Let’s go everywhere – Viaggiare (per) sempre

Let’s go everywhere – Viaggiare (per) sempre

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Tamara Delgado

Avete presente quei pomeriggi “off” che cammini di fretta per le mille cose da fare che hai accumulato ma, nonostante tutto questo, hai la voglia di guardarti intorno? Ecco. Mercoledì scorso era un pomeriggio così. Di quelli che li vivi tutti. Che corri per Roma, la combatti e la vinci. Che hai quasi tutto. Ed è nel mezzo del suo luogo più frivolo che sono letteralmente inciampato in questa storia.

C’è una musica invadente ma non fastidiosa di qualche artista di strada che pervade via del Corso. Il cielo coperto che ha dimenticato l’Aprile. C’è una ragazza seduta sul marciapiede, di fronte all’edicola che nasconde la scorciatoia che porta in piazza Augusto Imperatore. La intravedo. Sta scrivendo qualcosa per terra con dei gessi. Al centro del suo disegno c’è la parola ROMA. Intorno un gioco di correlazioni.

Mi fermo. Guardo. Leggo. Tiro dritto. In realtà voglio sapere, lo sento. Vado avanti, negozio, telefonate, negozio… Ma continuo a volere sapere. Torno indietro. Si stranisce. Mi riconosce. Si ricorda, probabilmente. Noto un cartello che prima non avevo visto: “Ciao, I am Tamara from Argentina. I am travelling since 2014. With your help you support my dream of a better world. Grazie!”IMG_1804

Posso farti due domande?

Vai!

Mi racconteresti un po’ chi sei?

Mi chiamo Tamara Delgado, ho 21 anni e sono argentina.

Come sei finita qui?

Viaggio da quando avevo 18 anni. Dal 2014.

Tamara parla italiano.  All’inizio dà risposte timide e concise. La senti e si sente sicura. Continua. Si scioglie.

In Argentina ho studiato alla scuola italiana. Parlare una lingua è il primo passo per conoscere meglio tradizioni e cultura di un posto e questo mi sta aiutando.

Aiutando a fare cosa? Dove hai viaggiato finora?

Sono partita dall’Argentina, da Buenos Aires, e sono finita in Cina. La Cina è un Paese grandissimo. Eppure sono capitata in un posto paradossalmente piccolissimo. Una città molto tradizionale. Si chiama Kaifeng. È famosa, eh. Ma è veramente piccolissima.

Questo foglietto sono tutte le città in cui Tamara è stata o vorrebbe stare nei prossimi mesi. Lo lascia alle persone che la sostengono in questa scelta.
Questo foglietto sono tutte le città in cui Tamara è stata o vorrebbe stare nei prossimi mesi.
Lo lascia alle persone che la sostengono in questa scelta.

Lì ho passato due mesi. Dopodiché mi sono spostata nel sud girando tantissime città. Alla fine mi sono trasferita a Hong Kong dove ho trovato un altro lavoro. Facevo la brand ambassador per ristoranti italiani. Un lavoro temporaneo in cui promuovevo la cultura culinaria italiana, quella che avevo studiato in Argentina. Seguivo cinque ristoranti diversi. 

In realtà, comunque, anche se lavoravo non mi sono fermata. Sono andata in Corea del Sud per un po’ di tempo: un posto straordinario. Totalmente diverso dalla Cina nei ritmi e nei modi. Poi ho cambiato ancora e ancora: la Thailandia e le Filippine, per citarne un paio. Tenevo sembra la base in Cina, però.

Perché, poi, hai lasciato la Cina?

La verità? Ero abbastanza contenta di quello che facevo ma se c’è una cosa che è proprio tipica della Cina è il fatto che si lavora tantissimo. Anzi, si lavora e basta. Mi ha fatto molto pensare. Non c’era un momento di respiro. Non riuscivi a goderti le cose. Il senso dello stare in giro. Che era quello che avevo scelto. Lavoravo 14 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Era una vita impossibile. Non riuscivo a godermi nulla. E ho deciso di cambiare ancora.

