Eccetera

Ci siamo.

È il primo lunedì lavorativo dell’anno, per qualcuno è anche il primo giorno di lavoro dell’anno in assoluto; hai sonno, la sveglia non suonava a quell’ora terribile da un po’, ogni fibra del tuo corpo era – più o meno – rilassata (o comunque più serena ieri, diciamolo); dopo due settimane di parenti, panettoni, “mangia un po’ che sei sciupata”, “ma quindi il fidanzato?”, “al lavoro come va?”, e tutte le altre domande più fuori luogo di Giovanardi ad un gay pride, ti trovi a dover uscire di casa per andare al lavoro. Del Natale ti sono rimasti il freddo, i due chili canonici che porti sempre con te al rientro dopo le feste, la voglia di vivere di Nicholas Cage in qualsiasi film, la pokerface con i parenti (che ora sfrutterai per il capo), e per i più fortunati, il pacco terrone di mamma. E i buoni propositi.

Già, quelli.

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Fatti di solito inebriati dall’inizio delle ferie, a due giorni dal Natale, in preda alla disperazione mista a gioia con la quale credi ogni cazzo di volta che il nuovo anno sarà migliore di quello passato, perché è bianco, immacolato, e questa volta ce la puoi fare: come quando finivi un quaderno a scuola e appena ne iniziavi un altro lo annusavi (forse solo io, ma non mi scuserò per questo, l’odore della carta è bellissimomeravigliosononcapiteniente), ci scrivevi il tuo nome, e mettevi la pellicola per non fargli fare le orecchie, perché era tutto da cominciare, e questa volta lo avresti trattato bene, lo avresti tenuto in ordine come non mai. Il mio tesssoro.

Invece niente, dopo due settimane era bello che andato. Stropicciato, scarabocchiato, pieno di orecchie e macchie di pennarelli. E non temere, la stessa cosa vale per il tuo 2019 e i tuoi buoni propositi irrealizzabili. Ma sei così, ingenuo ed ottimista come tutti, e li farai anche quest’anno, alternando follie salutiste a pensieri leggermente più concreti: mangerò sano, andrò in palestra, imparerò una nuova lingua, riprenderò il corso di batteria, mi prenderò cura di me stessa, non farò più le cinque di mattina in giro senza fare un cazzo, berrò di meno, ascolterò di meno le persone perché non sono la loro cazzo di psicologa, andrò in terapia, mi incazzerò di meno senza motivo, dirò più “no” quando devo, spegnerò il telefono ogni tanto, non risponderò a tutti per forza, non mi sentirò in colpa per gli altri, sarò un pochino meno empatica, imparerò a chiedere quello che voglio. Eccetera.

Bello, eh? La buona notizia è che se stai leggendo, hai già superato mezza giornata. Resisti, e continua la lista dei buoni propositi.

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