Nelle acque profonde e scure | Joyce Carol Oates e Patricia Highsmith

Nelle acque profonde e scure | Joyce Carol Oates e Patricia Highsmith

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Nelle acque profonde e scure. Joyce Carol Oates e Patricia Highsmith
Joyce Carol Oates. Un'immagine della Oregon State University, condivisa su Flickr con licenza CC BY-SA 2.0

Alcune donne sanno scavare a fondo delle nostre ossessioni, e riportare in superficie il rimosso. Con fatica, si fanno interpreti del proprio tempo e delle sue storture, partorendo opere che scuotono l’immaginario collettivo.

Le due donne di cui voglio parlarvi hanno molto in comune, pur essendo tanto singolari da non assomigliare mai a nessuno. Sono due scrittrici, hanno diciassette anni di differenza e sono entrambe americane, famose per aver esplorato gli angoli più oscuri della mente e della società. Sto parlando di Joyce Carol Oates e di Patricia Highsmith, e per farlo, ho scelto due opere minori: Black water della Oates e Deep water della Highsmith.

Ma facciamo un passo indietro. Patricia Highsmith è nata nel 1921 a Fort Worth, la città più vicina a Dallas, in Texas. Della sua terra natale si porta dietro un contraddittorio miscuglio delle peggiori forme di misoginia, razzismo e antisemitismo. Attorno alla sua figura si è da sempre creato un alone di mistero, sostenuto dall’ambiguità delle testimonianze: c’è stato chi l’ha definita una ragazza romantica e sensuale, e chi invece l’ha dipinta come una disillusa misantropa, alcolizzata e odiosa, lesbica che odia le donne. Certo è che la sua infanzia non è stata rosea, e da subito la Highsmith ha dovuto fare i conti con la violenza e l’aridità del mondo che la circondava. Non ha incontrato suo padre fino ai dodici anni e ha avuto con sua madre, donna eccentrica che sembrava non amare la figlia, un rapporto conflittuale e ambiguo ai limiti del freudiano.

Nonostante la crescita turbolenta, Patricia Highsmith si impone come una delle più brillanti penne americane, conquistando da subito il cinema (il suo primo romanzo Strangers on a train viene adattato allo schermo da Alfred Hitchcock) e la fama di autrice controversa. Conosciuta soprattutto per Il talento di Mr Ripley, la Highsmith nutre una fascinazione per la figura di psicopatici gentili, nei quali i comportamenti più estremi sono normalizzati e celati dietro a un senso di alienazione.

Joyce Carol Oates, invece, racconta di aver avuto un’infanzia felice nella fattoria dei genitori, che l’hanno amata e incoraggiata. Nata nel 1938 a Lockport, New York, è una delle autrici più prolifiche (criticata per “eccessiva produttività”) e tra le più grandi scrittrici viventi americane. Timida e solitaria, la Oates decide di diventare una scrittrice quando la nonna le regala un volume di Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Ben presto dovrà scontrarsi con la violenza della provincia americana, e la scrittura diventerà per lei un mezzo per esorcizzare oscuri segreti familiari. Ma la Oates non dimentica il lavoro nei campi, ed esegue la scrittura come un contadino, svegliandosi la mattina alle cinque e scrivendo prima della colazione, secondo ritmi che le permettono di lavorare alla stesura di più romanzi contemporaneamente.

Anti-trumpiana convinta, ha dichiarato in un’intervista a Interview che la Bibbia e il suo autore sono decisamente sopravvalutati. Conosciuta soprattutto per la sua “Epopea americana”, la Oates passa con sicurezza attraverso stili e generi diversi, producendo una quantità impressionante di romanzi, racconti, libri per bambini, poesie, saggi.

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Le acque in cui si muovono queste due autrici sono spesso torbide, scure e paludose, e i due romanzi Black water e Deep water, oltre alla somiglianza del titolo, portano a galla i nodi più dolorosi da cui si originano storie tanto spaventose quanto brillanti.

Deep water di Patricia Highsmith (1957) è un ritratto tagliente di un matrimonio disfunzionale. Vic e Melinda Van Allen conducono una vita ordinaria nella piccola cittadina di Little Wesley. Vic è un marito mansueto e comprensivo, rispettoso delle convenzioni e amato dalla comunità che lo difende nonostante l’evidenza. Padre affettuoso, gestisce una piccola tipografia e coltiva lumache come animali domestici. Sua moglie Melinda è una donna civettuola, insoddisfatta, annoiata e quasi alcolizzata. Del tutto indifferente alla vita familiare e al ruolo di madre, evade la routine con flirt spudorati che non nasconde.

La Highsmith descrive con lucidità i meccanismi relazionali disfunzionali che creano un perenne stato di tensione. Il suo sguardo empatizza con Vic, con il quale condivide il bizzarro hobby delle lumache, eppure la figura più interessante è quella di Melinda, una donna detestabile e capricciosa, che pur non attirando la nostra simpatia fa riflettere sul sogno della “suburban wife”, che sei anni dopo la pubblicazione di Deep Water venne analizzato da La mistica della femminilità di Betty Friedan. Anche Melinda sembra conoscere il “problema che non ha un nome”, quel senso di vuoto, di non esistenza e spossatezza che riempie le pagine di testimonianza delle casalinghe bianche raccolte dalla Friedan all’inizio degli anni sessanta.

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Acque Profonde, Patricia Highsmith

Black water di Joyce Carol Oates (1992) prende le mosse da un fatto realmente accaduto nel 1969, il cosiddetto “Chappaquiddick accident”, un incidente d’auto che coinvolse il senatore Edward Kennedy e la giovane Mary Jo Kopechne, morta annegata. Pur ammettendo di aver iniziato a concepire la storia di Black water in seguito alle vicende del 1969, la Oates ribadirà più volte che la sua intenzione non era di raccontare un fatto di cronaca, quanto di voler costruire una storia “mitica in qualche modo, l’esperienza quasi archetipica di una giovane donna che si fida di un uomo più grande e la cui fiducia viene violata”.

Dopo tanti anni, però alcuni fatti portano l’autrice a ripensare a Chappaquiddick: il “William Kennedy Smith rape trial”, le dimissioni dalla Corte suprema di Thurgood Marshall, che segna la fine di un’era nei diritti civili, la testimonianza di Anita Hill. Prima di MeToo, la Oates interpreta un clima di ostilità in cui la violenza maschile fa da contraltare all’impotenza femminile. Con empatia e fascinazione inorridita verso la vittima, ci riporta i suoi pensieri mentre affoga, abbandonata e tradita, aggrappandosi al senatore per cercare di respirare.

La protagonista di Black water non ha molto in comune con Melinda, la moglie annoiata di Deep water. Kelly ha ventisei anni, si è appena laureata e scrive di politica per un giornale. Alla festa in cui conosce il senatore è intimidita, nonostante l’esperienza e l’indipendenza che caratterizza le sue prime scelte fuori dal college. Eppure, le due donne si assomigliano nel desiderio che le spinge verso un maschile impettito, disinvolto, pronto a legittimare l’esistenza di una donna con le sue mosse di danza. Il problema che non ha un nome, infatti, non riguarda solo le “desperate houswives” dei sobborghi.

Black water e Deep water sono due ritratti sinceri e brutali di un’America diseguale e gretta, dalle villette a schiera di una piccola città al party esclusivo del 4 luglio popolato di senatori e politici, attraverso i quali riscoprire la grazia feroce di due autrici spesso gotiche, certo sinistre, disposte a guardare a fondo dell’abisso umano per emergerne nella loro scrittura.

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Acqua Nera, Joyce Carol Oates

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