E che cosa hai fatto?

Mi ero presa 6 mesi per girare tutta l’Europa. A Roma sono arrivata il 4 Aprile. Purtroppo sul treno dall’aeroporto mi hanno portato via tutto: soldi, laptop, documenti. Adesso sono un po’ bloccata qui e ne sto approfittando per cercare di scoprire questa città: Roma. Il 9 maggio, però, ritorno in Argentina.

Vuoi smettere di viaggiare quindi?

Assolutamente no. Torno in Argentina e lavorerò per tre o sei mesi in Patagonia. Sono di lì. Farò un lavoretto stagionale perché mi mancano la casa e la famiglia. Poi andrò in Bolivia o in Brasile. Lì farò volontariato. Insegnerò inglese ai bambini delle periferie. E cercherò anche altre occasioni. A seguire, devo ancora decidere. Sono indecisa tra un anno a Dublino e uno a Vancouver.

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Come ti sei finanziata fino ad ora?

Fino alla Cina lavorando sempre. Ovunque sono andata mi sono trovata un lavoro per mantenermi e prepararmi alla tappa successiva. Adesso sono a Roma, in standby dopo quello che mi è successo. Girando il mondo però ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di persone e questo aiuta e ritorna: dal couchsurfing alle case di amici mi sto decisamente arrangiando. Poi faccio questo: racconto la città a chi la vive tramite questi disegni. [mi mostra il disegno per terra, quello che ha attirato la mia attenzione]IMG_1803

Ovvero?

Beh sono insiemi di parole chiave che incuriosiscono la gente che si ferma, mi chiede. Non faccio “elemosina”, assolutamente. Ma la curiosità fa fermare le persone e, chiedendo, magari mi danno il loro sostegno in questa missione.
Qui ci sono le mie parole. Oggi mi sono svegliata sentendo forte la magia di questa città, dei suoi luoghi, delle sue storie, dei suoi volti. Roma è storia, è cultura. È cibo. È saper vivere.

Che cosa ti ha spinto a scegliere di fare questa vita?

Sono nata e cresciuta con questa idea in testa. Fin da quando ero bambina. Non mi bastava la mia terra che comunque mi manca. Quindi ho trovato il coraggio di prendere e andare.

Ma nella vita vuoi fare solo questo?

Volevo e voglio fare volontariato, proprio come lavoro. Preferisco chiamarlo “social work”, infatti. E questo mi consente di girare il mondo, scoprirlo, studiarlo, capire in cosa è migliorabile. Può sembrare banale ma è da qui che parte tutto.

Viaggiare è parte integrante del sale della vita. E tu ne hai fatto proprio uno stile di vita. Anzi, una scelta di vita. Che cosa ne trai?

Ad aggiungere sale al sale sono le persone. Le storie che incontro. Giro il mondo, ma il bello è il mondo che trovo in tutte le persone che ho avuto modo di incontrare finora. Ho avuto solo il coraggio di partire per averne di più. Adesso, ad esempio, osservo questa città da questo punto di vista. Dalla strada del centro, quella dei negozi. Ho visto passare di tutto. È troppo bello quando la gente si ferma, ti chiede, vuole sapere, si racconta. È uno scambio forte. Questo comunque è il Paese in cui finora ho trovato le persone migliori.

Se qualcuno volesse contattarti o trovarti?

Ho una pagina facebook: TAMARA DELGADO. Presto avrò anche un blog, sto finendo di prepararlo.

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Mentre mi allontano mi richiama e mi porge un foglietto. C’è scritto: let’s go everywhere. Mi spiega: Sono tutte le città in cui sono stata, sarò o voglio essere.

Di Tamara ricorderò il coraggio di andare riflesso negli occhi. 

Ecco cosa mi aveva spinto a fermarmi.

 

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2 COMMENTS

  1. Non ci credo!! Sono io!!
    Tante grazie per capire e raccontare la mia storia Gabriele, sono fortunata di averti trovato quel giorno! Sei talentosissimo.

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