Piccolo Decameron personale | Dieci pretesti per raccontare

Piccolo Decameron personale | Dieci pretesti per raccontare

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Cremona al tramonto

Cremona, inizio 2020, i tempi del COVID-19.
Le ore, in queste giornate strane, passano lente, quanto basta per aprire una volta di troppo il frigo e guardare una volta di troppo le notizie dei giornali locali.

Ma siamo fatti per sopravvivere e sappiamo fin da Le Mille e una Notte che ci si salva solo raccontando storie. Per cui ecco il mio piccolo Decameron personale, dieci sciocchi pretesti che hanno portato momenti felici in settimane che felici non erano.
Li racconto qui, come i giovani del Decameron, sperando siano di sollievo ad altri che, affacciati alle finestre delle loro città, aspettano che tutto questo passi e se ne vada.

1 – I TRAMONTI CREMONESI (ruffianissimi)

Sono davvero infiniti i colori di cui si tinge il cielo della mia città in questi tardi pomeriggi di fine inverno. Il rosa, il viola, l’arancione, poi il viola sempre più scuro finché il Torrazzo, d’improvviso, non accende le sue luci che per qualche minuto sembrano esitare, rimanendo di un tenue giallo verdastro.

E resta tutto così, immobile, mentre il tramonto finisce, il cielo è quasi buio e l’altissimo campanile brilla di una timida luce verde.
Ma in un attimo ma come accade spesso cambiò il volto di ogni cosa le luci del Torrazzo diventano gialle, si accende anche San Michele e prende il via la grande e luminosissima notte di Cremona.

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2 – GLI AMICI DI CONTAGIO

Quelle due-tre persone con cui ti rendi conto di aver passato tutte le ultime ore e che diventano i tuoi compagni di sventura. Quelli con cui puoi organizzare un aperitivo casalingo, se i locali sono chiusi. Quelli con cui puoi bere qualcosa in un locale (se i locali sono aperti) nel religioso rispetto del droplet. Quelli con cui fare la spesa di notte, evitando la ressa e scegliendo con cura i generi di prima necessità, tipo i biscotti. Quelli con cui puoi non starnutire nel gomito, che è una cosa importante e notevolissima ma anche molto complicata.

3 – LA FALESIA DI PERINO (per una che come me non è capace)

Io nell’arrampicata faccio veramente schifo. Però è una cosa bellissima soprattutto grazie alle storie quotidiane dei Brocchi sui blocchi che illuminano la via di tutti quelli come me, che non chiudono un bel niente ma almeno ci provano, sbucciandosi ginocchia e gomiti, muovendosi in natura come teneri panda spaventati e festeggiando gli insuccessi con delle birrette.

Molte cose sono sconsigliate in questi giorni ma non le gite naturalistiche, una di queste mi ha finalmente condotta alla falesia del paese di Perino (PC), crocevia appenninico di gente e passioni sportive, escursionistiche ed enogastronomiche. Da adesso, per me, Perino è anche tappa in Val Trebbia per l’arrampicata, quella bella soprattutto perché la fanno gli altri, mentre io prendo tempo, fotografo piante spontanee e urlo consigli poco affidabili.

La falesia di Perino in una foto dal web

4 – LA MAESTOSA CRESCITA DELLE MIE PIANTE GRASSE

Le mie piante sono soprattutto grasse. Un po’ per reciproca affinità, un po’ perché quasi tutte le loro colleghe non grasse muoiono improvvisamente senza il tempo di un addio. Quindi, ad eccezione di un pothos, un ciclamino e una stella di Natale, qui vivono quindici succulente di ogni tipo e colore, che ogni giorno prendono direzioni diverse, cambiano sfumatura, crescono improvvisamente.

Convivere da giorni con la loro (dovrei dire la nostra!) grassa vita quotidiana mi causa gioia ma anche grande invidia. Vorrei essere un’aloe o il mio vecchio gymnocalycium giallo, che era bellissimo e se n’è andato improvvisamente diventando tutto nero. Torneranno il tempi felici del mercato in cui al sabato si tornava soddisfatti, con una pianta grassa in mano.

5- IL CAMMINO DI SANTA FRANCA (il ritrovamento di una vecchia mappa)

Mentre frugavo tra gli autografi di concerti alla ricerca di una vecchia dedica di Manu Chao mi è caduta tra le mani una vecchia brochure, probabilmente dei primi anni zero, che descrive in tutte le sue possibili varianti il percorso denominato Cammino di Santa Franca, in val D’Arda.

