Kung Fury e il crowdfunding

Kung Fury e il crowdfunding

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Because fuck you bitches!

Gli anni 80, che periodo meraviglioso!

Ero partito con l’intenzione di recensire un bel cortometraggio di un autore nordico, sconosciuto, verosimilmente molto suicida, che analizza il rapporto dell’uomo con la natura selvaggia, ma poi nei giorni scorsi è uscito Kung Fury e il mio gemello malefico nerd ha preso il sopravvento. Nato da un progetto finanziato col crowfounding (la nuova era dell’economia, ma tanto quando lo capiremo sarà troppo tardi) con la precisa intenzione di dimostrare il potere dell’idea sulla realizzazione, nell’epoca di internet. Si tratta della chiara risposta alla domanda “Perché no?”, che la rete 2.0 ci sta dimostrando ogni giorno essere fondamentale (non è il primo progetto di questo tipo, basti pensare a Snakes on a Plane)

Si tratta di un corto di 30 minuti che omaggia il cinema poliziesco e trash americano degli anni ottanta, nostalgico al punto giusto, con la giusta dose di tecnologia adattata al decennio di ambientazione. E tutto quello che nella mente di un nerd nostalgico e appassionato di videogiochi può venire in mente. Per esempio:

Kung Fu: celo

Nazisti: celo (Hitler è un campione di Kung Fu che si fa chiamare Kung Führer, ovviamente)

Dinosauri: celo (sparano laser. Oppure sono poliziotti)

Vichinghi coi mitra: celo

Thor: celo (a forma di vichingo, mica quel manzo per fighette della Marvel)

Battute scontatissime che fanno comunque ridire: celo

Combattimenti improbabili: celo

kung fury2

A parte la volontà goliardica di mettere tutto ciò che una persona cresciuta negli anni 80/90 può amare, il film non è realizzato male. Con i (pochi) soldi raccolti dal crowdfounding, il regista (e protagonista) David Sandberg ha dovuto girare la quasi totalità delle scene in casa, affidandosi ad una CGI migliore di molti film visti recentemente (come, ad esempio, Il Racconto dei Racconti…). La cultura pop e citazionista sottesa a tutto il film spunta qua e là, come negli aperti riferimenti al cinema cyberpunk degli anni ’80 o alle serie poliziesche. A tutto viene poi dato una patina vintage, coi colori sovrasaturi e gli sfondi posticci, ma utile anche alla narrazione (come, per esempio, gli stacchi di camera fatti come se la trasmissione televisiva fosse disturbata, che ricordano il Rodriguez di Planet Terror -operazione simile, ma con più budget-), che nascondono un’attenzione ed una capacità maggiore di quanto il film stesso possa far pensare.

That’s the internet!

PS: il film si può vedere gratuitamente sulla piattaforma Steam oppure sul sito (http://www.kungfury.com/)

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