Le Piccole Donne di Greta Gerwig

Le Piccole Donne di Greta Gerwig

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Si è perso il conto di quanti adattamenti di Piccole Donne ci sono stati, tra miniserie televisive, film, musical e persino un anime giapponese trasmesso in TV negli anni 90 Una per tutte, tutte per una. Eppure eccoci qui, nel 2020, a parlare ancora una volta della storia raccontata dalla Alcott nel 1868 (anno di uscita del romanzo) con l’ultimo adattamento cinematografico diretto da Greta Gerwig, che si è già conquistato 6 nomination agli Oscar e un vasto successo di critica e di pubblico.

Sentivamo il bisogno di un altro film su Piccole Donne? Direi proprio di no.

Ma spesso non sappiamo di cosa abbiamo bisogno, e il film della Gerwig dimostra che Piccole Donne ha ancora qualcosa da dire, e un modo nuovo per farlo, e vale assolutamente la pena di andarlo a vedere.

Già dalla prima scena del film si intuisce che la regista ha trovato un modo tutto suo di raccontare la storia di Jo, Meg, Amy e Beth, un punto di vista che ha la freschezza e la vivacità della Greta Gerwig attrice (penso a Frances Ha).

Potendo contare su circa 150 anni di diffusione, infatti, la regista se ne frega degli spoiler e inizia il film con le sorelle già adulte, ognuna alle prese con la propria vita, e ricostruisce la trama che conosciamo attraverso continui flashback. Il risultato è che non si punta tanto a raccontare la storia come susseguirsi di avvenimenti (diciamocelo: chi oggi non sa che Jo rifiuta Laurie?), quanto a tratteggiare i personaggi attraverso le loro scelte, dandogli un’identità adulta.

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Gerwig è aiutata in questo dal cast, dove spiccano tra le protagoniste Saoirse Ronan, che qui è Jo, (e che già era stata la protagonista di Ladybird, primo film da regista di Greta Gerwig) e Florence Pugh (Amy).

Ed è proprio la Amy di Florence Pugh a fare il salto più grande rispetto al personaggio delle versioni precedenti: da ragazzina vanitosa e superficiale a donna intelligente, consapevole dei propri limiti e delle proprie possibilità, dettate dalla società dell’epoca. È lei che definisce il matrimonio come “una transazione economica”. In un mondo dove una donna non possiede nulla di per sé, perché tutto quello che ha apparterrà al marito dopo il matrimonio, è il matrimonio stesso che diventa lo strumento, in molti casi l’unico, da sfruttare per migliorare la propria condizione.

In questo nuovo adattamento infatti non poteva certo mancare una dose di femminismo, dato che Piccole Donne è un romanzo governato da personaggi femminili che lottano, seppur in modi molto diversi, per affermare la propria identità e realizzarsi, come donne e come persone. Eppure la regista è molto brava nell’evitare di scivolare verso quella china markettara che il femminismo moderno ormai ha (il #metoo è un hashtag che vende, non un’ideologia), e mescola abilmente il romanzo con la vita reale di Louisa May Alcott e con citazioni da altri suoi lavori per farci capire meglio qual era la condizione delle donne un secolo e mezzo fa.

In una delle scene più emotivamente cariche del film, quando Jo inizia a pensare di aver sbagliato a respingere Laurie, afferma: “Le donne hanno una mente e un’anima, e non soltanto un cuore. Sono ambiziose e di talento, non sono solo belle. Sono così stanca di sentire che l’amore e la famiglia sono le uniche cose per cui è fatta una donna.” Salvo poi aggiungere “ma mi sento così sola…” Perché l’indipendenza ha un prezzo da pagare, e nemmeno la vulcanica Jo ne è immune.

Jo, da sempre vera eroina di Piccole Donne e modello per generazioni di ragazzine, è qui più che mai l’alter ego della Alcott. Gerwig porta avanti un’identificazione tra scrittrice e personaggio che, nel finale, diventa meta-narrazione.

È noto infatti che Louisa May Alcott non avesse intenzione di far sposare Jo nel romanzo, ma ha ceduto alle pressioni dettate dall’epoca storica per rendere la vicenda più appetibile ai lettori. Per questo motivo Jo alla fine sposa il professor Bhaer, un uomo più vecchio di lei e poco avvenente. Dovendo farla sposare a tutti i costi, la Alcott ha volutamente inventato per lei un partner completamente diverso da quello che ci si sarebbe potuti aspettare. Nel film Bhaer è interpretato da Louis Garrel, che proprio brutto e vecchio non è, ma questa scelta di casting non è casuale.

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Gerwig ha modificato il finale, pur mantenendolo fedele all’originale, fondendo il personaggio di Jo con la sua creatrice, e sdoppiandolo: è Jo/Alcott che scrive Piccole Donne, è lei che lo presenta all’editore e viene costretta a fare sposare l’eroina nel finale, e, solo dopo questa scena, è Jo March che insegue Baher e lo bacia sotto la pioggia in perfetto stile commedia romantica. Con questo stratagemma la regista lascia un finale semi-aperto: è Jo che si è sposata o solo il personaggio del suo racconto?




Anno: 2019
Titolo Originale: Little Women
Regia: Greta Gerwig
Cast: Saoirse Ronan, Florence Pugh, Meryl Streep, Timothèe Chalamet, Emma Watson, Eliza Scanlen, Laura Dern, Louis Garrel

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