Blast di Manu Larcenet | L’odissea degli ultimi

Blast di Manu Larcenet | L’odissea degli ultimi

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Manu Larcenet, Blast, Coconino

Strano soggetto, Polza Mancini.

Voluminoso, per non dire obeso. Di brutto aspetto, con un naso estremamente pronunciato.
Non si può dire abbia un’aria amichevole o attraente.

Ma non è decisamente fuori posto nel ruolo di protagonista del graphic novel francese Blast, edito da Coconino. Manu Larcenet, l’autore, è un disegnatore e fumettista francese fino a poco tempo fa a me sconosciuto, ma l’impatto estetico di questa sua opera, vista quasi per caso in libreria, mi ha conquistato immediatamente.

Le tinte cupe in bianco e nero delle vignette lasciano pochi dubbi sul mood narrativo: Blast è un’opera noir in quattro volumi in cui il nostro Polza si ritrova sotto interrogatorio da parte della polizia a causa di un suo presunto coinvolgimento in un incidente riguardante tale Carole Oudinot. Polza si rivela un soggetto particolare non solo fisicamente parlando, ma anche per quel che riguarda la sua personalità e interrogarlo non è impresa semplice. Parte così il lungo flashback del protagonista, che racconta ai due poliziotti la sua storia e come questa abbia incrociato quella di Carole.

Scrittore di ricettari, figlio di un camionista “comunista italiano, forse troppo comunista”, Polza vive una vita tutto sommato regolare con la moglie Sylvie fino al giorno della morte del fratello Trolenzin in un incidente stradale. Da allora si chiude nell’isolamento, che culmina con la scoperta del padre morente in un letto d’ospedale.

È in quel momento che succede qualcosa di inspiegabile: un’onda d’urto improvvisa lo colpisce, come se fosse coinvolto da un’esplosione che penetra nel suo corpo e lo tiene sospeso fino a quando non arriva il piacevole calore.

In quel momento, le vignette abbandonano il bianco e nero, mettono da parte acquerello, china, matita e carboncino per accogliere un’esplosione di colori pastello e a spirito, un arcobaleno caotico e gioioso, quasi bambinesco e bellissimo. Chiude gli occhi, li riapre: davanti a lui si ritrova un enorme Moai (le caratteristiche statue dell’Isola di Pasqua N.d.A.). La statua, inquietante e maestosa, lo atterrisce e lo affascina. Tutta l’oppressione e tutto il disagio del mondo reale lì non esistono. Questo è il blast.

Un’esperienza quasi onirica che per la prima e non ultima volta colpisce inspiegabilmente Polza, il quale decide che riviverla sarà il suo obiettivo. Per farlo, abbandona tutto. Si lascia alle spalle la sua quotidianità, i suoi averi, finanche i suoi vestiti.

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Manu Larcenet, Blast

Diventa leggero, vive nella natura e cerca di fondersi con essa. Ma sopravvivere in questo modo non è facile e può diventare necessario rubare, nascondersi, entrare in case altrui, vivere come un senza tetto ed entrare in contatto con personaggi decisamente peculiari, i classici “ultimi” della società, le cui sfaccettature, anche le peggiori, non ci vengono minimamente risparmiate da Larcenet.

Ma la ricerca di quell’orgasmo coloratissimo è per Polza più importante di qualunque avere, di qualunque convenzione o legge, di qualsiasi persona. Ciò che conta è proprio Polza stesso.

Blast è una storia di fantasia ed emarginazione sociale intesa anche come libertà estrema, una storia in cui il sociale piano piano si allontana fino a scomparire del tutto. Polza, nel suo isolamento, accetta e rispetta solo le sue leggi e la sua morale, sviluppa un lato selvaggio e animalesco, ma affianca potenti emozioni ad un’apatia che lo lascia concentrato sul solo obiettivo che conta, noncurante del contorno. Un contorno forte, ovviamente, perché le persone che vivono ai margini in una storia simile non potranno mai essere banali e non faticheranno a suscitare emozioni altrettanto forti al lettore, dall’empatia al disgusto.

Lo stesso protagonista non potrà fare a meno di suscitare pietà o rabbia, nella sua indifferenza narcisistica e mancanza di interesse per il mondo circostante, fino ad episodi di sconvolgente violenza. In questo senso, questo graphic novel mi ha riportato alla mente un’altra opera noir francese di Jean Claude Izzo, ovvero Il sole dei morenti: rispetto a questo romanzo, la storia di Polza Mancini è però più nichilista e prende una direzione surreale rispetto al crudo realismo dei clochard di Izzo.

Blast vive anche nel tratto grafico del suo autore, nervoso e spigoloso, in grado di rappresentare la bruttezza quasi disumana dei suoi personaggi, immersi in cupe sfumature di grigio, scenario perfetto per questa odissea, solo raramente, come dicevamo, interrotto dalle esplosioni cromatiche vissute da Mancini. In questa cornice, anche i personaggi, quelli più forti, sono di una bruttezza significativa, fino a superare il confine con l’essere animale, come nel caso del padre del protagonista, generando un effetto straniante che butta benzina sul fuoco nero di questa odissea.

Nella sua sognante crudezza, l’opera di Larcenet non può lasciare indifferenti. Di certo non potrà rallegrare o rasserenare, ma la forza comunicativa essenziale di Manu, dei suoi personaggi e delle sue visioni rende questo graphic novel una singolare piece noir di grandissimo valore.

E prende sinistramente per mano fino ad arrivare alla fine del viaggio di Polza.
O, per meglio dire, in fondo al baratro.

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Titolo | Blast
Autore | Manu Larcenet
Casa editrice | Coconino Press
Anno | 2012 (primo volume)

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