Non puoi scappare da te. La darkwave dei Boy Harsher

Non puoi scappare da te. La darkwave dei Boy Harsher

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Boy Harsher, Come Closer

Ne parlavo l’altra sera con Valeria in un locale di Prenzlauer Berg, dell’impagabile sensazione che dà il mettersi a spulciare fra i vinili di un negozio nella speranza di imbattersi in una scoperta inattesa.

Difficile che capiti davvero la folgorazione, ma il digging è senz’altro una di quelle pratiche che rendono almeno credibile la domanda retorico/esistenziale “l’attesa del piacere non è essa stessa il piacere?”. E l’idea di passare del tempo da solo, chiuso nella mia bolla sonica e senza l’obbligo della comunicazione e della condivisione (bellissime, ma solo dopo), è forse ciò che più di tutto mi ha consentito di costruirmi un immaginario tutto mio.

Ma ci vuole il negozio giusto, questo è certo, e lo Spacehall di Zossener Straße ne ha tutte le caratteristiche.

Atmosfera nebbiosa – letteralmente: il proprietario non smette quasi mai di fumare, mentre sgranocchia noccioline e smozzica qualche parola, se proprio deve – e la sensazione che solo chi lo gestisce sappia quale sia esattamente l’ordine con cui sono sistemati i pezzi a scaffale; illuminazione soffusa (lampadine rotte, diciamo) e spazi aperti e ampi – “pare il garage de Le Iene”, ho scritto subito ad Andrea – che danno l’idea di trovarsi in una sala per eletti di un qualche club, in attesa di una cassa dritta che farà ballare tutta la notte.

Avevo solo mezz’ora di tempo, quando ci sono stato, ma è stata sufficiente per portarmi a casa grandi cose: i doppi Silence Is Sexy degli eroici Einsturzende Neubauten e Tomorrow’s Harvest degli hauntologici Boards Of Canada, per cominciare. Ma la vera fortuna è stata trovarci Careful dei Boy Harsher, uno degli album-di-canzoni migliori del 2019 di cui a Bologna avevo trovato solo i 12”.

Una prima suggestione da cui partire se non li avete mai sentiti nominare? Immaginatevi di scendere la scalinata del locale che Ryan Gosling – bomber con scorpione e martello d’ordinanza – percorre al principio del percorso di vendetta malinconica che comincia verso la metà di Drive; immaginatevi che quella scalinata porti proprio in questo record store dei sogni: nei solchi di questo lavoro troverete la musica perfetta per accompagnarvi.

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Ecco, sì: Nicolas Winding Refn.

Mi sono addormentato più volte durante la prima metà di Too Old To Die Young e, se mai arriverò alla fine, vi darò un parere compiuto – al momento, troppo fumo e veramente troppo poco arrosto, nonostante quell’attitutidine incompromissoria (niente da interpretare: tu, spettatore, puoi solo decidere se rimanere o andartene) mi sia sempre stata simpatica.

E però non si può negare che il regista danese sia un maestro nel costruire un apparato visivo personalissimo ed esteticamente perfetto (tutto neon, sintetizzatori rosa shocking e flavour ottantone), nonché assolutamente avvolgente: magari ti sei scordato tutto dopo qualche ora, ma mentre lo guardi ci sei dentro e non esiste altro. L’associazione con la sua produzione è venuta spontanea sin dalla prima volta in cui ho messo sul piatto i Boy Harsher, duo del Massachusetts attivo da diversi anni e di cui però non avevo avuto notizia prima di questo 2019.

Careful, apprendo da alcune interviste, arriva dopo uno iato prolungato, dovuto a un deterioramento nei rapporti tra Jae Matthews (voce) e Gus Muller (synth, programming e tutto il resto) giunto a un punto di non ritorno durante un festival in Georgia. Lo spazio – fisico, mentale, temporale – è servito alla coppia per riordinare le idee per un ritorno in grande stile: l’album è una collezione di dieci tracce di pura darkwave sintetica e pop, zeppe di anni Ottanta e ganci melodici.

Ma quello che rende speciali i Boy Harsher e ne rende tangibile il valore è la notte che si percepisce in ogni istante, della stessa qualità tentacolare che ci introduce al già citato capolavoro cinematografico di Refn – lì c’erano i Chromatics e Desire, ma non fa differenza. Immaginate di trovarvi a ballare in un locale – facciamo a Berlino, per rimanere in tema – in cui solo ogni tanto piccole luci squarciano il buio di angoli remoti in cui le persone s’incontrano, si avvicinano, si fondono in matasse di carne indistinguibili.

Ecco: quell’esatta atmosfera è Careful.

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Niente di rivoluzionario o complicato, per carità, dai Boy Harsher.

Mettete insieme in un’equazione la soundtrack di Drive, i Nine Inch Nails di Pretty Hate Machine, i Depeche Mode, l’EBM, un feel escapista e un puro, insopprimibile desiderio sessuale di lattice e frustini. Il risultato sarà quello che finirete per ascoltare nei quaranta minuti e rotti di Careful.

Difficile identificare gli highlight di un lavoro così solido, incorniciato da intro e outro ansimanti e distorte, ma certo la prima metà non offre un momento di respiro: parte piano con Face The Fire, aumenta di poco i giri con il battito Eurythmics di Fate, si fa irresistibilmente insistente all’altezza del dissonante singolo LA.

Fino a che la velocità – o meglio, lo speed – non prende definitivamente il sopravvento in Come Closer, invito ultra-esplicito spezzato da colpi di batteria elettronica violentata, urla distorte e sospiri ben poco equivocabili: un pezzo micidiale che meriterebbe un pubblico ben più ampio del culto oscuro cui è destinata.

Si cambia lato – la struttura di Careful dice di un album pensato chiaramente per la fruizione su vinile – ma non cambia la musica: The Look You Gave (Jerry) e Tears sembrano versioni gemelle di buona qualità di pezzi già ascoltati in precedenza. L’asticella torna però ad alzarsi subito con il rumorismo industriale e cinematico di Crush (qualcosa che m’immaginerei facilmente in un adattamento per il grande schermo del Neuromante di William Gibson).

E poi è il turno del gran finale di Lost, che musicalmente esaurisce quel che ha da dire in una minima linea di sintetizzatore che accompagna il consueto canto suadente e filtrato, ma che riassume perfettamente le tematiche dell’album: la fuga, il ricordo, la guida a fari spenti nella notte, l’amore impossibile. Riportando tutto a casa senza tensione, però, come se – dopo tanto immaginare e tanto fuggire e tanto correre – Jae e Gus (che mi piace immaginare come i giovani affamati di vita del Badlands di Terrence Malick) avessero preso coscienza dell’unica verità possibile: per quanto tu possa scappare, non c’è modo che tu possa evitare di fare i conti con te.

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Artista | Boy Harsher
Titolo | Careful
Etichetta | Nude Club
Durata | 43’

 

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