Forse il tempo del sangue ritornerà è una poesia che risale ad una sessantina di anni fa. Sicuramente Franco Fortini l’aveva scritta per tempi ben più bui, ma anche nella stagione del politically correct ci si chiede se il tempo del sangue ritornerà.

Franco Fortini è uno di quei poeti forti in grado di invalidare la scomoda domanda di Brecht “perché i poeti hanno taciuto?“, e lo fa in maniera speciale durante tutta la sua vita, che culmina con una bellissima lettera spedita agli amici nel 1994, pochi giorni prima di morire.

Nel 1994 Fortini vede “Non fascismo. Ma oscura voglia, e disperata, di dimissione e servitù“.

Una posizione di disubbidienza civile che mette in chiaro che non siamo tutti uguali: “Chi finge di non vedere il ben coltivato degrado di qualità informativa, di grammatica e persino di tecnica giornalistica nella stampa e sui video, è complice di quelli che lo sanno, gemono e vi si lasciano dirigere. Come lo fu nel 1922 e nel 1925.

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Chissà… forse il tempo del sangue, figurativamente parlando, ritornerà.

Forse il tempo del sangue, di Franco Fortini

Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padri che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare bestemmie da proferire
incendi da fissare delitti da benedire.
Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza
alla feroce scienza degli oggetti alla coerenza
nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli essere guidati
con loro volere il bene fare con loro il male
e il bene la realtà servire negare mutare.

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