giovedì, Luglio 9, 2026

Zero

Nella realtà in cui il piccolo, sfortunato protagonista di questo bel cortometraggio viene alla luce, come in fin dei conti nella nostra, non c’è futuro per le nullità; qui tutti nascono con un (metaforico) numero impresso sul petto a garantirne il futuro, di successo o mediocrità. Il piccolo Zero quindi porta un indelebile marchio di solitudine e tristezza e fallimento, ma ciò nonostante è ingenuo e teneramente incantato dalle bellezze della natura e della vita.

Destinato ad una vita non degna di essere chiamata tale, Zero non si scoraggia mai, e infine la sua testarda bontà viene premiata con l’amore. Che in quel mondo l’amore fosse proibito per i numeri zero non basta certo a fermarlo!

Cortometraggio cupo e tenero, deprimente ma ottimista, Zero è una apparentemente leggera riflessione sui ruoli imposti dalla società e ai quali noi tutti più o meno ci adeguiamo nella nostra vita. Che si abbia un numero sul petto o meno, siamo tutti in grado di inquadrare in un momento un nostro simile in una categoria, inferiore o superiore a noi – delicata arte, di sopravvivenza o no, appresa dai più negli anni tra la scuola elementare e media.

Zero ci offre una visione a distanza di sicurezza di come dev’essere la vita di un escluso dalla società, evitato come la peste e discriminato, che sia per il suo numero, o il colore della sua pelle, o la sua classe sociale: insomma un escluso nel suo ambiente, estraneo al suo stesso mondo. Infatti Zero, oltre ad avere sul petto l’inequivocabile segno della sua “inferiorità”, è anche un omino di lana scura, mentre i suoi simili “superiori” a lui sono omini e donnine di soffice lanetta rosa e dai capelli biondi.

Creato in due anni di lavoro dal team di Christopher Kezelos, Zero è girato in stop motion ed ogni dettaglio è curato all’estremo -il corto ha anche vinto infatti parecchi premi. Le ambientazioni e la fisionomia dei personagetti richiamano atmosfere da Tim Burton, e permettono allo spettatore di calarsi ancora più efficacemente nei panni del piccolo grande Zero.

Valeria Osti Guerrazzi
Valeria Osti Guerrazzi
Romana ma berlinese d'adozione, Valeria studia lettere e lavora nella stupenda e coloratissima capitale tedesca, dove cerca di capire l'umanità e di leggere Marx in tedesco. Se non è sprofondata in qualche mattone ottocentesco, o persa in una traduzione, la si può probabilmente trovare in qualche parco con la sua cagnolina Pepper. La letteratura è sua adoratissima moglie, ma il cinema è la sua fedele amante.
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