Indubbiamente, i migliori.

Che il 2017 fosse un anno come minimo scoppiettante, considerato il suo indomito e per fortuna concluso predecessore, era quasi ovvio – anche e soprattutto per le nostre librerie! Se infatti, in un moto trascinante di vintage, assieme al leopardato e ai fiori ricamati anche le case editrici italiane non si sono lasciate sfuggire l’occasione di introdurre grandi libri che sono gia’ dei classici, le nuove proposte del 2017 non sono di certo da meno e noi siamo ben contenti di presentarvi quelli che riteniamo essere i 10 libri migliori dell’anno appena trascorso.

Tutte le proposte della nostra lista hanno, di certo, un che di stupefacente.

Fosse anche solo perche’ le ha scelte accuratamente la nostra redazione, che di trip se ne intende. Per citare un altro indomito, scoppiettante e stupefacente Gianluca Vacchienjoy!

I. Tibetan Peach Pie – Tom Robbins

In Italia per qualche stranissima ragione ancora non avevamo l’edizione tradotta del libro più lisergico dello scrittore più pericoloso (lo dice Fernanda Pivano) del mondo. Hanno rimediato quest’anno, per nostra gioia, i filosofi più trascendentalmente cool dell’emisfero, quelli di Edizioni Tlon (in piedi, applauso, seduti). “Tibetan Peach Pie – Cronache di una vita immaginifica” percorre la vita esplosiva e inimmaginabile di Tom Robbins, il giornalista e scrittore del North Carolina con l’originalissimo OCD per le metafore pazzesche. Un’autobiografia affollatissima nella quale troverete una coralità di personaggi del calibro di Bart Simpson, Daniel Defoe, celebrità Hollywoodiane che – una volta tanto – non vorrete assolutamente portarvi a letto, F. Scott Fitzgerald, Josephine Baker, Ernest Hemingway, Henry Miller – e molti altri – come comparse di una vita troppo esaltante per essere raccontata, in bilico tra il sacro e il profano, tra il ridicolo e il dolorosamente drammatico, tra la realtà e l’immaginazione debordante. Ah, la Tibetan Peach Pie del titolo non si mangia, è più che altro una bella storiella Zen che con il suo epifanico aplomb ti aiuta ad accettare gli inevitabili fallimenti nei quali inciampi come fossero maledette buche di cemento smosso e ad accontentarti di una torta di mele nostrana che profuma di lenzuola pulite della nonna quando non puoi proprio avere –  nonostante tutto il tuo impegno – una lussuriosa e middleuropea Sacher. Se volete farvela raccontare, nella prefazione c’è l’indirizzo di casa di Robbins al quale mandare una letterina (diciamo basta a Babbo Natale e sì alla casella di posta di Tom Robbins). Il gentilissimo Tom assicura che non vede proprio l’ora di mettersi davanti al caminetto acceso indossando una sudaticcia casacca rossa, una pruriginosa barba bianca di materiale sintetico biocompatibile e raccontarvela. Tutti avranno un’esauriente risposta da tenere su comodino.

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II. Libro dei fulmini, Matteo Trevisani

L’esordio narrativo di Matteo Trevisani per Atlantide Edizioni è il libro perfetto per chi ha passato gran parte di questo 2017 aggirandosi faticosamente per la propria città credendosi la forma umanoide della carestia delle patate in Irlanda. Questo è un libro magicko (sic!) che vi porta nella parte più viva e ancestrale di Roma, dove è in atto da secoli l’unico vero celebrity party, ovvero sottoterra. Partendo dall’antico culto pagano dei fulmini, il protagonista si ritrova immerso in una caccia al tesoro – in bilico tra un inquieto mondo dei vivi e un vivacissimo mondo dei morti – che si legge tutta d’un fiato come il migliore dei racconti da brivido di Poe, un brivido caldissimo. Una frenetica ricerca di miti e suggestive tradizioni esoteriche della Città Eterna, grande protagonista insieme a tutta la sua onnipresente arte imponente, quella che spesso non è racchiusa nei musei ma riposa a cielo aperto, sotto gli occhi distratti degli ignari passanti. Un viaggio dantesco con Aleister Crowley al posto di Virgilio che è un lirico inno d’amore assoluto per la città e la sua storia, il suo sempre attuale mistero che la circonda ovunque in attesa di essere svelato. Una lettura che spinge alla contemplazione di ogni cosa, un’osservazione insistente perché ogni angolo di Roma, così come ogni angolo della vostra città – se solo decidete di prestare un po’ di attenzione – vi ricorderà una storia nella quale voi non c’eravate, o forse sì.

