L’amicizia è una cosa banale. Non ci scrivi delle poesie, vengono solo versi scontati. Non ci sono eventi incredibili da raccontare. Incontrare una sera un amico non ti cambia la vita.

Una volta ho letto un libro che raccontava di un prigioniero di guerra che tornava nella sua città dopo anni di freddo, solitudine e fatica. Alla sera torna al suo pub, incontra l’amico, si prendono una birra. Un po’ parlano, un po’ stanno in silenzio. Nessun entusiasmo particolare, tutto come al solito. Eppure per lui quella banalità è la cosa più bella del mondo.

Ieri sera ho beccato un amico di Catania che non vedevo da anni. Mi ha raccontato che giù da lui quando l’Etna, la Signora, d’inverno si veste di bianco, quando il mare si alza e quando il mare torna calmo, quando la natura gira e fa il suo corso, e ti chiama al cambiamento, che alla fine è commovente ciò che sai che muterà, sta nella crisalide l’essenza della vera libertà, allora a lui vengono da scrivere delle poesie e di notte, lupo mannaro, le va ad appiccicare sui muri della città. Scrive per il MEP e ha scritto questa:

 

Appoggio la testa sul tavolo.

Chiudo gli occhi.

Si apre dentro

uno spazio immenso nella mente nera.

È un campo in fiore

e ovunque colori e profumi.

Il tepore mi avvolge,

il mio corpo si dissolve e non c’è più.

La mia anima è un tempio

dove tutto è bellezza

e attorno a me non v’è confine.

 

Ci si accorge che le parole sono superflue nella maggior parte dei casi, pure queste mie che scrivo in calce alla poesia, che le cose son belle da sole, le poesie non possono essere recensite mai. E’ come fuoco e neve.

 

Trovate le altre sue poesie qui.

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