Turbolenza | L’essenzialità della vita in giro per il mondo

Turbolenza | L’essenzialità della vita in giro per il mondo

David Szalay, Turbolenza
Foto di Fuzz da Pixabay

La pandemia ci ha tolto la consapevolezza del tempo; eppure, la stanchezza emotiva delle volte sembra voler prendersi una tregua. È qui che entra in gioco l’immaginazione; non quella che rinnova la percezione della realtà, ma quella che varca i confini, disegna i volti, rompe gli schemi.

Con questa premessa, forse, nasce Turbolenza (Adelphi, 2018), il romanzo dello scrittore canadese David Szalay. La foto in copertina – Vista delle nuvole attraverso il finestrino di un aereo (Terminal 4 dell’aeroporto Barajas di Madrid, 2007) di Peter Marlow – racchiude in sé la fatica dell’essenzialità, spesso dimenticata, a volte ridimensionata o peggio data per scontata.

“Voglio che le storie che scrivo siano completamente integrate nel mondo contemporaneo con un linguaggio contemporaneo, e allo stesso modo voglio che sembrino storie che parlano di persone contemporanee, perché solo in questo modo provocheranno un responso emotivo profondo, nel pubblico” (David Szalay)

È un libro piccolo, Turbolenza: dodici storie che prima squarciano il cielo e poi restano ferme sul posto, con i piedi ben saldi a terra. Ogni capitolo ha come titolo il codice aeroportuale IATA: LGW – MAD, MAD – DSS, DSS – GRU; le vicende del protagonista del primo viaggio sono collegate al personaggio principale del secondo, e così via. Un consistente agglomerato di umanità che sorseggia un Bloody Mary di linea, pilota un Lufthansa Cargo 8262, inizia la giornata a Londra e la finisce a Dakar, fa sesso in una camera di albergo a San Paolo.
Tutto apparentemente procede allo stesso modo; sembra persino di sentirli, il rumore delle rotelle delle valigie, l’eco dei passi dei passeggeri, l’annuncio per le operazioni di imbarco dell’assistente di volo. Ma è solo una cornice, un pretesto. È sulla socialità tra gli individui che sentiamo pulsare una tensione problematica fatta di gesti, di tradizioni, di vita reale.

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C’è la sensazione che pagina dopo pagina si sgretoli quel comune senso di dubbi o di paure che tanto ci appartiene: in una storia, siamo tra gli eleganti bifamiliari e gli spogli alberelli di Notting Hill, una donna trascorre più di un mese nell’appartamento del figlio, a cui è stato diagnosticato un cancro alla prostata; in un’altra, un pilota di linea assiste un ragazzo, riverso sull’asfalto caldo di Dakar; e ancora, un dottore gioca a golf col fratello, durante il loro appuntamento annuale, in un Resort a Ho Chi Minh, Vietnam. Le mete dei racconti si intersecano, si sostituiscono improvvisamente le une alle altre, si dirigono verso la stessa direzione senza dare l’illusione di sentirsi emotivamente spaesati. Perché le strade, gli odori, le urla, i clacson, sono infatti parte di un unico fenomeno storico e culturale: la contemporaneità.

Con una scrittura fredda e semplice, Szalay non cerca di far esplorare al lettore l’esperienza; piuttosto, gli trasmette una sorta di empatia indecifrata, nascosta, affinché questi brevi incontri diventino sempre più chiari. Il tema della quotidianità, non a caso, permette non solo di ricostruire lo spaccato di un’epoca o gli stili di vita, ma di far luce sui sentimenti di chi ci siede accanto. E però un pensiero più profondo viene: che attraverso un breve momento di esistenza, l’autore ha voluto mettere in evidenza il meglio e il peggio di noi, e di come le turbolenze dell’aria possano riflettersi sulle turbolenze dei nostri giorni.

Potremmo definirlo un anello spirituale quello che lega il mondo aeroportuale a quello terrestre; se il primo alimenta la fantasia, il secondo ci invita a dover fare i conti con il senso dell’incompiuto. Tuttavia, è proprio questo nesso, questa contraddizione a rendere emblematici ed interessanti i legami affettivi. Perché questo libricino, questo valzer di nomi che fluttuano incerti da un terminal all’altro, non sono altro che una sorprendente metafora dell’animo umano.

È quasi malinconica la provvisorietà di questi voli, la solitudine che aleggia inquietante in ogni avvenimento. In questo momento difficile, forse, vale la pena leggere Turbolenza per ricordarci che sopra le nostre teste e sotto i nostri piedi c’è un essenziale che spesso ignoriamo.

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Titolo | Turbolenza
Autore | David Szalay
Casa editrice | Adelphi
Anno | 2018

Luigi Affabile

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