I Tame Impala NON sono un gruppo per hipster

I Tame Impala NON sono un gruppo per hipster

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Lo confesso, ho iniziato ad ascoltare sul serio i Tame Impala da poco più di un anno: ero in crisi mistica, giravo con una carogna sulle spalle dalle sembianze Marzulliane (a me quell’uomo mette sempre tanto male di vivere, non so perché), e sono incappata in un video in cui Alex Turner, chitarra alla mano, si lanciava in una cover di Feels Like We Only Go Backwards – brividi. Mentre cantava come solo lui sa fare, mi sono resa conto che quelle parole le avevo già sentite. Così ho ripreso le cuffie, ho riascoltato Lonerism (album del 2012), e sono tornata da loro.

Quando tutta contenta e zompettante ho espresso il mio ritrovato entusiasmo per la band australiana, i miei interlocutori si sono lasciati andare ad espressioni a dir poco auliche: dalle blande chicazzosonoitameimpala, maigenitoriliconoscono alla prevedibilissima SEIUNHIPSTERDIMMERDA.

Sto per dirvi una grande verità. La cosa potrebbe sconvolgervi, siete pregati di sedervi, preparare i sali se siete facili allo svenimento, se siete deboli di cuore, non so, fate vobis: la verità gente, è che non tutto quello che non viene captato dai vostri radar è da hipsterdimmerda. Ecco, ve l’ho detto.

Currents, per esempio, non è un album per hipster. Toglietevi i paraocchi, smettetela di parlare di mainstream, indie, hipster, e qualsiasi altra categoria. Questo album è una chicca, e va ascoltato qualsiasi sia il vostro genere, qualsiasi cosa abbiate appena smesso di ascoltare (piccola precisazione: questo discorso non vale per gli amanti del neomelodico. Scusate, per voi non c’è speranza). 13 tracce di poprock psichedelico, sfumature di sonorità che vanno oltre qualsiasi banale etichetta, dalla quasi-daftpunkiana Let It Happen, al retrogusto un po’ funky di The Less I Know The Better; Kevin Parker ha un’abilità che ha dell’incredibile, disseziona suoni e parole, stravolge tutto, ti catapulta nel suo trip fatto di visioni allucinogene (avete mai visto un video dei Tame Impala? Se la risposta è “no, ho una vita”, molto male. Provvedete subito), e resta comunque fedele a se stesso e allo stile per cui continuiamo a seguirlo.

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Se siete fan (che brutta parola) dei ragazzi di Perth, sapete da soli che non sono di facile ascolto, e marchiarli come roba da hipster è una cosa che solo chi non li ha ascoltati per davvero può fare. Quindi, se vi ostinate a farvi crescere i baffi a manubrio anche se quelli di vostra nonna sono palesemente più folti, a mettere gli occhialoni da miope – nonostante abbiate visto la vostra ragazza parlare con un tipo che non conoscete a chilometri di distanza, già pronti a tagliarvi i cornini con il vostro coltellino svizzero vintage comprato in un mercatino delle pulci – e avete bisogno di nomi pretenziosi per farvi odiare, potete sempre tirare fuori la storia di quella volta che in un localino sconosciuto avete beccato un eccezionale suonatore di didgeridoo (giusto per rimanere in terra australiana) che vi ha fatto impazzire. Ma non tirate fuori i Tame Impala.

Se invece volete ascoltare musica come si deve, mettetevi le cuffie, fate partire Currents, accendetevi una sigaretta, e chiudete gli occhi (mi raccomando, prima accendete la sigaretta, e poi chiudete gli occhi, non vi voglio sulla coscienza): buon ascolto, e buon viaggio. 

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