Storie Brevi e Senza Pietà – Godetevela finché dura

Storie Brevi e Senza Pietà – Godetevela finché dura

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Un'antologia di racconti strani

“Verrà un giorno in cui ti accorgerai che la vera storia breve e senza pietà è quella della tua vita”. Niente male come quarta di copertina vero? Dopotutto non mi aspettavo niente di meno dal libro di esordio di una coppia di autori i cui volumi ho divorato e sviscerato in altre recensioni. Dopo Anubi, la decadente storia del dio canide, migliore fumetto italiano al Treviso Comic Book Festival 2016 e Migliore fumetto 2015 per i lettori di Repubblica XL (era piaciuto anche a noi di SALT), e Malloy, l’unico e inimitabile gabelliere spaziale che abbiamo seguito appassionatamente qui, la Panini Comics, nella trepidante attesa di un nuovo lavoro degli autori Taddei-Angelini, ha pensato bene di pubblicare una nuova edizione extralusso della prima raccolta di storie della coppia, ovvero Storie Brevi e Senza Pietà”. Così noi poveri sfortunati che ci siamo persi la prima edizione da parte di Bel-Ami Edizioni possiamo goderci un bel volume cartonato nerissimo, con l’immagine della morte personificata e della sua grande falce proprio in copertina, un libro adattissimo da leggere prima di dormire e poi da lasciare come monito sul comodino, giusto perché non è detto che ci sveglieremo la mattina dopo (unico difetto: dove è finita la prefazione di Ratigher dell’edizione originale?).

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Ma cosa sono le Storie Brevi e Senza Pietà? Sono storie cortissime, di poche pagine, taglienti come la carta proprio perché dritte al punto e inesorabili. C’è un senso di straniamento dominante in tutte le vicende, vuoi per le situazioni surreali, per l’assenza di un background di riferimento o per il ritmo incessante, scandito da gabbie molto spesso ripetitive e sempre uguali nella loro suddivisione della pagina. Ma sebbene le storie siano tutte, quale più quale meno, caratterizzate da un forte sentimento dell’assurdo, mano a mano che ci si avventura nelle pagine ci si rende conto che in queste è racchiusa la nostra stessa esistenza, spogliata da tutti i romanticismi e gli orpelli e motteggiata al punto di renderci complici nel suo svilimento.

E complici lo diventiamo perché è impossibile non ridere. Ho riso davanti all’autocompiacimento dello Zio che scopre di aver trasmesso la sua “tara genetica” al nipote, ho riso davanti alla famiglia di esuli che, attanagliata dalla morsa del freddo, si ritrova circondata da un branco di lupi, ho riso davanti alla minuziosissima scelta di parole per la comunicazione mezzo volantino della fine del mondo. Perché possiamo illuderci quanto vogliamo, ma la nostra esistenza è effimera e le persone possono sparire nel nulla da un momento all’altro, le nostre personalità sono fragili e, troppo spesso, vuote come un pupazzo di cartapesta, la realtà è solo un punto di vista, la routine è diabolica e ci illudiamo di avere il pieno possesso della nostra vita, ma è tutto nella mani di persone più potenti di noi (e neanche così ben intenzionate).

Persino la morte, il grande fardello dell’umanità, è solamente l’ennesimo appuntamento sull’agenda della Morte (quella con la M maiuscola) un’artista annoiata dalla propria stessa performance artistica la cui autobiografia “Anche la Morte ha un Cuore” viene rivelata da sotto la sua cappa, curiosamente accanto a una bianchissima e vuotissima gabbia toracica. Tutte queste considerazioni sulla vita, l’universo e tutto quanto possono sembrare soverchianti e sarebbero sicuramente intollerabili, tutte insieme, in un qualsiasi scritto che presentasse aspetti celebrativi. Ma quando queste sono “solo” la morale di alcune storielle un po’ strane e tutto sommato buffe, quello che suscitano è l’ennesima risata amara, come in un’istintiva reazione apotropaica per allontanare la consapevolezza che la vita è davvero una storia breve e senza pietà.

È incredibile vedere come, già alla loro prima pubblicazione, la coppia Taddei-Angelini funzionasse alla perfezione. Come poi vedremo in Anubi e Malloy i personaggi sono grotteschi e fortemente sgradevoli, adattissimi ad impersonificare lo scomodo messaggio a loro affidato. Le campiture sono grandi e piatte, in scala di grigi, mancano quasi completamente le ombre, spesso non vengono disegnati gli sfondi oppure lo sfondo è la semplice linea dell’orizzonte, il tutto per far esaltare il tema in tutta la sua desolante crudezza. Ho già detto poi, come il ritmo scorra in maniera veramente lineare nella sua rigorosità data da vignette quasi sempre uguali pagina dopo pagina, vignette che scandiscono perfettamente i dialoghi surreali e le assurde vicissitudini, giocando con un distorto tempo “comico” che “comico” proprio non è.

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“Godetevi questo lusso Gaia e Francesco. Non durerà a lungo.” è la dedica che sono riuscita ad accaparrarmi al Lucca Comics 2017. Pur sperando vivamente che si sbaglino per quanto riguarda la mia relazione, sono certa che questi due continueranno a non sbagliare con i loro fumetti. In attesa di leggere un loro nuovo titolo, fate come me, non perdetevi “Storie Brevi e Senza Pietà” per riconciliarci con questa nostra vita di merda.

 

Titolo: Storie Brevi e Senza Pietà

Sceneggiatura: Marco Taddei

Disegni: Simone Angelini

Casa editrice: Panini Comics

Anno di edizione: 2017

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