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Il Manifesto degli Attori Anonimi: James Franco e l’apologia di Hollywood (e di se stesso)

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PASSO 1

Abbiamo ammesso che la vita è una performance – che siamo tutti performer, sempre – e che la nostra “performance” era diventata incontrollabile.

Per quanto riguarda James Franco, mi sento di affermare con certezza due cose:

  1. James Franco è un tipo strano;
  2. James Franco è ovunque*.

*Mania di protagonismo? Probabilissimo, ma c’è sicuramente dell’altro. In ogni modo, è verosimile pensare che dietro la bulimica carriera cinematografica ed extra cinematografica dell’Attore di Palo Alto vi sia una frenesia artistica incapace di nascondersi e che non sembra volersi dare una calmata tanto facilmente.

Sento che sto per ingannarvi perché quello che sto per fare è consigliarvi visceralmente di leggere l’opera prettamente autoreferenziale di un egocentrico patologico che non sa scrivere.

Trecento pagine. Trecento pagine e nessuna storia, nessuno svolgimento, nessuna fine. Trecento pagine senza senso in cui perdi il filo del discorso eppure, il disorientamento che ne risulta è in grado di farti un furbissimo lavaggio del cervello. Dunque, ne vale la pena. (Sospiro di sollievo).

L’Attore, improvvisatosi scrittore, non fatichiamo a credere avesse tutti i mezzi per scrivere un romanzo coi fiocchi, ma ha preferito giocarsi la chiave dell’originalità vedendosi pubblicare in tutto il mondo (sic!) il suo improbabile pastiche perché, carissimi, lui è James Franco e non ha bisogno né di presentazioni né di un intreccio ragionevole che gli faccia da garante. Tzè.

Ma cosa possiamo farci e, soprattutto, cosa può farci lui: dopotutto, non è colpa sua.

Il nome in copertina è un nome di richiamo, il successo è presto fatto. Con ciò non si vuole sminuire, sia mai, la credibilità, l’esperienza, il background artistico e quella sfacciataggine che fa innamorare le spettatrici (e gli spettatori) in sala e le frequentatrici (e i frequentatori) di Starbucks newyorkesi dove spesso l’Attore si prende una pausa. James non è decisamente uno sprovveduto. James lavora per il cinema, il teatro, recita, dirige, scrive poesie, dipinge, ha due lauree. Trasuda arte e non ci si spiega dove trovi tutto quel tempo prezioso.

Ha la spavalderia che ci vuole per essere il nuovo James Dean, probabilmente con qualche film trascurabile in più a gravargli sulle spalle e sulla reputazione ma, d’altra parte, come afferma l’Attore stesso in una delle sue hollywoodiane elucubrazioni:

“Come si fa a essere bravi? Come si fa a essere bravi sempre? […] Se Dean non fosse morto, probabilmente avrebbe fatto anche qualche brutto film”.

Il mondo del cinema non gli rende giustizia? Ecco che l’Attore si presta all’editoria straparlando di cose che conosce benissimo e con un linguaggio più che personale.

Cos’altro aspettarsi: Franco ha già messo in scena Ginsberg, McCarthy, Faulkner, Steinbeck, ha limonato in mondovisione con l’amicone Seth Rogen, si scopre ridicolmente annoiato su Instagram e presenta mostre (decisamente poco apprezzate) da Peres Project a Berlino omaggiando, ancora una volta, la dea Hollywood in un continuo citazionismo che stenta a rinnovarsi.

Adesso capisco il secondo biglietto accartocciato scritto con la grafia dell’Attore che ho trovato nell’appartamento. Diceva:

“Sono un cretino”.

Ne “Il Manifesto degli Attori Anonimi”, di cui si fa generosamente portavoce, Franco si trova nella stanza degli specchi di un Luna Park luminescente e prettamente femminile chiamato Hollywood: ciò che la sua persona riflette è un caleidoscopio vorticoso di maschere. Si sa, scrittori e attori sono i migliori bugiardi: l’accoppiata dà vita a un continuo autoinganno (e probabile autofiction) in cui il lettore è lieto di inciampare. Realtà e ultrafinzione.

James Franco, Rebel Exhibition

Franco scrive come gli pare attingendo dal materiale (vero/immaginato) che gli pare: racconti, riflessioni, poesie, lettere, rimasugli di post-it strappati dalla delusione, dal rammarico e dalla stanchezza, strizzate d’occhio ai colleghi vivi o morti e note fantasma.

Episodi sconnessi, sporchi, l’Attore sfonda, l’Attore si arrende e quando si arrende, ha comunque sempre qualcuno in camera da letto.

Stanislavskij si scontra con i talenti naturali e la morte del padre fa rima con la morte di River Phoenix.

L’Attore-autore è se stesso per un capitolo e poi diventa un altro, ma forse cambia solo nome, trasformandosi nella sua più fervida ammiratrice o in un aspirante e vendicativo Romeo. L’Attore stravolge persino Shakespeare scambiando le maschere sulla scena, nel bel mezzo della rappresentazione. Nell’unico luogo in cui le maschere resistono.

“Sono il migliore dei professionisti, ti do tutti i sentimenti che vuoi, tutti gli accenti che vuoi, tutti i cambi di acconciature e guardaroba che vuoi, e dico tutte le battute che mi metti davanti. Ma non chiedermi di andare fiero del mio lavoro”.

Non so dove voglia arrivare ma sicuramente si sta divertendo, e tu ti diverti con lui. La risata è sempre contagiosa, è un riflesso incondizionato.

Tutti gli aneddoti meritano uno sguardo.

 

James, hai gli anni di Cristo.

Ti senti vicino a Cristo?

Ti senti vicino a quello che era?

Egocentrico del cazzo,

Sei lontano chilometri.

 

[…]

 

Tu il tuo tempo lo passi altrove, James.

Sei sempre da tutte le parti, James.

Ero un fiume che scorreva dritto

E puro, tu sei come un re

Che comanda una cosa,

E poi comanda la cosa opposta.

 

Touché.

 

Il Manifesto degli Attori Anonimi, traduzione di Tiziana Lo Porto

 

titolo | Il Manifesto degli Attori Anonimi
autore | James Franco
editore | Bompiani
anno | 2015

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