Movimento per l’Emancipazione della Poesia

Movimento per l’Emancipazione della Poesia

Lo scorso sabato, tambasiando per i carruggi liguri, abbiamo incontrato due ragazze di Firenze, Beatrice e Elena. Nomi grossi: donne che hanno accompagnato al cielo e all’amore, donne che hanno accompagnato alla terra e alla morte.

A noi hanno aperto le porte a MEP.

Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia, fondato a Firenze nel marzo 2010 e attivo ancora oggi, è un movimento artistico per rinnovare la diffusione dell’interesse e del rispetto per la forma più autoreferenziale tra le arti, la poesia.

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“Ad oggi la poesia non possiede, nella volgare società contemporanea, il ruolo che dovrebbe, per ragioni culturali e storiche, spettarle. E non perché essa non sia ancora portatrice della capacità di comunicare e suscitare emozioni, sentimenti e fantasie, quanto perché, sebbene si continui a scriverla, non si continua a leggerla, preferendo basso e vuoto intrattenimento a più nobili e faticosi esercizi d’animo e di pensiero.

Il MEP non intende ridefinire il concetto o circoscrivere la poesia ad un determinato “ismo”. Non vuole vincolarsi a un’omogeneità stilistica o tematica, poiché nasce come un movimento di emancipazione della poesia intesa nelle sue diverse forme.

Il MEP si propone di restituire alla poesia il ruolo egemone che le compete sulle altre arti e al contempo di non lasciarla esclusivo appannaggio di una ristretta élite, ma di riportarla alle persone, per le strade e nelle piazze.[…]”

Fioriscono come muffa, batteri che contaminano le strade. Creazioni abusive, aborti creativi. Pensieri inchiodati al muro come appendini, ti ci puoi appigliare per un momento se ti serve, mentre corri per i marciapiedi. Aria profumata per un respiro più profondo degli altri durante la giornata.

Ne scelgo una per fare esercizio di lettura, come l’affamato sulla coscia di pollo, o sulla buccia dell’anguria dopo una salita.

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L’ ombra.

Simbolo di condanna: siamo ostacolo insormontabile tra la grazia divina luminosa e il mondo sotto i nostri piedi. Intralcio puzzolente alla purezza del rapporto del Divino con la Natura.

Simbolo di vita e presenza reale: carne fibrosa che misura il Rapporto della tensione ardita tra terra e cielo.

 

Insieme a Beatrice e Elena c’erano 4 ragazzi turchi: Yener, Nur, Deniz e Egemen.

Nella loro cultura, ci dicono, il “Sevap” è un elogio destinato a chi dimostra particolari virtù secondo i codici religiosi. All’opposto, l’“Haram” è l’ingiuria per l’infedele. L’“Helal” sta in mezzo. Non ti preoccupare, sei giusto così, è il tuo destino di uomo. Tant’è che “Helal Olsun” è ormai tipica espressione di congratulazione.

Vigliacca concessione, da un lato; riconoscimento del limite che caratterizza e vivifica, dall’altro.

Ecco l’ombra.

E ci piace, fa parecchio caldo in sti giorni sotto il sole.

Ho concluso. Se vi prende il #VotoDiVastità, approfondiamo insieme: sceglietevi un autore (http://mep.netsons.org/beta/), salvatevi il link e quando avete tempo brillate nei commenti qua sotto una riga di suggestione. eSALTiamo il movimento.

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