15 maggio, 3 ceri giganti, 1 tradizione centenaria

15 maggio, 3 ceri giganti, 1 tradizione centenaria

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Siete dei maratoneti in erba? Dei culturisti acculturati? Amate le folle in delirio ma non siete ancora riusciti a diventare rockstars? Abbiamo un evento che fa al caso vostro: un po’ mistico, un po’ sportivo senza dubbio coinvolgente ed emotivamente impegnativo. Si tratta della Corsa dei Ceri, una tradizione secolare che ogni 15 maggio attraversa le vie di Gubbio per celebrare San Giorgio, Sant’Antonio e, soprattutto, il patrono Sant’Ubaldo.

Tanto per fare chiarezza, i ceri sono tre e pesano quasi tre quintali ciascuno e no, non sono dei candeloni giganti. Niente stoppino in cima, dunque, ma la statua del Santo a sormontare due prismi ottagonali in legno finemente lavorato, di norma custoditi nella chiesa di Sant’Ubaldo. Sebbene la giornata del 15 sia ritmata da rituali e cerimonie fin dalle 5 del mattino (sveglia coi tamburi per i gloriosi Capitani dei Ceri), la corsa vera e propria comincia solo alle 18, dopo le benedizioni del Vescovo. Capitani, Alfiere e Trombettiere a cavallo precedono al galoppo i Ceri, mentre il pubblico si lascia trasportare da un entusiasmo travolgente e palpitante al grido unanime di “Via ch’eccoli”.

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Ecco dunque i ceraioli che sostengono saldamente i Ceri in corsa ad un ritmo sostenutissimo, con la folla che alla testa della processione apre un varco per farli passare, e che in coda si inserisce in un corteo fitto e multicolore: un tutt’uno fremente, festante e pieno di energia. L’itinerario si snoda per più di quattro chilometri lungo le strette vie medievali, dove i ceraioli si danno il cambio continuando a correre e tentando di mantenere il Cero verticale, per schivare muri e finestre, fino a raggiungere in salita la Basilica in cima al Monte Ingino, capolinea di questo tripudio di folla.

Chi vince? Non ce ne vogliano gli Antonio e i Giorgio, ma vince sempre e comunque la squadra gialla di Sant’Ubaldo dal momento che i sorpassi non sono consentiti e l’ordine di partenza rimane lo stesso da centinaia di anni… ma niente panico: c’è da festeggiare per tutti! Tutta la passione e lo sforzo condivisi nella corsa si riversano in gioviali sbicchierate, danze e leccornie ad hoc, una su tutte il baccalà alla ceraiola. Corridori, credenti o buongustai, pare che il coinvolgimento – fisico e spirituale – a questo evento sia totale e potentissimo.
Il fotografo Steve McCurry (al quale abbiamo preso in prestito le fotografie di questo post) riassume così: “Pensavo di vedere una festa, e ho visto la vita”.

 

ceri-gubbio

 

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