Give Me 5 (Flying Solo Edition) | vol. 142

Give Me 5 (Flying Solo Edition) | vol. 142

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Per questo ennesimo lunedì lungo il quale strisciare, 5 canzoni di artisti che hanno saputo costruirsi una carriera solista fuori da quella campana di vetro che sono le band di successo.
Litigi, gelosie e invidie, battaglie legali, contratti faraonici, diritti d’autore, i famosissimi dissidi artistici (trad. non mi facevano più comandare la nave e il pallone è mio e si gioca come dico io): la musica si fa House of Cards e a beneficiarne -insieme ai tabloid- sono comunque le nostre orecchie beate.


1. Peter Gabriel – Big Time
https://www.youtube.com/watch?v=PBAl9cchQac
Lasciati i Genesis (Phil Collins non riuscì a risparmiare dal pop nemmeno la più importante band prog del pianeta, ma questo è un altro discorso) Peter Gabriel è stato tutto, fino a diventare quella sorta di santone-panzone che è oggi.

Peter Gabriel oggi

Big Time viene da So (1986), pubblicato in pieno delirio synth eighties ma elevato a capolavoro da un songwriting che non lo scalfisci nemmeno se sei Gianluca Grignani al Capodanno di Bari.
Fatemela ballare mentre mi lavo i denti usando lo spazzolino come microfono.

2. Freddie Mercury – In My Defence
https://www.youtube.com/watch?v=44eEOAEC5z8
Ora, miei 20 lettori, fate attenzione.
Io sui Queen sono un po’ sensibile, toccatemi tutto ma parlate male di Brian May e finiremo per perderci di vista.
La carriera solista di Freddie è solo la dimostrazione del fatto che i Queen sono il risultato non algebrico della commistione di 4 artisti incredibili. Da soli, senza dover sgomitare per far accettare le proprie idee, non erano minimamente in grado di arrivare così bene all’anima del pubblico.
Ho scelto In My Defence un po’ perchè tanto sono sicuro che non la conoscete, un po’ perchè è proprio una bella canzone d’amore, un po’ perchè la voce qui è comunque da brividi.
Onore a lui, ma principalmente onore ai Queen.

3. Damon Albarn – Everyday Robots
https://www.youtube.com/watch?v=rjbiUj-FD-o
Damon Albarn è un genio. Punto.
Fondatore dei Blur, poi capobranco di quel progettino da niente che sono i Gorillaz, poi ancora solista talmente eclettico da essere frainteso da troppi contemporanei.
Everyday Robots (2014) è stata definita come i Radiohead che suonano Jay-Z. Vi basta?

4. Sting – If I Ever Lose My Faith In You
https://www.youtube.com/watch?v=7km4EHgkQiw
A me Sting piace ma non incanta, me lo ascolto volentieri ma non vado oltre due o tre canzoni quando faccio il dj per i miei compagni di traversate automobilistiche.
Però il ragazzo è l’emblema della carriera solista che lentamente fagocita e adombra la band d’origine, chè se è vero che i Police sono una band cult e d’impatto, è altrettanto vero che lo Sting solista ha saputo spaziare molto di più (Shaggy potevamo pure risparmiarcelo) prima di diventare uno che ti fa pagare 262 euro per fargli da mezzadro nella sua villa in Toscana.
Il mio preferito è quello dei primi anni ‘90, in pieno grunge, con la migrazione agricola già iniziata ma alleviata da un residuo New York City che ci piace tanto.

5. Noel Gallagher – Fort Knox
https://www.youtube.com/watch?v=nAEz6tn-O4A
Come potevo non includere Noel in questa lista? Avrei potuto, a patto di considerare già gli Oasis come suo progetto solista visto che di fatto faceva tutto lui tranne cantare male dal vivo (Liam non sei niente, questo è un dissing bello e buono, sei capace solo di disegnare parka overpriced).

Gli Oasis al completo

E invece eccolo qui. Al terzo disco solista, Noel ha smesso i panni del cantautore e indossato l’abito da mattacchione avanguardista. Fort Knox ne è la riprova, 5 minuti di delirio iperprodotto e un ossessivo “You gotta get yourself together” che non ti si stacca mai più di dosso.

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Menzione d’onore: Thom Yorke
https://www.youtube.com/watch?v=BTZl9KMjbrU
Thom Yorke non può essere al di sopra dei Radiohead, ma la sfida è incredibilmente impari. Non me la sentivo di escluderlo, in fin dei conti la sua produzione solista è milioni di miliardi di anni luce meglio della maggior parte della musica degli ultimi 20 anni.
La canzone in questione è solo l’ultima perla, in ordine cronologico. Dulcis in fundo, dicono.

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