Mad Max ed il femminismo spiegato agli Avengers

Mad Max ed il femminismo spiegato agli Avengers

Non sono arrabbiata, sono proprio Furiosa!

Ci voleva un settantenne che ha vinto un Oscar per un cartone animato sui pinguini per ricordarci cosa fosse il cinema d’azione. L’avevamo dimenticato, troppo persi nelle scaramucce disneyane dei film Marvel, che a confronto con Mad Max: Fury Road sembrano i Teletubbies (i personaggi Marvel sono parimenti divisi per codice colore, tra l’altro). La forza e la bellezza di Mad Max, però, non finiscono qui, perché quel matto di un australiano di origine greche di George Miller ci offre anche una lezione su cosa sia il femminismo nel cinema d’azione. Quello vero.

Avevamo dimenticato anche questo o forse ad Hollywood non è (quasi) mai esistito. Miller confeziona, invece, un film profondamente femminista e non solo per la miglior protagonista femminile dai tempi di Ellen Ripley (Alien, per i ripetenti) a questa parte. L’Imperatrice Furiosa (una incredibile Charlize Theron) è un personaggio complesso e bellissimo, vera protagonista del film, ma Miller non si ferma qua (e già sarebbe stato sufficiente per ricordare all’America cosa sia un personaggio femminile vero). La vera rivoluzione è che tutti i personaggi femminili del film (e sono molti) vengono trattati, esattamente come quelli maschili, solo alla stregua di personaggi. Miller raggiunge, cioè, la parità sessuale dei ruoli. Donne forti, sulle quali non indulge più che su altri personaggi e non confinate in ruoli “specifici”.

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Il cinema americano classicamente ci ha abituato a due tipi di donne, nei film d’azione, ed i film Marvel ne sono prototipo: la donna “legata” a ruoli specifici (es: quella intelligente, o quella romantica, come Pepper Potts di Iron Man o Jane Foster di Thor), oppure la donna-uomo (la Vedova Nera degli Avengers – ti amo ugualmente, Scarlet). Questo non è femminismo, è maschilismo nascosto, perché non esiste uguaglianza fra i sessi nei personaggi. In Mad Max, superata un’iniziale kalokagathia (ma Miller è pur sempre greco d’origine) fra i sessi, le donne e gli uomini hanno lo stesso peso e fanno tutto. Sono predoni, ladre, assassine (come la banda di Valchirie motocicliste da cui proviene Furiosa), combattono anche quando vestite (dagli uomini) in abiti succinti e ti guardano col tipico sguardo di chi spacca i culi. Muoiono. Non c’è indulgenza neppure quando muoiono, non un rallentatore, non una scena in più di quanto riservato alla controparte maschile.




E lo fanno da donne, non da uomini mascherati, senza mai rinunciare al loro ruolo. In Avengers, Vedova Nera rivela di essere priva di utero/ovaie, rimosse da chi la addestrò in modo che non avesse le “debolezze” delle donne. È lo smascheramento metaforico della donna-uomo dei film supereroistici americani: per essere un personaggio come i maschi, deve assomigliargli, castrando la proprio natura di donna. In Mad Max questo non avviene, anzi, le donne sono personaggio mantenendo appieno le proprie caratteristiche femminili, compresa la bellezza (e Furiosa è bellissima, nonostante il braccio mancante). Addirittura combattono da gravide, dopo essersi liberate di una sorta di cintura di castità fatta a vagina dentata, metaforico emblema del finto femminismo machista che rifiuta la femminilità per un modello maschile. Anche le Valchirie, ormai non più pacifiche, ma votate (per sopravvivenza) alla razzia, non abbandonano mai la loro essenza di donne: tanto che una di loro porta con sé una borsa piena di semi, metaforico simbolo di personaggio che “porta la vita”, come le compagne di Furiosa che sono incinta.

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Metaforone Freudiano!
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Questa idea viene portata ai livelli estremi, anche nei personaggi trattati in maniera maschilista per dovere di copione. Miller ci mostra come il modo in cui gestisci un ruolo superi il ruolo stesso ed il giudizio su di esso. Sicuramente i personaggi meno femministi sono le donne usate, a guisa di mucche, per estrarre il latte. Alla fine del film, finalmente libere, non c’è una ribellione da un ruolo di femminilità, ma c’è una accettazione di questo: come metaforica prosecuzione, le stesse donne donano l’acqua aprendo per il popolo tutto le cataratte tenute chiuse da Immortan Joe per soggiogarli. Non c’è, dunque, una rinuncia al ruolo femminile, ma c’è un ribaltamento nel modo di trattarlo. Le stesse donne costrette ad una azione (dare il latte/nutrimento), compiono la stessa azione su una scala diversa e per libera scelta.

Miller ci sorride e ci indica che la vera femminista non è colei che rifiuta il sesso (come spesso travisato: “col dito col dito orgasmo garantito”, dicevano uno slogan negli anni ’70), inteso come sessualità e come forza della diversità, ma colei che lotta per una libera decisione su se stessa, senza scendere a compromessi né rinunciare a parti di sé. I suoi personaggi femminili sono così, fanno libere scelte senza rinunciare al loro essere donne. Una lezione importantissima per Hollywood e per tutti noi. Da parte del regista di Babe Maialino coraggioso.




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