Kaguya-hime no Mogotari – La storia della principessa splendente

Kaguya-hime no Mogotari – La storia della principessa splendente

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Dalla sua fondazione nel 1985 ad oggi lo Studio Ghibli ha continuato a produrre indefessamente lavori di altissima qualità, entrando a pieno merito nella leggenda. Sinonimo di purezza e integrità artistica, i film prodotti dallo studio sono diventati il baluardo di speranza di tantissimi amanti del cinema: dimostrando, produzione dopo produzione, che conciliare la bellezza estetica e la profondità del messaggio è possibile, ed è possibile, di conseguenza, conciliare questo binomio con popolarità e successo. Così, la casa cinematografica fondata da Hayao Miyazaki e Isao Takahata si è guadagnata il rispetto dei critici di tutto il mondo, e l’amore di milioni di spettatori.

Dei due fondatori, Miyazaki è diventato la star internazionale, con il suo carisma e la sua florida produzione artistica, mentre Takahata è purtroppo meno noto: effettivamente non è difficile comprendere il motivo di tale differenza tra i due, guardarne i film basta e avanza. Se Miyazaki si contraddistingue per il suo sfacciato ottimismo, i film di Takahata sono francamente deprimenti. Dall’indimenticabile Una tomba per le lucciole a La storia della principessa splendente, passando per quel capolavoro di Pioggia di ricordi (Only Yesterday il titolo in inglese, decisamente migliore), la sua produzione è caratterizzata da un realismo brillante e drammatico, che commuove e coinvolge lo spettatore anche di più della narrazione incalzante e fantastica dei film di Miyazaki.

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La storia della principessa splendente

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Con La storia della principessa splendente Takahata rivoluziona l’involucro estetico caratteristico dello Studio, e ci regala un gioiello di impossibile bellezza e inestimabile valore come la principessa Kaguya stessa. La delicatezza dell’acquarello ricorda I miei vicini Yamada, ma il colore viene qui utilizzato in maniera ancora più eterea, perfetta cornice al tono della leggenda. Anche il tratto stesso si affina e perde la sua terrestre concretezza, prendendo in un paio di scene il controllo totale della narrazione, cancellando il colore, e facendosi turbinoso portavoce dei sentimenti della protagonista.

Il film racconta la storia di una piccola principessa nata da una pianta di bambù e cresciuta come un essere umano. A un uomo anziano, piccolo commerciante di bambù, appare un giorno nella foresta una pianta di bambù splendente come la luna, che crea davanti ai suoi occhi un nuovo getto, bianco e luminoso. Aprendosi, esso rivela una minuscola, bellissima principessa addormentata. L’uomo la raccoglie tra le sue mani e, incantato, se la porta a casa. Nelle mani della moglie la piccola principessa si trasforma in una bebè, che l’anziana coppia crescerà con amore e senza un nome; la piccola cresce a una velocità vertiginosa, e i bambini del villaggio le appioppano il nomignolo di Piccolo Bambù, pianta che cresce anch’essa quasi a vista d’occhio.

La piccola principessa vive una meravigliosa infanzia lampo immersa nella natura, per la quale mostra fin da subito un amore sconfinato e gioioso, e circondata da amici con i quali la vita nella lussureggiante campagna giapponese è una continua avventura. Piccolo Bambù diventa rapidamente sempre più bella, con la sua pelle dal candore lunare, eppure nella semplicità del suo ambiente nessuno la tratta diversamente, e la sua giovinezza è una gioia e una risata continua. L’anziana coppia sembra come ringiovanita dalla felicità. L’idillio sembra perfetto.

Ma un giorno il tagliatore di bambù trova nella foresta un’altra pianta splendente che, tagliata, gli riversa nelle mani una quantità di monete d’oro; un’altra, splendidi tessuti e stoffe. La conclusione a cui l’uomo arriva è che gli dei vogliono che la principessa cresca come tale, e pertanto si reca nella capitale, dove compra una grande villa e allestisce tutto per l’arrivo della figlia adottiva. Piccolo Bambù viene pertanto strappata dalla sua semplice e felice vita senza nemmeno avere il tempo di salutare i suoi amici, e arriva in una città a lei estranea per essere rivestita in abiti costosi ed educata ad essere una vera principessa, il cui unico scopo nella vita e l’unica felicità è essere presa in moglie dal miglior partito possibile, come le viene continuamente ripetuto dalla sua educatrice.

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La storia della principessa splendente è una critica formidabile alla superficialità del nostro mondo, in cui la felicità vera trova raramente posto; alla società giapponese in cui le donne godono di molta adorazione ma nessun rispetto; al progresso, che ci strappa dalle nostre origini. Ma è anche una canzone d’amore alla semplicità, alla bellezza delle piccole cose, alla natura e al suo potere sull’uomo, che da essa proviene ma che troppo spesso rinnega. Il tema della profanazione della natura da parte dell’uomo, nel nome del progresso come in La principessa Mononoke o Pom Poko, o della guerra (Il castello errante di Howl) è molto caro allo Studio Ghibli, e gli siamo estremamente grati per questo. Ma nella Storia della principessa splendente la natura ha un significato simbolico molto forte, ed è veramente presente quando la sua mancanza è totale: la giovanissima principessa, rinchiusa tra le lussuose mura della sua prigione e incatenata da strati su strati di meravigliosi kimono colorati, la ricorda con dolorosa nostalgia, la sogna, la rimpiange. Eppure non riuscirà mai ad accusare il padre di averla resa infelice, non potrà mai sfogare la sua rabbia contro i veri artefici della sua miseria, accontentarsi piuttosto di soffrire in silenzio, e di trovare rifugio nella musica, o nei lavori più umili che la mamma si ostina a fare da sé, nonostante il battaglione di servitori assunti dal padre.

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Takahata sembra insomma essere un fine conoscitore della natura umana e sopratutto femminile, come dimostrò già anni fa con la storia di Taeko in Pioggia di ricordi, e la sua maestria narrativa non finisce mai di sorprendere: la leggenda di Piccolo Bambù è una continua sorpresa, ogni sviluppo e risvolto della storia è inaspettato. La bellezza di questo film rimane con noi per giorni interi, e la sua aura di dolcezza e malinconia si attacca tenacemente a noi come fumo. Kaguya diventa un simbolo di un qualcosa per ognuno diverso, ma supremamente importante, che non ci lascerà tanto facilmente.

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Titolo originale: Kaguya-hime no monogatari
Regia: Isao Takahata
Anno: 2013

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