Procrastinatio repetita, Cazzeggio manifesto

Procrastinatio repetita, Cazzeggio manifesto

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Courbet, Autoritratto, 1844. O studente a cinque giorni dalla consegna della tesi.

Parliamone, magari immaginandoci sdraiati sul lettino di uno psicoanalista americano, occhi sbarrati, musica soffusa e caffé big cup in mano. Affrontiamo a viso aperto il più agguerrito nemico di ogni studente universitario che si rispetti, quello che ci ha visti tutti uno per uno sfilare sotto al suo sguardo compiaciuto, con quel retrogusto dolce amaro che ci lascia, lui, che sa fin troppo bene come prenderci…e che ci fa gongolare e poi, di nuovo, soffrire.

Nossignori, non parlo dell’assistente frustrato che vi ha fregato all’ultimo esame (ma che cosa mai gli é capitato quand’era bambino!?) ma di un ben più spietato ostacolo alla vostra carriera universitaria e a tutto il resto: signorine studentesse, signori studenti e lavoratori uniti, si parla del Cazzeggio.

Il Cazzeggio con la C maiuscola. Quello che vi prende quando proprio non potete permettervelo, che altrimenti sarebbe troppo semplice, roba da ordinaria amministrazione. Nello specifico, penso alla fatidica ultima tappa della vostra carriera universitaria: la stesura della tesi. the creative process

Si’ perché attenzione, ci sono più cose legate a quest’attività che inducono ad alto rischio di Cazzeggio. Come quando uscite coi capelli bagnati e aumentano le probabilità che vi venga il raffreddore, o prendete freddo dopo aperitivo e vi coglie una congestione intestinale (ma se davvero siete universitari perfino lo psicanalista a questa sparata solleverà gli occhialetti con uno sguardo complice che vuol dire “si ok tesoro, meno spritz”). Dicevo, scrivere tesi aumenta esponenzialmente le vostre chance di cadere nelle grinfie di un ostinato farniente per almeno tre ragioni: dovete utilizzare un PC per redigere il prezioso manoscritto, avrete quasi sicuramente bisogno di importantissimi documenti scaricabili soltanto via connessione internet megarapida, e magari attendete pure quella risposta del vostro relatore, cosa che vi obbliga a stare incollati alla vostra casella mail e, si sa mai, a portata di smartphone.

Come puo’ l’homus procrastinator affrontare le pagine bianche -che hanno già il carattere e il layout da tesi, che fa più lungo- senza cadere in tentazione? E’ tutta una questione di volontà. Eh, appunto.

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Oppure di tecnologia. Attenzione, attenzione stiamo per svelarvi quattro trucchetti farlocchi ma efficaci per farvi sentire dei veri stakanovisti wannabe.

  1. Scaricatevi immediatamente il plug-in di Mozilla firefox Leechblock.
    Gratuito, questo modulo vi permette di selezionare fino a SEI siti rubatempo da bloccare, con la possibilità di impostare fasce orarie e/o blocco completo dopo tot minuti d’uso. In uno slancio di determinazione quasi masochistica, potete perfino richiedere l’accesso solo tramite password: o la scegliete voi o, proprio state messi male, e chiedete a qualcuno di inventarsela lui (magari qualcuno che rivedrete, un giorno). Se usate Chrome, puntate sull’extension StayFocused.
  2. Se siete sensibili ai colori e alle icone, forse WriteMonkey é l’antidoto creato apposta per voi: o per salvarvi o per uccidervi definitivamente. Non provate a ricaricare la pagina, perché é davvero cosi’, appositamente ideata per togliervi ogni possibile distrazione e voglia subalterna. Coraggio!
  3. Coldturkey vi impedisce di trovare ispirazioni in app e videogiochi, bloccandovi (tra le altre cose) tutti gli executable files. In compenso, vi concede delle pause a intervalli regolari, ispirandosi al rinomatissimo metodo del Pomodoro –che, detto tra noi, solo un Italiano e pure uno un po’ fancazzista poteva davvero chiamarlo cosi’.
    jordan
  4. La soluzione più radicale la propone l’app Freedom. Questa vi blocca TUTTO tranne alcuni siti selezionati, su TUTTI i vostri dispositivi. In pratica, chi ha un’ossessione per i più desueti sinonimi del Sabatini Coletti o chi esige la traduzione sempre e solo su Wordreference si salva, ma chi necessita colonne sonore ricercate o chiunque abbia un incredibile ed improvviso bisogno di sapere che fine abbia fatto Michael Jordan vivrà un brutto momento d’impotenza cosmica.

Vi sento scettici. Un po’ lo sono anche io. Perché lo sappiamo bene noi dell’adrenalina creatrice dell’ultimo minuto, lo sappiamo che non é solo un sito internet il problema né puo’ esserlo la soluzione. Perché, comunque, checché te ne dicano puoi fare un sacco di altre cose, purtroppo o per fortuna. Tipo cambiare la disposizione dei mobili della tua stanza, cominciare a fare degli esercizi per affinarti i polpacci, cucinare quella torta di cui ti han passato la ricetta almeno tre mesi fa o diventare un esperto di politica economica venezuelana. Oppure scrivere un articolo per SALT. O leggerne uno.

E, comunque, mentre noi siamo qui a NON scrivere tesi, Michael Jordan ha lanciato una catena di steakhouse a Chicago.

 

Elisa Cugnaschi

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