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III. La stanza di Giovanni – James Baldwin

James Baldwin ha i colori di Caravaggio. Ha il suo rosso porpora, rosso sangue. Il suo buio ed il suo dramma.
Ha il suo teatro. David ha vent’anni, è americano, e vive a Parigi con il pretesto di studiare in Europa, lontano da casa: quando una sera, in un gay bar degno della prosa di William Burroughs, incontra Giovanni – un giovane e carismatico barista italiano – si spalancano per lui le viscere della Vita, e le fauci dell’Inferno.
Pubblicato per la prima volta nel 1956 e oggi ristampato dalla Fandango, “La stanza di Giovanni” è la drammatica, teatrale rappresentazione della confusione di un ragazzo circa la propria identità: identità sessuale, nella concretezza della trama; identità di qualsiasi tipo, grazie all’efficacia emotiva ad ampio raggio della prosa intensissima e spietata di James Baldwin. E’ un romanzo sulla confusione, sulla paura di scegliere fra tranquillità e istinto, e su ciò che ne deriva: l’incapacità di vivere.

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IV. The Sun and Her Flowers – Rupi Kaur

Vi avevamo gia’ parlato di Rupi Kaur. La prolifica poetessa di instagram non ha fatto in tempo a godersi il meritato successo di milk & honey che gia’ ci sforna la sua ultima fatica in termini di poesia ermetica e femminista, luminosissima nel suo titolo e nei suoi temi. The sun and her flowers parla ancora di ragazze, di luci accecanti e della dolcezza dei girasoli – i temi cari a Rupi che ne hanno suggellato il successo tornano, elaborati, acuiti. L’amore, il sesso, il dolore, i percorsi tracciati dai piedi di chi fugge – sia esso un amore, un paese, una casa non piu’ tale. Nella semplicita’ delle poche righe si riversano sentimenti potenti che toccano tutto il sentire umano – dallo schianto alla rivalsa.

Restano le donne il punto focale: non per niente, nella poesia di Rupi il sole e’ femmina.

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V. Memoria di ragazza – Annie Ernaux 

Il suo nome si sta plasmando, in marmo, sta sbocciando uno dei Grandi Nomi della letteratura del nostro Tempo : Annie Ernaux.
Qui esercita un potere quasi perverso: scava dentro, con un coltello quasi più affilato di quello di Kafka, nel tentativo spietato di riavvicinarsi alla sé di sessant’anni fa – alla ragazza del ’58 – attraverso la scrittura.
“Memoria di ragazza” è un romanzo sulla perdita della verginità, sulla trasformazione di una ragazza, austera fiera e piena di sogni, in una  iovane donna schiacciata dal peso meschino, crudele e persino banale di quella parte di mondo, degli altri, di se stessa, più buia. Senza pietismi né inutili addobbi, Annie Ernaux si racconta, e così libera – redime – la sua voce più intima.

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VI. Non finché vivo, Allen Ginsberg

Gli editori del Saggiatore sono finiti in un vortice lirico, in una spirale compulsiva e bellissima di ripubblicazione delle poesie di Allen Ginsberg. Ode Plutonia, La caduta dell’America, Diario Indiano, Primi blues, Saluti cosmopoliti e Non finché vivo fanno bella mostra di sé in vetrina come dolci di pasticceria – copertine ipnotiche e odore di carta fresca, odore di mare odore di legno odore di campo rifiorito.
Qui vengono pubblicate, per la prima volta in Italia, alcune poesie inedite scritte tra il 1942 e il 1996, sparse e sparpagliate per genere stile geografia umore e sentimento: riordinate editorialmente per decennio,
testimoniano l’incapacità di Ginsberg di invecchiare, la sua straordinaria polifonia, la sua instancabile ricerca del Senso e della Bellezza, la sua fame di Vita, vita vita!

