I nostri cuori a Kobane

I nostri cuori a Kobane

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Zerocalcare e il reportage a fumetti.

Ormai tutti conosciamo Zerocalcare. Lo hanno conosciuto gli appassionati di fumetto quando, anni fa, si sono trovati tra le mani quel piccolo tesoro de “La profezia dellʼarmadillo” (la cui versione a colori ha raggiunto la TREDICESIMA ristampa) distribuito da un allora ignoto Michele Rech di fumetteria in fumetteria. Lo hanno conosciuto i frequentatori di social network, quando un lunedì su due la sua “storiella” di turno veniva condivisa migliaia e migliaia di volte dal blog. Lo hanno conosciuto i più alti rappresentanti dellʼeditoria italiana quando, questʼanno, è stato semifinalista del “Premio Strega” con il suo ultimo romanzo a fumetti “Dimentica il mio nome”. Ma davanti a “Kobane Calling” è stato stupefacente scoprire un inedito Zerocalcare “graphic journalist”.

È davvero difficile classificare questo pezzo di 42 pagine pubblicato da “LʼInternazionale”. È un reportage. Sì, perchè racconta del viaggio che Zerocalcare ha fatto insieme ad altri rappresentanti dei centri sociali romani sul confine turco-siriano per portare aiuti alla città di Kobane, impegnata nel conflitto contro i combattenti dellʼISIS. Eppure non lo è del tutto. Alla storia effettivamente manca quellʼoggettività che dovrebbe contraddistinguere i pezzi giornalistici propriamente detti. Ma questa mancanza non influisce minimamente sulla godibilità della storia e, anzi, Zerocalcare, ammettendo da subito la sua estraneità al genere “graphic journalism”, riesce a trasformare un conflitto combattuto a migliaia di chilometri dalla sua amata Rebibbia in un racconto estremamente personale e coinvolgente.received_10207387719196214

La sua speciale abilità di comunicatore ci fa sentire, durante la lettura, in un luogo familiare, con personaggi formalmente simili a quelli che solitamente popolano le sue storie, eppure al tempo stesso più profondi e complessi, con le consuete citazioni pop di Ken il Guerriero e gli spiegoni semplici ed efficaci che da sempre contraddistinguono il suo stile. “Kobane Calling” parla di un viaggio in mezzo ad una cultura completamente diversa dalla nostra, eppure attraverso gli occhi di Zerocalcare, le differenze si appianano e sono le somiglianze a prendere il sopravvento. Ogni uomo e donna che incontriamo non solo potrebbe essere nostro vicino di casa, ma noi stessi ci riflettiamo nella sofferenza, nel coraggio e nella passione di tutti coloro che si sono uniti a Kobane e dintorni per resistere allʼavanzata dellʼISIS.

Nonostante i temi complessi, in questa occasione lo stile di ZC si mantiene fluido, semplice e diretto. Le tavole scorrono via facilmente con un ritmo narrativo studiato ad arte, serrato e spietato a tratti, ma anche riflessivo e raccolto allʼoccorrenza. Cʼè una grande differenza con lʼultimo romanzo a fumetti “Dimentica il mio nome”, dove la trama composta da due fili narrativi diversi non rende la vita facile al nostro autore, che a tratti si perde un poʼ, la narrazione diventa più farraginosa e il ritmo perde di verve.

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Le citazioni pop, le battute e le facce da animali sono espedienti narrativi a cui siamo ormai affezionati. Eppure ultimamente risultavano sempre meno originali e sorprendenti. Grazie a questo reportage, invece, nel bel mezzo del racconto di una guerra che, come ho detto, ci sta coinvolgendo tutti, ritrovano una rinnovata freschezza e donano alla storia una dimensione di quotidianità alleggerendone al tempo stesso il peso. E non solo. Se ci pensiamo bene, non è molto più spaventoso realizzare che eventi come il conflitto in medio oriente possano riguardarci al punto da sconvolgere la nostra stessa quotidianità?

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 “Kobane Calling” è, a mio avviso, il lavoro migliore di ZC da un bel poʼ di tempo a questa parte. Qui ho ritrovato lo stile dolceamaro, appassionato e sincero che mi aveva fatto “innamorare” dei suoi primi lavori. Ovviamente non sono stata lʼunica a notare le sue potenzialità nel campo del graphic journalism. Recentemente sul quotidiano Repubblica è stata pubblicata una storia di sei pagine scritta e disegnata di suo pugno che parla di senso civico e comune. Spero vivamente che questi non rimangano esperimenti isolati e che in futuro ZC mi farà sentire nuovamente vicina ad eventi importanti come la battaglia che stanno combattendo gli abitanti di Kobane per la libertà.

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