Le Dolomiti in Autunno | La quiete, i colori, i Törggelen

Le Dolomiti in Autunno | La quiete, i colori, i Törggelen

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Autunno sulle Dolomiti
L'autunno sull'Alpe di Siusi

La stragrande maggioranza di coloro che amano almeno un po’ la montagna è spesso abituata a frequentarla solo in una o due stagioni su quattro. Località molto note come quelle delle valli dolomitiche si riempiono fino all’orlo di turisti nelle settimane centrali d’agosto e durante le vacanze di Natale, ma la situazione non è così dissimile nelle restanti settimane di dicembre, gennaio, febbraio, giugno, luglio e agosto.

Insomma, immergersi in posti come il lago di Braies, l’Alpe di Siusi o le Tre Cime di Lavaredo senza avere attorno mandrie di altri frequentatori di queste alte quote ultra-accessibili diventa quasi impossibile in estate o in inverno.

Uno può pensare: “beh, ma basta non andare sulle Dolomiti: molte valli verso il Friuli o intere province nell’arco alpino piemontese sono ancora salve dalle orde di turisti, vai lì”, vero, ma una volta che hai la fissa per certe montagne è difficile arrendersi.

Un’alternativa valida, se come me non riuscite a fare a meno delle Dolomiti, è quella di sfruttare l’autunno, quando le valli si colorano di tinte ambrate e granata, e la scarsità di turisti trasforma altopiani e sentieri solitamente affollati nei luoghi di quiete estrema che ci siamo sempre figurati pensando alla vera montagna.

Alcuni paesaggi, grazie al foliage e alla neve che spesso già imbianca le crode più alte, rendendole colonne diafane che si stagliano sul cielo d’un azzurro profondo ancora estivo, sono persino migliori di quelli che si è abituati a vedere nei mesi più soleggiati o nevosi.

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Foliage sulle Dolomiti
Foliage sulle Dolomiti

Ma trovare il luogo adatto e il periodo con i colori migliori non è così ovvio. A settembre e durante i primi giorni di ottobre non troverete che un leggero offuscamento del verde brillante che contraddistingue le conifere in estate, e molte località saranno ancora abbastanza frequentate da coloro che hanno già deciso di evitare le settimane più affollate.

Spostandosi verso il cuore dell’autunno invece il rischio è quello di trovare gran parte dei rifugi già chiusi per la stagione invernale, soprattutto in quota. Dunque il periodo migliore -secondo chi scrive- si aggira attorno alle due settimane centrali di ottobre, quando l’inverno sembra intersecarsi perfettamente con l’estate e le stagioni si alternano anche da un giorno con l’altro, tra leggeri nevischi e pomeriggi di sole tanto caldo da rendere ancora possibile la sacra arte dello scottarsi la faccia dopo essersi addormentati sdraiati su un prato.

Sciliar in autunno
Lo Sciliar visto dall’Alpe di SIusi

Per quanto concerne i posti migliori bisogna dire che non tutti rimangono accessibili e sono pochi quelli che davvero beneficiano del fascino di questa stagione. Senza nulla togliere al sublime dei ghiaioni desolati già intarsiati dai ghiacci o al piacere malinconico di passeggiare per paesini a valle semi deserti, tra schiere di hotel e ville vuote, la quota che gode al meglio della luce tenue dei pomeriggi d’autunno è quella dei boschi e degli altopiani, dei vitigni della valle Isarco, dei prati dell’Alpe di Siusi e i boschi della val di Funes.

Non è un caso che io abbia citato queste tre zone delle Dolomiti tra le tante che in ottobre sfoggiano una vegetazione che si incendia di colori: tra le valli sopra Bolzano, e soprattutto nella valle Isarco e val Sarentino, ottobre e novembre sono soprattutto i mesi dei Törggelen.

Normale che per molti di voi questa parola non dica nulla: è una parola che deriva dal tedesco Törggl, termine che identifica le presse enologiche in legno (dal latino torquere). Il Törggelen in origine era la degustazione del Nuien, il vino di nuova annata, che avveniva nelle cantine (che si chiamavano appunto Törggeln).

Ad oggi la tradizione è rimasta pressoché immutata, anche se allontanandosi dalla Strada del Vino che collega Bolzano a Bressanone si possono trovare molte varianti.

Secondo l’usanza più ortodossa bisognerebbe accompagnare la degustazione con le “Keschtn (le castagne in tedesco sudtirolese) e prodotti derivati dalla farina delle stesse. Oltretutto sono solo poche decine le cantine che offrono il Törggelen originale: vengono chiamate Buschenschänke e si trovano lungo una fascia di castagneti in Valle Isarco che collega l’abbazia di Novacella, vicino a Bressanone, a Castel Roncolo, a nord di Bolzano, passando per l’altopiano del Renon e si chiama appunto “Keshtnweg”, “sentiero del castagno”.

Giardino di un maso
Il giardino di un maso a Lajon, tra Bolzano e Bressanone

Per trovare posto in uno di questi masi è necessario prenotare con largo anticipo, ma andando in cantine di zone limitrofe non rimarrete delusi: troverete comunque il vino novello, il Süßen, ovvero il mosto d’uva, i tipici taglieri di formaggi, carne salada e speck accompagnati dallo Schüttlebrot (il pan di segale), i canederli al burro fuso, agli spinaci e alla barbabietola, il gulasch con polenta, i wurstel e lo strudel per concludere il pasto.

Tipico antipasto ai Torggelen
Tipico antipasto ai Torggelen

L’atmosfera calda del maso, intrisa del profumo di legno, carne affumicata e brace, mentre fuori il sole incendia le crode e gli alberi di una luce ocra e polverosa ti convince di aver finalmente trovato quel punto medio -che io ho tanto cercato- tra la grigliata di ferragosto con il cenone di Natale.

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Per ragioni di spazio non è questa la sede per indicarvi i mille modi con cui si può smaltire la mangiata e la bevuta: un denso reticolo di sentieri unisce altopiano del Renon, valle Isarco, val di Funes, val Gardena, Alpe di Siusi tra boschi, altopiani e ciclabili lungo i torrenti, basta lasciarvi ispirare dalla strada che trovate fuori dal maso e dal picco che vedete spuntare dagli alberi, oltre la salita.

Ma se avete paura di star male sedetevi da qualche parte e guardate il panorama, fissando il punto dove le ombre scavano nel granito pallido delle cime strane incisioni che si dilatano verso valle e, al girare del sole, colano tra i colli gonfi di alberi cremisi e poi, al tardo pomeriggio, scivolano per i pendii costellati di baite e vitigni fino ad aggrapparsi ai comignoli già fumanti e ai campanili; all’arrivo del vespro sarà già più inverno che estate, e sarete grati di aver visto quel breve momento prezioso che è l’autunno sulle Dolomiti.

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