Pinkshinyultrablast | Everything Else Matters

Pinkshinyultrablast | Everything Else Matters

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Astigmatismo e suggestioni patafisiche da San Pietroburgo

C’è un gruppo che da diverso tempo avrebbe meritato se ne parlasse, di lui. Tra una cosa e l’altra, però, un po’ aspettando i Tartari, un po’ prendendo un caffè con Godot, abbiamo impegnato e impregnato le pagine web di altri deliri vanesi e inopportuni. Tuttavia il momento propizio è finalmente giunto: signore, signori e indecisi: i Pinkshinyultrablast.

I che? I Pinkshinyultrablast! No, non c’entra niente il mio gusto insaziabile nel parlare parole unite randomicamente, questa volta. Si chiamano proprio così. Presabbene.

I Pinkshinyultrablast prendono il loro meraviglioso nome da un album degli Astrobrite, shoegazers americani mica troppo conosciuti, datato 2005 e, guardacaso , sono una band shoegaze. Ovvero pentolone obelixiano di rock distorto, riverberato e rumoroso e pop melodico, spaziale e sognante. A grandi linee.

I nomi dei componenti: nell’ordine:
alla batteria – SERGEY
al basso – IGOR
al synth – RUSTAM
alla chitarra – ROMAN
alle corde vocali – LYUBOV

No, non sono di Fregene. Sono russi. E a me mi emoziona decisamente la cosa. Per di più, di San Pietroburgo. Chi Mogol, chi Gogol.

pinkshinyultrablast
Sergey e i belli dentro

Ma se Pinkshinycopiaeincolla è un nome mega, pure quello del loro primo album, uscito a gennaio 2015, non scherza mica: Everything Else Matters. Apprezzabilissimo gioco di parole con la celeberrima e metallurgica Nothing Else Matters. Ma non si tratta solamente di un espediente ludico, il ribaltamento in effetti è anche sostanziale, di concetto; e trova riscontro, di fatti, nella produzione musicale.

L’ellepi è un tripudio di possibilità esplorate o appena indicate, in cui tutto il resto conta, e dove il resto è tutto. Un’esplosione di universi in espansione, in cui sono i bordi ultimi a possedere il vero potere palingenetico. Una lavatrice di suoni, schegge melodiche e rumori, in cui la vera bellezza risiede nella capacità centrifuga di trascinare l’ascoltatore laddove più niente ha importanza, e dove tutto, proprio per questo, la assume.

Checazzohoscritto non lo so, ma suona bene, sono soddisfatto.
Ti do questa notizia in conclusione, Pinkshinyultrablast è l’anagramma del mio nome, vedi.

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Se non sei ancora convinto di ascoltarti il disco, fai almeno partire la prima canzone. Sì, ora, anche mentre leggi. Tanto non scrivo nulla di importante, di sicuro niente che lo sia più della musica in sé. Quella citazione lì di Frank Zappa la conosci anche tu, dai.

Wish We Were è un brano straordinario, che va oltre l’ordinato e l’ordinario. In assoluto, tra le migliori aperture d’album del 2015. Dopo i primi 3 minuti e mezzo astigmatici e sognanti, sbocciano delle festose e rumorose chitarre. I Cure virati space rock su Instagram.

Se ancora non sei convinto, cosa francamente inspiegabile, ma ti va di concedere una seconda chance ai nostri, ti è sufficiente non fare niente, e lasciare che parta la seconda traccia, Holy Forest. Che è particolarmente ruffiana verso un certo tipo di immaginario e ascoltatore, e per questo forse sarà più facile che ti piaccia. Non ti sto dando del sempliciotto, né sto dicendo che è una canzonetta. Non lo è per nulla. È che va a insistere su un tipo di forma canzone ampiamente consolidato, e quindi ti sembrerà da subito più familiare, magari. Magari no.

Metamorphosis, il quarto brano, è una perla. Terry Riley e Philip Glass, in versione più rumorosa di tua madre che passa l’aspirapolvere la domenica alle 7 del mattino, ti vengono sbattuti in faccia. Ed è unabomber di zucchero filato acido.

Umi concilia le urgenze di dispersione musicale con le più irrefrenabili voglie melodiche. Per questo equilibrio, raggiunto non alternando diversi momenti durante il corso del brano (come negli altri episodi), ma portandoli avanti contemporaneamente e miscelandoli senza soluzione di continuità, probabilmente si tratta del miglior pezzo del disco. Che non significa debba essere il tuo preferito. Non è il mio, credo.

In Land’s End, a me pare di sentirci pure dell’Aphex Twin in alcuni passaggi vocali. Devo smetterla di assumere sostanze alteranti, tipo il fruttolo, o è proprio così? Mi cullerò in questa piacevole suggestione.

psu-umi

Everything Else Matter, in sostanza, ma anche in etere, è un album che ha del patafisico, concepito da un gruppo, i Pinkshinyultrablast, che applicano alla musica puntini di sospensione e ne fanno scienza delle soluzioni immaginarie, prendendo per mano i grandi classici e accompagnandoli all’eccezione con divagazioni e girandole tutte personali.

L’ascolto non mancherà di soddisfare né l’orecchio in cerca di qualcosa di godibile e spensierato, né quello maggiormente predisposto a farsi trastullare da eventi sonori poco probabili.
Per del sano onanismo, invece, c’è sempre YouPorn. O buona parte dell’indie italiano.

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