La La La Gare | Altro jazz per la Ville Lumière

La La La Gare | Altro jazz per la Ville Lumière

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Di jazz, a Parigi, non ne manca.

Se avete mai visto un film – di quelli intellettualoidi un po’ pastello, magari – ambientato nella capitale francese dagli anni ’20 in poi, la probabilità che ad un certo punto spunti una paffuta jazz band nascosta dietro ad enormi strumenti a ravvivare una serata magica (sto guardando te, Midnight in Paris) o un artista di strada malinconico ad illustrare perfettamente i sentimenti contrastanti del protagonista, è alta. Il Caveau de la Huchette, nel cuore pulsante e turistico del Quartiere Latino, in una caotica Rive Gauche, ospita orchestre ed artisti del genere dai primi anni di libertà dopo la Seconda Guerra Mondiale. I corridoi della metro risuonano di grandi classici e nuovi esperimenti, accompagnando un viavai interminabile di pendolari.

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E, in tutto ciò, una nuova realtà indipendente è arrivata da qualche mese a ravvivare la Petite Ceinture, quell’antico percorso ferroviario che quasi cent’anni fa circondava Parigi ed oggi non è che una serie di stazioni abbandonate o riqualificate nei modi più svariati. La Gare Jazz.

On a comme une toute petite impatience de vous la faire partager, un truc qui nous chatouille, une légère sensation…

Pubblicato da La gare su domenica 13 agosto 2017

Aperta al pubblico nell’agosto dell’anno scorso, La Gare porta il jazz a kilometri di distanza da quel centro storico, un po’ snob, quello delle grandi istituzioni musicali e dei biglietti costosi per un concerto. Sboccia in un quartiere – il 19esimo arrondissement, nell’estremo nord est della città – che con la sua aria marcatamente urbana e un po’ proletaria, le barche sgangherate attraccate sul Bassin de la Villette e i grattacieli, tutto dice tranne che “Parigi”. E pure l’edificio in sè, la spoglia stazione di Flandre, circondata da 2000 metri quadrati di giardino selvatico, poco comunicava a chi ci passava distrattamente davanti fino a qualche mese fa, quando il miracolo è stato portato a compimento.

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Estirpata qualche erbaccia (ma neanche tante), dipinto un enorme, gentile ma misterioso volto di donna sulla facciata ed installato un bar incredibilmente economico per essere una delle capitali in assoluto più costose al mondo, La Gare apre i battenti con un motto adorabile: Le club du jazz pas chiant qui donne la banane. Un club jazz che non annoia e porta il sorriso.

L’interno de La Gare. [Fonte: Les Inrockuptibles, https://www.lesinrocks.com/2017/09/news/une-gare-abandonnee-du-19e-transformee-en-club-de-jazz/#]
Se durante il giorno potrebbe sembrare giusto un café hipster dai muri scalcinati,  graffiti qua e là e pavimenti disordinati come ne sono spuntati tanti, nei vari quartieri gentrificati d’Europa...la sera, it’s conflict and it’s compromise, and it’s just…it’s new every time. It’s brand new every night. It’s very, very exciting! (Grazie, Ryan Gosling).

Nell’angolo di un salone spazioso, sedie alle pareti, un palco dall’aria quasi improvvisata introduce, sera dopo sera, talvolta il meglio, talvolta il nuovo del jazz. L’entrata, quasi sempre, è ad offerta completamente libera, a marcare una differenza abissale da un business, come quello della musica live, che a Parigi rimane spesso fuori dalla portata di chi un po’ di bellezza vorrebbe poterla assaporare senza svenarsi.

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Se la lineup si riproduce, quasi identica, di settimana in settimana, rimane comunque di squisita qualità, pronta a sorprendere con il proprio melange perfetto di innovazione ed inclusività. Così, il lunedì è la serata del jazz assez oriental della musicista armena Macha Gharibian, importata da New York City dopo una formazione parigina, ricco di sfumature e suoni prestati da viaggi alla scoperta di sè e dell’altro da un capo all’altro del mondo. Il martedì è animato dalla jam session selvaggia del Conservatoire National Supérieur,  un “incontro violento” con artisti che già plasmano il suono che avrà il jazz del futuro. Il mercoledì chiama electro jazz funk – e questo non ve lo so neanche spiegare a parole. Giovedì, le fondamenta di questa vecchia stazione riportata alla vita sono scosse dalle vibrazioni di quello che – molto modestamente – La Gare descrive come il miglior jazz di Parigi, suonato dal resident Tao Ehrlich.

I weekend, poi, spesso esplodono in una moltitudine di one-time event che attraggono nomi prestigiosi nel campo così come nuove leve che altro non aspettano che farsi conoscere da un pubblico avido di note come quello parigino.

Ed è subito Mia Dolan che con il suo magico vestito giallo acceso molla tutto – pure Ryan Gosling – per farsi una nuova vita, di bellezza, cinema e – ovvio – jazz, nella ville lumière.

 

 

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