La nouvelle vague della poesia italiana

La nouvelle vague della poesia italiana

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La poesia italiana è tutt'altro che morta

Poesia di Huang Shen (1687–1768), maestro cinese nelle tre arti della poesia, della calligrafia e della pittura.

Ho letto un articolo di tale Davide Brullo intitolato “Poesia italiana, mettete da parte le scemenze di Guido Catalano e leggete questi altri quattro” (all’inizio mi sono un po’ risentita per come ha trattato Catalano, poi ho scorso i titoli degli altri articoli di questo autore e mi sono accorta che la vita doveva essergli già abbastanza amara).

Ben celati dietro una terrificante esegesi dell’ontologia della poesia, si trovano i nomi di quattro poeti italiani per ora abbastanza sconosciuti che paiono – bravo Brullo – davvero interessanti.

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E quindi mi chiedo, che bisogno c’era di screditare il buon Guidone per gettare merito su questi 4 della nouvelle vagueMi permetterete di citare Lodo Guenzi:

quindi piantiamola con questa stronzata che il percorso artistico degli altri deve avere la forma del recinto che hai tu in testa. che se uno fa iutub non può fare cinema, se fa musica non può fare libri, se fa graffiti non può fare spettacoli. anche perchè i linguaggi non sono fatti solo per essere rispettati, ma anche per essere cambiati, altrimenti muoiono. e di solito chi li cambia è uno che viene da un altro mondo.[…]
se uno riempie i cinema, i club, i palasport, le mostre, non lo fa a discapito del suo coetaneo, anzi sta aprendo uno spazio di crescita per tutti. lo fa a discapito di un sistema che non ci parla più, di prodotti di quarantanni di “le cose si fanno così” che non va più a vedere nessuno, per cantare assieme o ascoltare e guardare da seduti che sia.
ritroviamo il gusto di uccidere il padre, non il fratello

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Ciò detto, grazie Brullo per i suggerimenti, per il minimo di dibattito che riesce a generare e perchè chi riesce ad uscire nonostante tutto vincitore da tutta questa caciara sono questi 4 “nuovi” poeti, primo tra tutti Riccardo Ielmini, che merita d’ora in poi la nostra attenzione e devozione.

Ex-voto, di Riccardo Ielmini

Succedono ancora improvvise guarigioni,
fulgidi flash in tempi di disfacimento,
e noi, sfiorati da flebili apparizioni,

toccati sul margine del trasalimento,
percossi dal miracolo su un filo teso,
noi crediamo al ritorno dell’incantamento,

e crediamo al tempo di noi che non si è arreso,
all’elettrico blu delle ortensie in fioritura,
e inspiegabilmente crediamo al cero acceso

sul davanzale, in una notte di calura,
al cero che ci sceglieremo per l’Eliso
(o qualsiasi cosa sia là fuori, avventura

o corale contemplazione di un sorriso)
lo terremo alto, lo porteremo oltre il vuoto
perché rischiari fra altri visi il nostro viso:

noi lo crediamo, vinti da furore ignoto,
mentre notizie di improvvise guarigioni
ingrossano la sfilza oscena degli ex-voto.

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