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VII. Teoria della classe disagiata – Raffaele Alberto Ventura

Saggio dibattutissimo, Teoria della classe disagiata non può mancare nel nostro 2017 letterario. Ma non senza conseguenze. Su tutte lo sviluppo di un marcato cinismo verso il principe dei feticci: la cultura. A seguire, il risveglio quasi kafkiano di chi si addormenta wannabe-intellettuale è si risveglia consumatore. In ultimo, il senso di ridicolo per la nostra generazione, quella dei bisogni aristocratici, dell’expensive taste – per dirlo efficacemente all’anglosassone – che cozza con quel “precario” scritto in fronte, la “classe disagiata” appunto. In realtà Ventura non aggiunge molto di nuovo, ma ha il pregio di prendere Marx, Baudrillard,
Veblen, Keynes, Adorno e (molti) altri, e di tirarceli addosso,  costringendoci a vedere il volto capitalista dell’industria culturale, dal quale, consapevolmente o meno, fuggiamo. Resta comunque un saggio molto digeribile, molto “pop”, ma anche Ventura dovrà pur vendere se vuole sfuggire al declassamento di cui scrive. Ve ne parliamo piu’ approfonditamente qui.

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VIII. My Absolute Darling – Gabriel Tallent

Libro-rivelazione che ha fatto discutere gli Unitissimi Stai d’America, ancora inedito in Italia. Opera prima di un timidone femminista cresciuto con due madri in una comunita’ hippie dalle parti di Mendocino, selvaggio angolo di California. E proprio nelle foreste di Mendocino cresce Turle, una ragazzina selvatica che pare trovarsi piu’ a suo agio con i fucili che con i libri di scuola. Ombra del padre survivalist, convinto che una catastrofe nucleare da un momento all’altro spazzi via 3/4 del globo terracqueo, Turtle trova nella sua vita ai margini della societa’ e della foresta una parvenza di normalita’ – anche se l’orco  e’ proprio dentro casa. Fino a che la fuga non diventa l’unica soluzione di sopravvivenza.

Dalle tematiche dure di Una vita come tante, My Absolute Darling indaga le conseguenze della violenza e la rivalsa della vittima – il tutto nelle descrizioni lussureggianti della foresta californiana che e’ buia, ma fa meno paura di altri orrori.

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IX. Le otto montagne – Paolo Cognetti

Per quando hai voglia di un rifugio di pietre e travi di legni incastrati e messi su con le tue mani, un rifugio appoggiato alla parete della montagna, che il muro di pietra di fianco al tuo letto, quello dove respiri caldo di notte, è la montagna stessa. Un rifugio sulla riva di un lago d’alta quota, dove iniziano a non esserci più gli alberi, con il vento freddo delle prime nevi che increspa la superficie.

Per quando hai voglia di prendere e salire su da solo il pendio della montagna, senza seguire sentieri, solo con la spinta a salire in alto e sempre più in alto, e arrivare alla cima a guardare l’immensità della valle di fianco. Da solo, tu e il cielo.

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X. L’innominabile attuale – Roberto Calasso

I libri di Calasso sono dei mondi rotanti su se stessi, corrispondenti a regole proprie che ne investono ogni virgola. Questo libro sottile non fa eccezione. Dalla copertina splendida alla prosa elegante e oscura, Roberto Calasso prosegue la sua opera omnia iniziata con La Rovina di Kasch e proseguita con le famosissime Nozze di Cadmo e Armonia. Un libro “per persone intelligenti” (cit. una persona molto intelligente) che spazia dal terrorismo alle derive turistiche, fino ad un’analisi aneddoto per aneddoto, anno per anno, dell’impatto sull’Occidente della Societa’ Europea del Gas. Libro di storia, filosofia, antropologia, fantascienza – nulla puo’ catalogare questo testo-mondo. A leggerne le pagine si resta imbambolati, e non e’ che ci si senta poi cosi’ intelligenti. Ma rapiti, indubbiamente, si.

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