Analogico e digitale: sarà sempre una battaglia?

Analogico e digitale: sarà sempre una battaglia?

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Sempre più spesso sentiamo contrapporre i mondi dell’analogico e del digitale, in una battaglia che non sembra avere davvero mai termine. Per capirci qualcosa in più, dobbiamo capire innanzitutto cosa si intende con queste due definizioni.

Quando parliamo di analogico facciamo solitamente riferimento a uno strumento che utilizza componenti e tecnologie meccaniche, che possiamo vedere, toccare e pure smontare; al contrario, un dispositivo digitale sfrutta sistemi computazionali che difficilmente riusciamo a comprendere.

In fin dei conti, la grande differenza è nella capacità di comprensione immediata che i due supporti offrono a che ne fruisce.

Cosa comporta questa continua contrapposizione e quali sono gli esempi di “simbiosi” più interessanti del momento?

Analogico VS digitale tra rischi e riscoperte

A prescindere dai gusti personali, dagli ambiti e dai campi di applicazione, una domanda sorge spontanea: quale sarà la soluzione migliore? Rispondere non è semplice e dipende ogni volta da numerosi fattori, ma la realtà ci mette davanti ad alcune problematiche che non possono che farci riflettere: parliamo ad esempio di fenomeni sempre più diffusi come l’analfabetismo motorio di ragazzi e bambini, dovuto all’uso ormai esclusivo di sistemi digitali e al totale abbandono dell’analogico, che non permette loro di sviluppare alcune importanti abilità manuali. Permette, tuttavia, lo sviluppo di altre abilità prassiche, come la coordinazione occhio-mano, tipica di chi usa le dita mentre guarda lo schermo (videogiocatori là fuori, ve vediamo!).

In controtendenza, va sottolineata la grande riscoperta dell’universo del vintage, in ambito artistico (musica e fotografia in primis) ma anche nella moda: a dimostrarlo è il crescente interesse per apparecchi e supporti “datati” come giradischi e vinili, insieme all’uso di strumenti come macchine fotografiche a rullino e accessori d’epoca come gli orologi da polso, ad esempio, con tanto di nr romani sul quadrante.

Quando analogico e digitale si uniscono: l’esempio dell’alta orologeria

Non è detto che due “poli opposti” debbano per forza andare in contrasto fra loro, perché alle volte è anche possibile un’alleanza, e lo stesso può accadere alle dimensioni dell’analogico e del digitale.

Queste due tecnologie, in apparenza così lontane, in certi casi possono infatti venirsi incontro e permettere di raggiungere dei risultati funzionali ed estetici davvero sorprendenti: l’industria degli orologi ci offre un esempio lampante, con i moderni dispositivi che integrano le ruote dentate e gli ingranaggi “vintage” con dei microchip digitali, fondendo di fatto passato e futuro.

La tecnologia più all’avanguardia si mette così al servizio della tradizione e della classicità, rivoluzionandole ed esercitando un grande fascino sui consumatori. Al momento, infatti, i migliori orologi meccanici non possono essere più considerati analogici nel senso stretto del termine, nonostante l’apparenza, come nel caso del Calibro 3 di Chanel e di altri modelli prodotti da aziende storiche come Panerai, Cartier e Roger Dubuis.

Insomma, anche la distinzione tra analogico e digitale riflette due modi di essere e quindi di esprimersi.

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