Leggo che all’inizio del secolo scorso era consuetudine recarsi in pellegrinaggio al Santuario di Santa Franca e che la brochure era nata proprio per riproporre il cammino partendo dalla piccola frazione vernaschina di Vitalta (dove nacque la Santa) per arrivare fino al santuario a Lei dedicato in prossimità del Passo S.Franca, nel comune di Morfasso. Questa mappa e le foto all’interno mi hanno fatto ricordare il santuario, visitato chissà quanti anni fa dopo una mattinata a castagne o a funghi. È tempo di mettere gli scarponi e tornare.

Il Santuario di Santa Franca da “Valtolla’s blog – terre della Val d’Arda (Piacenza)”

6 – IL MARIMO (L’alga ballerina)

Non è una pianta, non è un animale, (sa soltanto quello che non è).
Qui con me, sui tetti, vive anche un Marimo, la famosa alga ballerina, una di quelle palline verdi che vivono in barattoli o vasi di acqua e che vengono a galla all’improvviso, con l’acqua frizzante, con il sole e una volta anche con Ultraviolet degli U2.

La vita casalinga mi ha fatto scoprire quanto spesso il mio Marimo si diverta a fare bollicine, salire e scendere nel suo vasetto. Vorrei un animale domestico ma non si può, il Marimo è un primo passo.

7 – I CAPRIOLI DI ISOLA PESCAROLI (finalmente!)

Della golena di Po ho già detto troppo e forse dovrei smettere. Ma non potendomi aggregare nella maniera classica ai miei simili (sì, l’aperitivo) nei tramonti dei giorni festivi mi sono andata a perdere fra gli spiaggioni e le sterpaglie di Isola Pescaroli, nella parte di parco del Po che collega l’attracco alla Lanca del Pennello.

Qui ho perso ore cercando dei caprioli che a quanto pare da un po’ di mesi si lasciano fotografare da tutti nascondendosi solo a me. Dopo svariati appostamenti e gli infarti causati dalle grida scomposte dei fagiani in fuga, mi sono finalmente apparsi tra gli alberi dei ciuffi di pelo bianco, che fuggivano saltando, impossibili da fotografare ma bellissimi.

Ciao caprioli di pianura, condividiamo il destino di essere capitati all’altitudine sbagliata.

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Lanca del Pennello, golena di Po ad Isola Pescaroli. Cercando caprioli.

8 – I SUONI DELLE DOLOMITI (rivedere vecchi video amatoriali)

Quando all’ossessione per le Dolomiti si unisce l’ossessione per il vecchi video del noto Festival musicale sulle montagna del Trentino ne può uscire solo una monomania.

Sarebbe bello aver visto anche uno solo di quei concerti ai piedi dei miei più cari rifugi, ma non è andata così, per cui vi consiglio alcuni video amatoriali ormai storici: Vinicio Capossela al rifugio Vajolet, Morgan alle Regole di Malosco, De Gregori al Rifugio Fuciade o l’incontro con Erri de Luca al Rifugio Alimonta (c’è molto altro, date un’occhiata).

Tutto questo nella disperata attesa del disgelo nelle terre alte del Brenta.

9 – LA MICOLOGIA (quando il bosco è generoso)

Vengo da una stirpe di pescatori e fungaioli. Dei due vizi ho preso il secondo per cui in tempi remoti mi hanno dotata di un fischietto, una lampada frontale e due retine per far sporare i funghi, così che potessi esprimere il mio talento senza perdermi o senza infrangere la legge.
Sono una trovatrice di mazze di tamburo, trombette da morto, finferli (pochi), finferle, chiodini, pioppini, leccini e, vivaddio, anche porcini. Sempre siano lodati.

In questi giorni ho trovato tra i laurtìs i primi entoloma saundersii, piccoli funghi grigio-rosa che crescono all’inizio della primavera nei boschi di olmo.

Mi sono sentita come Marcovaldo (ma meglio).


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10- LA NINNA NANNA DI GINEVRA DE MARCO

Saran più di dieci anni che mi sono innamorata di una vecchia ninna nanna bolognese intitolata “Fa la nana”. Come per tutte queste antichissime canzoni popolari c’è sempre un’anziana signora che vive in Appennino e che un giorno si è prestata a cantare una filastrocca o una ninnananna per un giovane musicologo con il registratore o la videocamera. Anche in questo caso c’è, è Maria Grillini di Monghidoro.

Da lì la canzone è passata per svariate esibizioni di cori C.A.I, cori di uomini, donne, bambini fino ad entrare nella colonna sonora del film “L’uomo che verrà” dedicato alla strage di Marzabotto. A cantarla infine è Ginevra di Marco, accompagnata dal coro Mikrokosmos.

La stessa canzone cantata in acustico con una diversa melodia (comunque attestata tra le registrazioni di Maria Grillini) è stata compagna di queste giornate.

Grazie Ginevra, grazie signora Maria.

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