Straight outta the Hood

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Fare denuncia politica è un lavoraccio, ed è sempre stato tale. In passato la difficoltà consisteva (oltre naturalmente al rischio di essere esiliato, scomunicato, ghigliottinato, ecc) nel raggiungere efficacemente le masse popolari, spesso e volentieri analfabete e talmente povere da non avere la forza per prendere una posizione diversa dalla sopravvivenza. Nei nostri tempi moderni, invece, la difficoltà è data, assurdamente, dall’eccessiva informazione. O meglio, l’informazione non è mai di per se eccessiva, ma la quantità di dati, notizie (molto spesso false od inaccurate), foto, reportage, video, e via dicendo, è talmente enorme, e distribuita nell’arco di tutta la nostra giornata, che l’attenzione e l’empatia di una persona normale si esaurisce in pochi minuti: quanti dei “mi piace” che distribuiamo nelle ore che regaliamo a Facebook ci ricordiamo, a fine giornata? Quali sono le notizie che rielaboriamo durante la notte? Quasi nulla di importante.

Per questo motivo film come Straight outta Compton e Boyz n the Hood (da cui il mio tremendo titolo) sono degni di meritatissima attenzione, anche da parte di chi come la sottoscritta non è un grande esperto di rap e hip hop. La denuncia sociale e politica di questi film è potente come quella arrabbiata delle canzoni di N.W.A. cui Straight outta Compton rende omaggio senza veli né belletto.

 La storia di N.W.A. (Niggas with attitudes) è bella nella sua iniziale semplicità: quattro ragazzetti di Los Angeles amanti della musica e con molte cose da dire compongono un gruppo, e trovano un finanziatore e futuro frontman nel piccolo spacciatore di quartiere Eric “Eazy E”. Una storia così non ha nulla di originale o speciale, se non che tra i ragazzetti troviamo le leggende viventi Dr Dre (interpretato da Corey Hawkins) e Ice Cube (interpretato dal figlio), e che il quartiere è Compton, ghetto di colore della città, dove le sparatorie, la droga, la prostituzione, l’alcolismo, gli abusi da parte della polizia, e la galera fanno parte della realtà quotidiana di questi ragazzi. E loro ne hanno abbastanza. Il primo singolo di N.W.A. è un successo senza precedenti, e l’attenzione sui ragazzi cresce esponenzialmente, portando con sé successo e denaro ma anche scomodi sguardi.

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Un giorno, dopo l’ennesima violenza gratuita da parte di due poliziotti durante una semplice pausa sigaretta fuori dallo studio di registrazione -e finita “bene” solo grazie al manager (bianco) della band- la rabbia e la frustrazione accumulate in tutta una giovane vita, il singolo “Fuck tha police” viene inciso, e le ostilità sono ufficialmente aperte. L’FBI si mobilita per controllare la band, e intima di non suonare più “F** tha police” (e appena gli agenti si allontano, N.W.A. all’unisono esclama “è FUCK the police!”) e la sera stessa a Detroit la canzone viene interrotta da un raid della polizia, che causa proteste ed una insurrezione piuttosto violenta anche per quegli anni, e la band viene arrestata. Da questo momento in poi la lotta politica e la protesta per il diritto di opinione diventeranno uno dei temi centrali del gruppo, che sarà la voce di una intera generazione.

Naturalmente questi ragazzi sono sì delle eccezioni, ma rimangono pur sempre ancorati agli stereotipi suggeriti dalla società in cui vivono: il successo si traduce in ville stratosferiche, feste sfrenate all’insegna di droga e sesso senza freni di alcun tipo, e il denaro chiama sempre altro denaro. Le varie tensioni all’interno del gruppo allontanerà alcuni membri per diverso tempo, come è noto, e i giochi di potere sono all’ordine del giorno. La violenza, le armi, la corruzione, rovineranno la giovinezza di questi ragazzi di successo, e distrussero centinaia, migliaia di anonime vite; ma la redenzione è sempre a portata di mano, basta aprire gli occhi.

Ice Cube stesso recitò in Boyz n the Hood nei primissimi anni ’90, e il film ebbe ed ha tutt’ora un raggio di influenza ancora maggiore della musica. Prendendo il titolo da una canzone di N.W.A. scritta (come molte altre) da Ice Cube, il film racconta le giovani vite di un gruppo di bambini e poi ragazzi in una Los Anglese chiusa e razzista; partendo dalla storia di Tre, cresciuto nei primi anni dalla madre e poi dal padre, Boyz n the Hood esplora senza retorica o finta compassione la realtà di quegli anni.

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Tre (Cuba Gooding Jr) è un ragazzo dolce e buono, educato dal padre con disciplina e amore, che crede nell’onestà e nella giustizia, nonostante la violenza, la paura, e l’abbandono imperanti attorno a lui. Diversamente dalla giovinezza di Tre, quella del suo amico Ricky (Morris Chestnut) e suo fratello (Ice Cube) è più dura, con una mamma single e giovanissima, e la tentazione della sicurezza di una gang è assai allettante, in particolare come alternativa ad una vita insulsa.

Splendidi interpreti e colonna sonora, bella e tristissima storia, Boyz n the Hood è un film onesto, potente, disturbante, e memorabile. I suoi protagonisti sono indimenticabili nella loro giovinezza e purezza, in alcuni casi così precocemente intaccata, e il film ha senza dubbio giocato un ruolo fondamentale nel cambiamento.

Ciò che accomuna questi due film (ambientazione e colonna sonora ovviamente a parte) è la testimonianza di come un obbiettivo, una passione, e la determinazione ad inseguirli, possano salvare -anche in senso metaforico- vite apparentemente condannate, predestinate. D’altra parte entrambi ci mostrano (e c’è sempre bisogno di ricordarlo) quanto la famiglia intesa come ambiente in cui si cresce, come modello, e come educazione, sia determinante: sia Dr Dre che il giovane Tre hanno delle mamme lavoratrici, che hanno sudato sette camicie per poter dare ai loro figli una vita più agiata della loro, ed una educazione. D’altro canto Ricky, seppur amato dalla madre, non ha avuto una vita agiata, e sarà un professore a cambiare il corso della sua vita, mentre il fratello più gangsta è già condannato dalle sue scelte poco libere (sorpreso ad otto anni -otto!- a rubacchiare con un amichetto, viene arrestato e sbattuto in galera per lunghissimi anni).

Come Straight outta Compton, anche Boyz n the Hood è quasi un documentario, che non giudica apertamente, non condanna, rimane leggermente distaccato per concedere allo spettatore lo spazio per formare un’opinione personale. Ma la denuncia politica è chiarissima, ed anche noi che abbiamo avuto la fortuna di non crescere in un ghetto, di non aver mai avuto una pistola puntata in faccia, di non essere stati schiaffati in prigione da bambini, abbiamo il dovere morale di comprendere ed accettare altre realtà, di fare nostre le battaglie altrui, e di avere il coraggio per, ogni tanto, fare attivamente qualcosa.

 

 

Film: Boyz n the Hood

Regia: John Singleton

Anno: 1991

 

Film: Straight outta Compton

Regia: F. Gary Gray

Anno: 2015

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