The xx | Intro

“You should know upfront, this is not a love story”.

The Echo-Friendly | Same Mistakes

Bianca piange di nuovo, ormai è diventata una costante nella sua vita. Piange perché si è dimenticata di comprare il latte e se ne accorge solo quando apre il frigo il sabato mattina; piange se l’autobus parte e lei cerca di rincorrerlo ma all’autista francamente non frega niente; piange in macchina, così, alle due di notte, perché parte Chakra e Vasco Brondi le dice ché senza di me adesso sì che riesci a stare, e lei si accorge che è vero, dopo anni, ci riesce perfettamente (e per fortuna). Maledetta strizzacervelli, pensa, mi hai stappata, non riesco a smettere. Marco non è ancora arrivato, non sa se arriverà, d’altronde (che espressione di merda, “d’altronde”) non si sono dati appuntamento, e lei lì in mezzo alla gente aspetta di vederlo sbucare, ma per cosa? Un cazzo di niente, due baci sulla guancia, un saluto, due parole, poi due occhiate in lontananza per vedere se l’altro c’è, se non se n’è andato.

Sono giorni che aspetta di vederlo arrivare, che dice cazzo domani ci parlo, domani glielo dico che non è giusto, che basta una parola, anche un no, no cazzo non ti voglio vedere, però poi non mi scrivere non mi cercare non mi guardare con quella faccia ché mi fai incazzare. Si sente pazza, isterica, se una sua amica le avesse raccontato una cosa del genere lei l’avrebbe presa per il culo a morte, le avrebbe dato dell’ingenua, dell’illusa, “Non ti vuole più vedere, finiscila”. Questo le avrebbe detto. Perché certe cose le vedi sempre da fuori, da spettatore recepisci quello che le persone coinvolte no recepiscono, no? La birra in mano si è scaldata: altro giro, altra corsa. Fa finta di divertirsi e fa divertire, non vuole che nessuno faccia domande scomode leggendole in faccia la tristezza, la voglia di andare a casa; e allora come al solito mette la maschera da giullare e butta il cappello per terra, a raccogliere le risate degli altri. Merda quanta voglia di andarmene, io che ci faccio qua?

The Strokes | Heart In a Cage

Merda quanta voglia di andarmene, io che ci faccio qua? Stesso pensiero, spalle diverse. Ma non ne ha idea. Marco butta la sigaretta e pensa che vorrebbe tornare a casa, ha un “fanculo” scritto a caratteri cubitali sulla fronte ma gli amici di sempre pur leggendolo fanno fatica ad assimilarne il concetto, a farsi andare bene questa sua voglia di andar via, di sentirsi strano, e con un bicchiere in più lo convincono a rimanere. “Cazzo, divertiti ogni tanto”. La fate facile, voi. Ha sempre avuto un problema con la gente che ride sempre, non capisce come facciano ad essere sempre così divertiti da tutto, sempre stupidamente felici. Che cazzo ridete? Mentre ne accende un’altra, sente una risata, fortissima. Sempre lei, rumorosa come poche sanno essere, al limite del fastidio. Merda, è lei.

Interpol | The Heinrich Maneuver

Si vedono, ma non si guardano. Fare finta di non vedersi è l’ancora di salvezza post-adolescenziale che ti aiuta a non far vedere quanto cazzo tu sia vigliacco in situazioni non semplici. “Oh, ti ha vista”, “Non mi interessa, non ci vado, e poi potrebbe venire anche lui da me per una volta”. Eh, gioia, non vuole, non ci vuole mica un master in fisica quantistica per capirlo. Svegliati Bianca, è stata una stronzata a questo punto, probabilmente non sarebbe dovuta nemmeno cominciare, non basta? Un po’ di dignità, e che cazzo.

“Oh, è lei eh, è là” “Lo so, ma secondo me non mi ha visto, vado a prendermi da bere”. Mi convinco che tu non mi abbia visto, che tu sia troppo presa dai tuoi amici, dalla gente che ti ferma, e tu parli parli parli… Me lo sono sempre chiesto, ma possibile che tu conosca tutti? E poi parli, e tutti ridono. Sei simpatica a tutti. Mica come me, mi guardano tutti come se fossi un coglione, come se fossi uno stronzo. Io ti vorrei parlare, davvero, vorrei venirti vicino, ma non ci riesco, circondata come sei da tutta quella gente. Come te lo dico che non ci ho capito un cazzo, che non sono sicuro, che forse sarebbe stato meglio non iniziarla, questa cosa? Qualcuno crederebbe ad uno che francamente ha un po’ di paura? Tu ci crederesti? Io sparisco, non lo so. O magari ti chiamo: sì dai ti chiamo. No, non mi va non lo farò mai, lasciamo stare. È meglio così, fidati. Tutta questa fila per una birra spillata male, davvero?!

Arctic Monkeys | Reckless Serenade

Bianca fuma, ormai ha capito che continuerà a stare lì, con gli altri. Minaccia sempre di voler tornare a casa ma non lo fa mai per davvero, come se non volesse perdersi qualcosa, come se fosse convinta che le cose belle possano sempre accadere, e chi va a casa se le perde. Marco ormai non si vede, meglio così. Si perde tra la gente diretta verso l’ingresso del locale, si guarda i piedi con il terrore che qualcuno in preda al delirio della folla possa rovesciare uno di quei cocktail zuccherosi di merda sui suoi anfibi. Poi alza lo sguardo per un secondo, e tanto basta.

“Oh”
“Ciao”

Merda.

 

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