciare a catalogare le varie ferrovie abbandonate sul territorio italiano. Il problema principale è che le prime linee nacquero ancora prima dell’unità d’Italia, nei vari regni che allora si dividevano il territorio italiano, senza un progetto più ampio e, soprattutto, sotto diversi proprietari. Per dare un’idea, in Italia ci sono ottomila chilometri di linee ferroviarie dismesse e abbandonate (sono comprese quindi anche le linee turistiche utilizzate solo alcune volte l’anno), duemila vecchie stazioni e con un semplice calcolo possiamo stimare un totale di quattromila caselli. Il grande problema è la mancanza di una visione strategica nazionale per salvaguardare i percorsi più belli: manca, sostanzialmente, una comunicazione globale che possa valorizzarli e, soprattutto, farli conoscere.

Diversi percorsi sono stati recuperati nel corso del tempo ma in modi diversi e con scopi differenti: come ovviare a questo problema?

Schermata 2016-02-21 alle 17.42.36Abbiamo studiato vari progetti presenti all’estero, il più incredibile quello delle Vías Verdes in Spagna, e abbiamo cominciato a lavorare a un nuovo marchio. Il nostro nuovo progetto, in collaborazione con Touring Club Italiano, si chiama Binari Verdi e ha lo scopo di dare un tratto distintivo a tutti questi percorsi che si sono creati nel tempo e che rappresentano oggi una vera e propria rete e un ipotetico prodotto turistico identificabile. Binari Verdi, quindi, sarà un vero e proprio certificato che riconoscerà ai percorsi che rispetteranno determinati criteri il marchio e la possibilità di far parte di un più ampio sistema. Beneficeranno di questi vantaggi sia il territorio che l’utente stesso grazie alla messa in sicurezza dei percorsi, all’installazione di una segnaletica adeguata e riconoscibile in tutta la nazione, alla valorizzazione del territorio tramite l’indicazione dei luoghi d’interesse vicino ai sentieri. Il sogno, poi, è quello di trasformare tutte le strutture, come le vecchie stazioni e gli edifici circostanti, in servizi per i turisti: noleggio e assistenza biciclette, info point, ristoranti, piccoli musei con materiale storico riguardante la linea ferroviaria che si sta percorrendo. Per poter realizzare tutto ciò avremo bisogno di molti fondi ma è un progetto in cui crediamo molto e non ci arrenderemo facilmente. 

E io lo spero immensamente perché mi ci vedo già con uno zaino in spalla a girovagare per i luoghi più nascosti del nostro paese: e voi?

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