Cosmopolis: tagliarsi i capelli a Manhattan seguendo l’andamento dello Yen

Cosmopolis: tagliarsi i capelli a Manhattan seguendo l’andamento dello Yen

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Pensò all’accumulo, al brulicar di materia, giorni e notti di auto in fila indiana, semaforo rosso, semaforo verde, alla fissità delle cose, all’obsolescenza, cose che passavano perlopiù inosservate.

N.d.r.: La lettura dell’articolo e, a maggior ragione, del romanzo di DeLillo in questione è assolutamente consentita anche a chi, allo stato attuale delle cose (come chi scrive questo stesso articolo, d’altra parte) non ha propriamente a fuoco concetti come “bolla tecnologica”, “titoli azionari” e terminologia sali/scendi finanziaria annessa. Non abbiate paura.

[Un giorno di aprile]

Il giovane miliardario newyorkese, arricchitosi grazie alla di speculazione di borsa, Eric Packer (se fossimo a metà anni ’80 e non a inizio 2000, e il protagonista avesse un’istintività abbondantemente spiccata e dei biglietti da visita discutibili, potremmo chiamarlo, chessò, Patrick Bateman) è appena uscito dal suo lussuoso attico a 3 piani e sta per affrontare la giornata più movimentata della sua vita: il Presidente degli Stati Uniti è in visita a New York accolto da una rumorosa guerriglia urbana + svariate forme più o meno violente e focose di protesta ma, Eric, non si perde nei dettagli e, proprio oggi, ha deciso che deve “aggiustare il taglio” (di capelli) e non può proprio evitare di recarsi nella parte opposta della città, nel quartiere popolare di Hell’s Kitchen, dal suo paterno parrucchiere di famiglia e di fiducia fin da quando era piccolo, per immergersi nella sua dose di umanità periodica a suon di zac-zac.

Permettetemi di parlare. Ho una predisposizione a certe varietà globali di malattie. Ho attacchi di ‘susto’, una specie di perdita dell’anima, originaria dei Caraibi, che ho inizialmente contratto su Internet.

Inizia il viaggio, rigorosamente in limousine, emblema del lusso urbano goffo, ingombrante e lento, che si sposta a passo d’uomo, tra la numerosa e frenetica folla, scortato dalle sue guardie del corpo con nomi sovieticamente cinematografici.

Eric è questo: un bambino viziato. Ogni suo desiderio deve essere soddisfatto, senza rimproveri. D’accordo, in realtà è anche, a soli 28 anni, un marito, un uomo di successo, di cultura, con una mente matematica e iper-filosofica che ha a che fare con un considerevole numero di questioni metafisiche, fisicamente impalpabili, imprevedibili, come l’andamento dello Yen, sua ossessione per la quale ha investito una ingente somma. Ognuno ha le (p)ossessioni che si merita o, forse, è tutto attribuito un po’ così a casaccio, chissà.

Dove vanno le limousine di notte?

Il suo mezzo di trasporto gli permette di essere costantemente in contatto con i suoi consulenti, sua moglie, le sue amanti, il suo medico (i check-up, seguendo questa perenne linea di ossessione per il controllo, sono rigorosamente giornalieri). Gli ospiti della sua limousine gli offrono dialoghi serrati, rispondendo alle sue lucide domande con asettiche teorie oracolari.

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Lo spazio in cui si svolge l’intera narrazione è quindi chiuso e viaggia lentamente su una strada condivisa, permettendo a Eric un ampio controllo sul suo mondo e l’istantanea conoscenza e possibilità di analisi sull’andamento di ogni cosa. Un po’ come vivere in un acquario, probabilmente.

Si ricordò che doveva orinare. Orinò in macchina, abbassandosi, e guardò la tazza del water rientrare nella propria sede. Non sapeva che fine facessero gli scarichi. Forse venivano immagazzinati in un serbatoio sotto la macchina o magari versati direttamente in strada, in violazione a un centinaio di leggi.

da "Cosmopolis", David Cronenberg, 2012

Il mondo qui dentro è filtrato, è una pura rappresentazione, come i migliaia di dati che Eric analizza e sfrutta, con scarsi risultati in termini di utilità affettiva: è un bambino che ha calcolato il suo peso su tutti i pianeti del sistema solare e, nonostante ciò, non riesce a convincere sua moglie (poetessa dalle poesie che “fanno schifo”) ad avere un rapporto con lui.

Le sicurezze prima o poi scricchiolano, in un mondo ancora una volta fondato sul culto del denaro, del potere, di se stessi, che reitera impercettibilmente la sua decantata decadenza.

La grande, sparsa bellezza dei bidoni della spazzatura rovesciati.

Eric Packer ha una estrema lucidità nel prevedere come le cose accadranno, sa fare previsioni esemplari, sa analizzare innumerevoli dati, decifrarli ma, nella sua vita qui racchiusa in una sola giornata, qualcosa presto va storto, esce dai bordi: sia dal punto di vista finanziario (l’incontrollabile, incerto e imprevedibile andamento dello Yen non lo fa stare tranquillo, sfugge al suo controllo, così come quel simbolo autoreferenziale che è il denaro), che fisico (uno dei premurosi check-up giornalieri non impedirà ad Eric di vedersi diagnosticato una non grave ma emblematica asimmetria).

Il desiderio di scontrarsi contro qualcosa, contro qualcuno. La consapevolezza che qualcuno, in questa giornata rivelatrice, lo stia cercando, aspettando. Recandosi a Hell’s Kitchen, esponendosi in pubblico impersonificando quel mondo alla deriva che la gente non tollera più e a cui vuole sfuggire, sfida l’incontro con chi lo vorrebbe colpire per protesta, per odio personale.

Si sentiva ancora più libero del solito, sintonizzato sui registri del cervello inferiore e sempre più lontano dal bisogno di intraprendere azioni ispirate, esprimere giudizi originali, mantenere principî e convinzioni indipendenti, tutti i motivi per cui le persone sono incasinate e gli uccelli e i topi no.

Simbiosi tra tecnologia, capitale e torte in faccia. Immateriali.

Una scrittura d’acciaio, in perfetta sintonia con il paesaggio urbano e meccanico della grande metropoli americana. In sintonia con le armi delle guardie del corpo, diventate giocattoli nelle mani del protagonista che goffamente cerca di difendersi, sfondando porte con un calcio, secco, e un’arma carica (forse) in mano. Questo vediamo il pomeriggio al cinema, no? Le porte cadono dopo un solo colpo secco, sollevando fiotti di polvere, e il protagonista ha sempre un’arma in mano perché c’è sicuramente qualcuno dall’altra parte che lo vuole colpire, a sua volta, ancora un’altra volta.

Ci sono stelle morte che brillano ancora perché la loro luce è intrappolata nel tempo. Dove mi trovo io in questa luce, che a rigor di termini non esiste?

titolo | Cosmopolis
autore | Don DeLillo
editore | Einaudi
anno | 2003

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