Smashed, l’amore alcolico di James Ponsoldt

Smashed, l’amore alcolico di James Ponsoldt

Le storie comuni, assolutamente non epiche sotto alcun punto di vista, e apparentemente noiose sono quelle storie che, se ben raccontate, hanno davvero qualcosa da trasmettere, un qualcosa in grado a volte di lasciare un segno indelebile. Quanti di noi possono sentirsi davvero vicini al supereroe di turno, per quanto tormentato e “umano”? O all’umile fanciulla che scopre di essere la principessa del regno, o all’annoiato milionario che gioca a fare il giustiziere (o l’assassino nella notte, decidete voi)? Le storie vere odorano, sono sgradevoli, imbarazzanti, esagerate nella loro ridicola e spesso patetica umanità, ci mettono a disagio proprio perché vi ci riconosciamo, a volte.

Smashed è la storia di Kate (un’incredibile Mary Elisabeth Winstead – 10 Cloverfield Lane), una giovane donna che insegna in una scuola elementare, vive con il marito e compagno di follie Charlie (Paul Aaron, sì, il nostro adorato Jesse Pinkman), e beve. Tanto. Un’indimenticabile e tragicomica, lunga sequenza iniziale ci presenta la figura di Kate con pacato e quasi affettuoso distacco, rendendola già cara agli occhi dello spettatore anche quando allunga la mano dalla doccia per una birra mattutina, o si fa due (lunghi) sorsi di whisky dalla fiaschetta in macchina nel parcheggio della sua scuola – addirittura mentre tiene un allucinato comizio notturno a dei barboni lungo un’autostrada. Kate ha un problema con l’alcol, e lo realizza nei primi dieci minuti del film, che ci lasciano intravedere con grande maestria molti anni della sua vita di coppia; le pedalate ubriache e ridanciane di ritorno dal pub, i mini tornei di golf in giardino con coccole, strilli e tequila, il sesso mezzo addormentato, il karaoke sguaiato, i pomeriggi di biliardo e qualche birra di troppo. Charlie e Kate si sono certamente conosciuti in uno stato d’ebbrezza dal quale non sono mai davvero usciti, e la loro vita dipende drammaticamente dalla presenza dell’alcol – amico e sostegno fidato, condizione necessaria alla felicità coniugale, senza il quale alla vita manca quel piccolo, indispensabile qualcosa. Quando Kate, spaventata dalla propria reazione ad un “piccolo incidente” accaduto davanti alla sua classe, decide di provare a “rallentare” e Charlie non la segue, tutto dovrà per forza cambiare.

L’alito alcolico non si sente, se si è entrambi ubriachi
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Senza essere mai caricaturali e stilizzati, Kate e Charlie incarnano due anime che credevano di essere gemelle e si rivelano accomunate dalla fermentazione di varie sostanze, e ci insegnano con onestà qualcosa sulle relazioni, sull’amore, e sul diventare adulti (alzi la mano chi ha capito cosa diamine significhi): vivono le loro vite allontanandosi pian piano e senza davvero rendersene conto l’uno dall’altra, anche quando l’affetto e la complicità che li lega sembra essere più forte dell’attrazione verso l’alcol come elisir di felicità. Non sapendo se fare o no il tifo per loro, da subito confusi dalle dinamiche del loro matrimonio, ci ritroviamo coinvolti in una storia imprevedibile, sofferta, ridicola, ed adorabile come la vita vera. L’emozione e l’impulsività che si battono costantemente con la razionalità, la noia di una vita vissuta sobriamente contro l’attrazione di un’eterna, eccitante giovinezza fatta di risvegli annebbiati all’alba sul ciglio di una strada sconosciuta, di corse contro il tempo, e di risate troppo forti. In bilico tra questi due mondi, Kate cammina sul filo di un rasoio, e noi la seguiamo con affetto, vorremmo così tanto essere lì con lei per suggerirle all’orecchio le parole adatte, per prenderle la mano, per chiederle di essere a volte meno odiosa, a volte più coraggiosa – fino al momento in cui ci rendiamo conto che dovremmo essere questo sostegno per noi stessi, perché se Kate sbaglia ed è imperfetta, noi lo siamo altrettanto, seppur in modi diversi.

Pollo alla birra – fin troppo facile!

Aiutata da due personaggi altrettanto imperfetti ed umanamente adorabili – il tenero e goffo vicepreside della sua scuola, interpretato da Nick Offerman, che la porta al suo primo incontro di Alcolisti anonimi, e di Jenny, la sua sponsor presso gli AA (Octavia Spencer, come sempre intrappolata nel suo ruolo di donna semplice con le palle, nel quale, le va riconosciuto, se la cava sempre egregiamente) – Kate apre gli occhi su un mondo che non è sicura di amare o comprendere, ma che desidera con tutte le sue forze.

Diretto da James Ponsoldt (The Spectacular Now, The End of the Tour), Smashed tocca diverse tematiche attuali e drammatiche che meriterebbero riflessioni approfondite, eppure sceglie di lasciare tale responsabilità allo spettatore ed a Kate stessa, concentrandosi sulla rappresentazione imparziale delle infinite complessità della vita, sulla moltitudine di possibilità diverse che essa ci presenta in ogni istante, e fondamentalmente sull’immenso potere che abbiamo su di essa.

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